Le dinamiche di coppia secondo Caterina Guzzanti: «Oggi c'è molta solitudine, ognuno resta chiuso nel proprio orgoglio»
Corriere della Sera - Cultura

Le dinamiche di coppia secondo Caterina Guzzanti: «Oggi c'è molta solitudine, ognuno resta chiuso nel proprio orgoglio»

Lunedì 9 febbraio 2026
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L'attrice è a teatro con Secondo lei: «Parto da una situazione molto concreta: due persone che si amano ma non riescono più a fare l’amore, senza sapere esattamente perché»

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Le dinamiche di coppia secondo Caterina Guzzanti: «Oggi c'è molta solitudine, ognuno resta chiuso nel proprio orgoglio»

di Sara Santolini

L'attrice è a teatro con Secondo lei: «Parto da una situazione molto concreta: due persone che si amano ma non riescono più a fare l’amore, senza sapere esattamente perché»

Caterina Guzzanti regista e interprete di «Secondo lei» con il partner di scena Federico Vigorito

Relazioni e incomunicabilità a teatro. Caterina Guzzanti arriva in Trentino e debutta come autrice e regista con Secondo lei, in scena mercoledì al Teatro di Pergine (ore 20.30), co-produzione del Teatro Stabile di Bolzano.
Una pièce che mette a fuoco le dinamiche di coppia, il desiderio, il peso dei condizionamenti culturali, l’incapacità di comunicare. Sul palco con Guzzanti c’è Federico Vigorito.

Guzzanti, dove nasce l’urgenza di un testo come «Secondo lei»?
«Nasce dal fatto che sono una donna e dal desiderio di raccontare una storia di coppia da un punto di vista femminile. Ho deciso di farlo attraverso una situazione molto concreta: due persone che si amano, ma non riescono più a fare l’amore, senza sapere esattamente perché».

Quanto conta l’incomunicabilità nel mettere in crisi una relazione di coppia?
«È la base di molti problemi: con i silenzi costruiamo muri invisibili che finiscono per isolarci. La coppia viene ancora vissuta come rifugio e salvezza, soprattutto da alcune donne perché tradizionalmente e culturalmente sono spinte a immaginare il rapporto di coppia come centro della loro vita, ma quando il canale della comunicazione si chiude tutto diventa logorante, arido e senza senso».

Esiste un «secondo lui»?
«In realtà il cuore dello spettacolo è proprio questo: perché non si arriva a un «secondo noi»? C’è molta solitudine nella coppia contemporanea: ognuno resta chiuso nella propria percezione, nel proprio orgoglio, convinto di proteggersi, ma così facendo esclude l’altra persona anche dalla propria sofferenza».

A che punto è l’impegno per l’uguaglianza di genere nel mondo dello spettacolo?
«Siamo ancora indietro. Non tanto sul piano della bravura o della notorietà, quanto su quello delle opportunità e delle retribuzioni: le donne guadagnano meno dei colleghi uomini, anche nello spettacolo. Nel teatro i direttori sono quasi tutti uomini, cosa di cui non mi ero resa conto prima, non avendo lavorato spesso a teatro. E questo forse incide. Raccontare certe fragilità maschili, in questo contesto, è stato forse un gesto incosciente, ma necessario».

La pièce «Secondo lei» utilizza la lente dell’umorismo, ma lascia anche ferite aperte. Che tipo di reazioni vede dal pubblico?
«Si ride tantissimo, ma amaramente. Lo spettacolo ha diversi livelli di lettura: c’è chi lo vive come una commedia divertente e chi ne esce colpito, messo in discussione. Non do soluzioni, non è quello il mio compito, ma accendo una luce su una situazione diffusa. Mi andava di esplorare il mondo del desiderio femminile nel nostro cammino, che a volte ci sembra un’autostrada da fare di corsa, ma che non ci porta da nessuna parte, anzi forse all’indietro nella nostra società».

Guardando all’attualità, ha la sensazione che sul tema di diritti e parità stiamo tornando indietro?
«Sì. C’è un clima di violenza, di prevaricazione, di paura costante. Io sono sbalordita dalla direzione che ha preso il mondo, che non è più quello in cui io ho avuto la fortuna di nascere. Sono ottant’anni che non ci sono guerre e quindi siamo tutte e tutti un po’ esterrefatti e esterrefatte dalla facilità della violenza e della prevaricazione che stiamo vedendo. Questo entra nelle case, nelle relazioni, nel modo in cui cresciamo i figli. E oggi io che ho un bambino, sono terrorizzata dal mandare in giro mio figlio da solo. Anche lui si accorgerà un giorno di quanto la vita sia anche crudele e ingiusta, ma mi domando: come faccio a dirgli che non è al sicuro camminare per strada e allo stesso tempo spingerlo a essere indipendente e avere fiducia nel prossimo?».

Soluzioni?
«Il mio unico messaggio, se ne ho uno, è cercare di non indurirsi, di non diventare cinici, anche quando siamo spaventati e tutto diventa difficile. Soprattutto non lasciamoci incattivire nell’animo da quello che ci circonda, perché penso che è esattamente quello che succede alle persone che diventano violente».

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