Atene e Sparta, la guerra inevitabile fra due regimi politici oligarchici. Il libro con il «Corriere»
Da martedì 10 febbraio in edicola per una settimana con il quotidiano il secondo dei venticinque volumi dello storico. Luciano Canfora narra con disincanto il lungo conflitto del Peloponneso. E allarga il raggio temporale rispetto a quello tradizionale di Tucidide
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Atene e Sparta, la guerra inevitabile fra due regimi politici oligarchici. Il libro con il «Corriere»
di ANTONIO CARIOTIDa martedì 10 febbraio in edicola per una settimana con il quotidiano il secondo dei venticinque volumi dello storico. Luciano Canfora narra con disincanto il lungo conflitto del Peloponneso. E allarga il raggio temporale rispetto a quello tradizionale di Tucidide
Guerrieri dipinti su un’anfora greca a figure nere: Tucidide fissa i termini della guerra del Peloponneso dal 431 al 404 avanti Cristo
«F a sorridere che il venerato fondatore della storiografia “scientifica” sia al tempo stesso considerato un provetto romanziere», scrive Luciano Canfora in una nota del volume La grande guerra del Peloponneso, martedì 10 febbraio in edicola con il «Corriere della Sera». L’intento dell’autore è ironizzare sulla convinzione, che ritiene infondata, per cui il grande autore greco Tucidide sarebbe stato esiliato da Atene per vent’anni durante il conflitto tra la sua città e Sparta. Una tesi ampiamente condivisa, che però non spiega proprio come l’illustre storico antico avrebbe potuto, trovandosi altrove, descrivere nei più minuziosi dettagli gli eventi che si susseguivano ad Atene, riportando tra l’altro per filo e per segno i discorsi degli esponenti politici più in vista, a meno che non fosse stato dotato di un’assai sorprendente inventiva letteraria. Da «provetto romanziere», appunto.
Il filologo e studioso dell’antichità Luciano Canfora (Bari, 1942) In un altro libro incluso nella collana delle opere di Canfora in edicola ogni settimana con il «Corriere della Sera» — Tucidide, la menzogna, la colpa, l’esilio — si spiega in modo ampio, con una notevole ricchezza di riferimenti testuali, come l’esilio dello storico ellenico sia, almeno a parere dell’autore, una leggenda che non regge all’esame dei documenti in nostro possesso. La battuta ironica e il lavoro certosino che ci sta dietro rappresentano due caratteristiche peculiari di Canfora. Da una parte c’è il suo stile di scrittura brillante, venato qualche volta di sarcasmo, che i lettori del «Corriere» hanno spesso modo di apprezzare e che ne fa un polemista dalla penna affilata: un talento che gli deve riconoscere anche chi non ne condivide le opinioni.
Sull’altro versante c’è l’attenzione assidua del filologo (uno dei volumi compresi nella collana del «Corriere» s’intitola Filologia e libertà) ad ogni minimo particolare dei testi da esaminare e commentare, con l’assillo di confrontarsi a fondo con ciò che non quadra e di fornire prove delle sue deduzioni.
La copertina del secondo libro della serie in edicola Poi c’è il realismo disincantato con cui Canfora guarda al mondo classico. Nei suoi libri dimostra come i regimi politici dell’antichità, al di là della retorica e della propaganda di parte, fossero tutti nella sostanza oligarchici. Anche nella tanto celebrata Atene del V secolo avanti Cristo comandavano di fatto i ceti abbienti e persino nei momenti migliori vigeva, per dirla con Tucidide, una «democrazia solo a parole», che riusciva a reggersi soltanto grazie all’autorità preminente esercitata da un leader carismatico come Pericle. Scomparso lui, si venne a creare una situazione che Canfora dipinge in termini impietosi: «Classe politica esigua, demagoghi impreparati ma incisivi, strutture di controllo velleitarie».
Insomma, una città «imperialistica, rissosa, autodistruttiva, inutilmente anzi rovinosamente oltranzista». E perciò destinata a soccombere nello scontro mortale con Sparta, mentre l’Impero persiano ricopriva il ruolo di terzo incomodo, assai influente e anzi alla fine decisivo. Una guerra di cui Canfora allarga il raggio, proponendo una sua estensione dal 447 al 394 avanti Cristo rispetto alla tradizionale più ristretta cronologia che, sulla scorta di Tucidide, ne fissa i termini dal 431 al 404.
Tutto ciò non toglie naturalmente nulla alla grande ammirazione di Canfora per gli autori dell’antichità, in primo luogo appunto Tucidide. Allo storico ateniese, acutissimo analista della politica, riconosce il merito immenso di essere andato a fondo nella diagnosi del conflitto tra Sparta e la sua città, scartando le versioni dei fatti sostenute dalle opposte propagande. Al di là delle cause contingenti, non si trattò di una guerra ingaggiata per espandere la democrazia secondo il modello ateniese o all’opposto per difendere la libertà degli altri Greci dall’invadenza della potenza navale guidata da Pericle. Il fatto è che Atene, dopo le guerre persiane, aveva esteso troppo la propria influenza, a un punto tale da minacciare con il suo impero marittimo l’egemonia di Sparta sul mondo ellenico. E a quel punto lo scontro armato divenne inevitabile.
Va aggiunto però che le riserve di Canfora circa la retorica che esalta l’Atene classica come un faro di libertà non gli impediscono certo di apprezzare alcuni aspetti del regime vigente nella città dell’Attica. Per esempio sottolinea la costante corrosiva polemica del commediografo Aristofane verso l’assetto democratico delle istituzioni. La risata è un’arma politica di straordinaria efficacia, poiché un potere messo alla berlina perde buona parte della sua credibilità.
E malgrado Atene fosse in guerra, nota Canfora, nel teatro comico (diverso è il caso della più cauta tragedia) si manifestava liberamente «l’aperta opposizione di una parte dei creatori di opinione pubblica, e dei loro “portavoce”, contro le scelte del governo».
Uno scontro che rivela una incredibile modernità - Il 17 febbraio esce «Augusto, figlio di Dio»Mentre è ancora in edicola, insieme al «Corriere della Sera» (al prezzo di euro 10,99 oltre al costo del quotidiano) il primo volume della serie I libri di Luciano Canfora, dedicato alla figura di Giulio Cesare, da martedì 10 febbraio è disponibile (per una settimana) la seconda uscita: La grande guerra del Peloponneso. La collana, lo ricordiamo, si compone di 25 volumi firmati dal filologo classico, grecista, storico, saggista, volto televisivo, classe 1942, intellettuale fra i più importanti del panorama contemporaneo, oltre che firma del «Corriere». La collana, acquistabile anche in abbinamento a «La Gazzetta dello Sport», raccoglie le opere più importanti di Canfora, bestseller come quello in uscita oggi, La grande guerra del Peloponneso, e come Giulio Cesare. Il dittatore democratico ancora in edicola, o testi che non sono più a catalogo, quali Filologia e libertà e La biblioteca del patriarca. Nel libro sulla guerra del Peloponneso, la ricostruzione di Canfora allarga lo sguardo, va oltre i confini del tempo per arrivare a descrivere una guerra esemplare, che rivela, secondo lo studioso, l’incredibile modernità delle vicende storiche e politiche dell’antichità. Canfora, oltre alle sue pubblicazioni saggistiche — molte delle quali tradotte in Usa, Francia, Germania, Grecia... — ha diretto la rivista Quaderni di Storia (Edizioni Dedalo). Dirige poi le collane La città antica (Sellerio Editore) e Ekdosis (Edizioni di Pagina). Fa parte dei direttivi di pubblicazioni periodiche quali «Historia y critica» (Santiago), «Journal of Classical Tradition» (Boston), «Limes» (Roma). Il 17 febbraio uscirà Augusto figlio di Dio.
9 febbraio 2026 (modifica il 9 febbraio 2026 | 20:38)
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