Il Papa americano e l’Europa
Mentre Trump critica il Vecchio Continente oggi Leone XIV a Metz ricorderà Schuman, uno dei primi a credere nell’Unione
Il Papa americano e l’Europa
Mario Monti | 27 settembre 2026Mentre Trump critica il Vecchio Continente oggi Leone XIV a Metz ricorderà Schuman, uno dei primi a credere nell’Unione
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Oggi a Metz, città della Lorena oggetto nei secoli di ripetuti scontri tra Francia e Germania, papa Leone XIV rende omaggio alla memoria di Robert Schuman. Il 9 maggio 1950, in un’Europa ancora devastata dalle rovine e dagli odi della Seconda guerra mondiale, lo statista francese lanciò alla radio una proposta concreta e al tempo stesso inaudita.
Francia e Germania, i nemici di sempre, mettano in comune le loro industrie del carbone e dell’acciaio. Le loro produzioni di strumenti di guerra, così come quelle degli altri Paesi che avessero aderito, sarebbero state sottoposte a un controllo comune, in una Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Nessun nazionalista o sovranista, come li conosciamo oggi, sarebbe stato d’accordo. Ma nessuno gli avrebbe dato ascolto: erano stati proprio i nazionalismi contrapposti a scatenare la guerra.
Con l’impegno morale e politico di altri padri fondatori, in particolare Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi, cattolici come lui, l’idea di Schuman divenne realtà in meno di un anno, con il Trattato di Parigi del 18 aprile 1951. Da quel tronco sarebbero poi nate la Comunità economica europea e successivamente l’Unione europea.
Il presidente Trump ama ripetere che l’integrazione europea è nata per «fregare» gli Stati Uniti. La combatte per questo motivo immaginario (gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto, anche nel loro interesse, l’integrazione europea), ma anche per motivi che invece, bisogna dargliene atto, sono reali.
La Ue si batte per lo stato di diritto, per l’economia sociale di mercato, per il multilateralismo, contro il cambiamento climatico: tutte battaglie condotte in armonia con gli Stati Uniti per decenni, ma non con la presidenza Trump. L’attuale presidente, infatti, ha invertito la rotta di 180 gradi.
Al suo seguito, la stanno invertendo da qualche tempo alcuni governi di Stati membri della Ue e vari partiti nazionalisti e sovranisti. Esplicitamente o no, hanno accolto l’appello di Trump, del vicepresidente Vance e del movimento Maga a impugnare tutti gli strumenti possibili per smantellare l’integrazione europea. Per combinazione, o per cooperazione tra leadership autocratiche, sono impulsi che vanno nella stessa direzione auspicata e promossa dal Cremlino.
Tra i gridi di battaglia che giungono a noi europei da Washington e da Mosca, affinché prendiamo le armi, almeno politiche, contro Bruxelles, ce n’è uno assordante e, a mio parere, ributtante: quello che fa leva sulla fede, sulla religione.
Suona all’incirca così: «Cittadini dei Paesi europei, molti di voi siete cristiani. Ma non vi accorgete che l’Ue sta abbandonando tutti i valori cristiani, non è più pronta a farli valere? Fate come noi Maga, noi lo facciamo contro le nostre università, contro le autorità che pretendono di essere “indipendenti”, contro parti dell’amministrazione e del potere giudiziario che vorrebbero rallentare la nostra marcia per il ripristino di valori antichi. Basta parità di genere. Basta tutela dei più deboli. Basta fantasie sul cambiamento climatico. Basta diversivi come le critiche ai conflitti di interesse o contro la corruzione. L’economia, per proiettarsi nel futuro e tenere a bada la Cina, deve abbandonare gli scrupoli del passato, deve togliersi di testa una disciplina dell’intelligenza artificiale, peggio ancora se concordata internazionalmente. Fate anche voi nuove crociate: contro l’unificazione europea che distrugge Dio e la religione. Ripristinate un’identità cristiana a tutto tondo. E, se non vi piace la parola “suprematismo”, trovatene una equivalente».
Papa Leone XIV è statunitense. Non ha, come il suo predecessore Francesco, una cultura in qualche modo ostile al capitalismo (non solo ai suoi deprecabili eccessi, ma al capitalismo in sé). Ma il suo magistero, come l’abbiamo visto fin qui, sembra non avere proprio nulla in comune con l’impostazione — che pure si dichiara religiosa e cristiana — del radicalismo religioso diffuso negli Stati Uniti e nel movimento Maga.
I suoi interventi anche recenti (si veda quello all’Unesco di tre giorni fa) prospettano un’etica e una visione civile abbastanza vicina a quella di chi in Europa lavora non contro l’integrazione europea, ma anzi per il diffondersi nel mondo del Dna dell’Europa (nato da Schuman), il multilateralismo.
Quel che il Papa dirà oggi a Metz costituirà un riferimento importante, ritengo, per orientare quanti sono impegnati nella politica e hanno una loro fede e religione. Quando il presidente Trump ha insultato il Papa, tutta la politica italiana (e non solo) è scattata con indignazione, giustificata.
Ma prestiamo attenzione a quel che il Pontefice va dicendo, e forse dirà oggi a Metz, in merito a concetti che spesso in Italia sono sbandierati superficialmente da nazionalisti e sovranisti: Dio, patria, famiglia. Lasciamo stare la famiglia (non mi è chiaro perché tanti politici sbandierino la parola «famiglia», anziché stendere delicatamente un velo sulla loro).
Ma su Dio e patria, gli insegnamenti di papa Leone XIV sono abbastanza chiari e lo stanno diventando sempre di più. Anche i nazionalisti e sovranisti dovrebbero badare almeno un po’ alla coerenza. Forse, quando correttamente difendono il Papa dagli attacchi di Trump, potrebbero aggiungere che però, nella sostanza, è a Trump e a Putin che loro sono vicini, non al Papa.
© RIPRODUZIONE
27 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Mario MontiIl Papa americano e l’Europa
Domenica 27 settembre 2026 di Paolo Di StefanoTutto è iconico: un aggettivo passepartout
Domenica 27 settembre 2026 di Anna CorradoServono regole per l’AI «nascosta»
Domenica 27 settembre 2026 di Giusi FasanoLa violenza in Rete e l’urgenza di agire
Domenica 27 settembre 2026 di Beppe SevergniniLa tattica dello spavento
Domenica 27 settembre 2026 di Ferruccio De BortoliAI e armi: i mercati e la paura
Sabato 26 settembre 2026 LEGGI TUTTIGli approfondimenti e gli editoriali sui principali temi di attualità, politica, economia e costume curati dalle firme più prestigiose del Corriere della Sera. Scopri opinioni e commenti sui fatti del giorno.
Le Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti