«Noi docenti, lasciateci in pace e fateci lavorare»
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La scuola è recentemente tornata sotto i riflettori. E come al solito per i motivi sbagliati. Prima l’aggressione a una prof in diretta social da parte di uno studente tredicenne. Poi le dichiarazioni sul tetto di studenti stranieri per classe. Infine la pessima idea di chiamare tutte le scuole «liceo», come se bastasse un maquillage a cambiare la realtà della scuola. La scuola è diventata luogo di sperimentazioni pedagogiche sempre più astruse, come se «nuovo» fosse sinonimo di «migliore». Il valore educativo dell’istruzione è stato svalutato, riducendo lo spazio delle lezioni a favore di «educazioni» di ogni tipo per assegnare alla scuola i compiti che famiglia e società non svolgono più. I docenti sono stati depotenziati e umiliati, vedendosi mettere in discussione la propria professionalità da chi, spesso, non ha la minima idea di cosa significhi entrare oggi in una classe. E ora ci si straccia le vesti perché il sistema mostra seri problemi. E più si cerca di correre ai ripari, più si peggiora la situazione. Si vuole compiere un atto rivoluzionario? Si abbia il coraggio di operare «per sottrazione»: si elimini tutto ciò che di inutile è stato inserito nel tempo e si lascino lavorare i docenti in pace, mettendoli nelle condizioni di farlo. Cambiare i nomi non risolve i problemi: serve solo a mascherarli.Marco Radaelli
28 settembre 2026
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