La tattica dello spavento
Gli studenti coinvolti dalla nuove regole sul tetto del 30 per cento degli stranieri potrebbero essere meno di 300. Perché allora tutta questa urgenza? Perché porta voti
La tattica dello spavento
Beppe Severgnini | 26 settembre 2026Gli studenti coinvolti dalla nuove regole sul tetto del 30 per cento degli stranieri potrebbero essere meno di 300. Perché allora tutta questa urgenza? Perché porta voti
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Tetto del 30% per gli stranieri: secondo lo studio del Politecnico di Milano, gli studenti coinvolti potrebbero essere meno di 300. Questo il sommario dell’analisi del Corriere, firmata da Gianna Fregonara e Orsola Riva, che aggiungono: «Anche nella relazione tecnica, il governo continua a non fornire i dati sulle reali dimensioni del fenomeno».
Sorpresi? No. Bastava ragionare. La nuova norma non riguarda infatti le seconde generazioni, cioè i bambini e i ragazzi nati in Italia, la stragrande maggioranza. Non riguarda le classi già formate, ma solo le prime. Non riguarda i nuovi arrivati che conoscono l’italiano. Cito le colleghe: «In sostanza dovranno essere riorganizzate soltanto quelle classi prime (elementari, medie e superiori) nelle quali si trova almeno un terzo di studenti stranieri che sono arrivati nel nostro Paese negli ultimi due o tre anni. Una casistica piuttosto rara».
Perché allora tutta questa urgenza, quest’improvvisa passione governativa per la questione? Risposta facile: Giorgia Meloni prova a scavare trincee per rallentare l’avanzata di Roberto Vannacci. Ma se il decreto-scuola riguarda poche centinaia di alunni!, direte voi. Be’, questo lo sa chi s’informa. E non tutti s’informano.
Notate bene: la nostra premier avrebbe potuto dire, legittimamente, d’aver rispettato i conti pubblici; d’aver fatto registrare una piccola crescita economica; d’aver tenuto testa a Trump e tenuto lontano Putin, che pure ha amici nel governo; d’aver operato con lealtà nell’Unione Europea. Ma queste cose non portano voti. Parlano alla testa, non alla pancia. Ed è con la pancia che oggi si vincono le elezioni.
Le proposte di Vannacci sono di questo tenore. Prese una a una, appaiono surreali quanto il suo taglio di capelli: ma agitano, provocano, turbano. Il leader di Futuro Nazionale ha capito il trucco di Brexit, di Trump, dell’ultradestra tedesca: spaventare l’elettore, convincerlo di non aver nulla da perdere, spingerlo alla scommessa estremista.
Ecco, in poche parole, il dramma delle democrazie. I voti, ormai, non si conquistano con i fatti, ma con lo spavento, l’allarme, l’esagerazione. Ecco il motivo di un decreto-scuola che non serve, invece di una politica sui salari che servirebbe moltissimo.
26 settembre 2026
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