L’amore è anche vivere in case diverse. Ma non bisogna sentirsi abbandonati
Corriere della Sera - Cultura

L’amore è anche vivere in case diverse. Ma non bisogna sentirsi abbandonati

Domenica 27 settembre 2026
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La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di CasaMia58 e 23Parenti

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L’amore è anche vivere in case diverse. Ma non bisogna sentirsi abbandonati

di Candida Morvillo

La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di CasaMia58 e 23Parenti

Cara Candida, ho 58 anni, sono divorziato da nove e da quasi tre sto con una donna di 55 che amo. Anche lei ha alle spalle un matrimonio finito, due figli grandi e una vita ricostruita con fatica. Stiamo benissimo insieme. Viaggiamo, usciamo, abbiamo amici comuni, passiamo quasi tutti i fine settimana insieme. Quando uno dei due ha un problema, l’altro c’è. Da qualche mese, le propongo di andare a vivere insieme. Non per risparmiare né perché penso che a questa età una coppia debba necessariamente sposarsi. Semplicemente, mi piacerebbe svegliarmi con lei anche il martedì, trovarla a casa quando torno la sera, avere una quotidianità nostra. Lei non vuole. Mi ha detto: «Ti amo, ma amo anche tornare a casa mia». Dopo il divorzio, dice, ha scoperto quanto le piace vivere sola. Vuole il suo letto, i suoi silenzi, mangiare una mozzarella alle dieci di sera senza dover parlare con nessuno. Mi assicura che non desidera altri uomini e che non immagina il suo futuro senza di me. Solo, non lo immagina necessariamente nello stesso appartamento. Io mi sento stupido perché, a 58 anni, sono finito a fare la parte di quello che chiede «dove sta andando questa relazione». A volte, penso che dovrei considerarmi fortunato: abbiamo il bello di una coppia senza molte delle seccature della convivenza. Altre, mi sembra che lei abbia costruito un recinto precisissimo oltre il quale non vuole farmi entrare. Si può voler passare la vita con qualcuno senza volerci passare tutti i giorni ?
CasaMia58

Caro CasaMia58, sì. Il problema è che voi due date un significato diverso alla stessa parola: intimità. Per te significa condividere anche il martedì sera, il dentifricio finito e la mozzarella delle dieci. Per lei, forse, significa potersi scegliere senza essere obbligati dalla stessa chiave di casa. A vent’anni, spesso immaginiamo l’amore come una progressiva abolizione delle distanze: prima il cassetto, poi le chiavi, poi la casa. A 55, dopo matrimoni, figli e separazioni, qualcuno può avere imparato che una certa distanza non impoverisce l’amore, ma lo protegge. Questo non significa che tu debba fartela bastare. La domanda non è se il suo modello sia giusto o sbagliato, ma se dentro quel modello tu riesca a essere felice. Prima però distinguerei una porta chiusa da una casa separata: lei ti tiene fuori dalla propria vita oppure ti tiene dentro lasciandoti un altro indirizzo? Se è la seconda, non sei necessariamente davanti a una donna che ha paura di impegnarsi. Potresti essere davanti a una donna che, dopo aver imparato a stare da sola, non vuole più smettere. L’amore adulto qualche volta consiste anche nel capire quanta vicinanza serve a ciascuno per non sentirsi né abbandonato né invaso.

Silenziare le chat di famiglia

Cara Candida, ho 31 anni e da otto mesi sto con un ragazzo meraviglioso. A luglio, sua madre mi ha aggiunta alla chat WhatsApp della famiglia. Ho pensato che fosse un gesto tenero: finalmente mi consideravano una di loro. La chat si chiama «Noi» più emoticon con cuoricino e conta ventitré partecipanti. Da allora, la mia vita è cambiata. Alle 7.12 arriva il buongiorno di sua zia con le rose animate. Seguono il meteo di suo padre, le fotografie del nipotino, gli esami del sangue della nonna, i menu della domenica e almeno cinque persone che rispondono «grazie altrettanto» a qualunque augurio. Se qualcuno compie gli anni, devo scorrere cinquanta messaggi prima di riuscire a trovare il coraggio di scrivere anch’io «auguri». Il mio fidanzato ha silenziato la chat nel 2021. Io non posso. Sua madre vede se non rispondo. Una volta sono rimasta assente per ventiquattr’ore e, a cena, mi ha chiesto: «Tutto bene? Ti abbiamo sentita poco». Candida, amo questo, ma non abbastanza da ricevere ogni mattina il caffè di sua zia Pina con scritto «buongiornissimo». Posso uscire dal gruppo senza uscire dalla famiglia ?
23Parenti
 
Cara 23Parenti, no. Da «Noi + cuoricino» non si esce: si fugge all’estero sotto falsa identità. Però esiste una soluzione meno drastica. Impara dal tuo fidanzato, che evidentemente conosce bene le persone con cui è cresciuto: silenzia tutto e sviluppa una presenza istituzionale. Un cuore ogni tanto, gli auguri ai compleanni, entusiasmo moderato davanti alle lasagne della domenica. Non frustrarti se non riesci a essere una componente attiva della famiglia digitale. Le grandi famiglie sono belle proprio perché mettono insieme persone con vite ed età diverse: un giorno, tu sarai la zia Pina della situazione che manda rose e baci al mattino, oppure la giovane mamma che posta la foto del primo dentino. Oggi, sei una giovane donna impegnata col lavoro, che interviene quando può e soprattutto quando c’è qualcosa di importante. Anche genitori, nonne e zii sono stati giovani e sanno come funziona. E se sua madre ti chiede perché non ti sei palesata in chat, prova a leggere la domanda non come un rimprovero, ma come un’attenzione a te, alla tua vita, alla tua giornata. Risponderle serenamente spiegando che non hai avuto un attimo è anche un modo per costruire con lei una relazione meno superficiale. Nelle grandi famiglie italiane, farsi sentire poco non è necessariamente una défaillance: a volte è proprio il segno che a quella famiglia appartieni già e gli altri sanno che ci sei, anche se non rispondi a ogni buongiornissimo.

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27 settembre 2026 ( modifica il 27 settembre 2026 | 08:12)

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