Sordi, Fantozzi, Zalone: le tre maschere italiane
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Sordi, Fantozzi, Zalone: le tre maschere italiane
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Caro Aldo,
ho letto un’intervista di Gennaro Nunziante, il regista dei film di Checco Zalone: lui e Checco stanno preparando un film sul classismo degli intellettuali. Io non vedo l’ora di vederlo. E lei?
Marco Ferrari, Milano
Caro Marco,
anch’io: mai perso un film di Checco Zalone. Del resto, nel dopoguerra il cinema ha creato tre grandi maschere dell’italiano medio (e già questo ci dice che siamo un popolo autoironico, quindi intelligente, capace di ridere di se stesso). La prima è Alberto Sordi: tenero, cialtrone, allo stesso tempo cinico e sentimentale, è stato medico, vigile, sindacalista, militare, giornalista, tassinaro: ci ha raccontati tutti. La seconda è Fantozzi: l’impiegato anni 70, garantito ma avvilito, servile, vigliacco ma capace di slanci. La terza è Checco Zalone. Luca Medici (il suo vero nome) è un genio, e Gennaro Nunziante è senz’altro una persona di talento. La differenza con Fantozzi è che Fantozzi perde sempre; Checco Zalone vince sempre. Contro gli intellettuali, però, sarebbe una vittoria troppo facile.
Intanto, dopo la scomparsa di Umberto Eco e Gianni Vattimo, non vedo grandi intellettuali in giro, a parte le eccezioni che confermano la regola, come Claudio Magris. E poi gli intellettuali non sono mai stati così screditati, poco ascoltati, scherniti. «In questo Paese studiare non serve a un c.» dice Checco Zalone in «Che bella giornata»: è quello che pensano un po’ tutti. Semmai c’è in giro un po’ di residuale intellettualismo: sono andato a vedere un film splendido, «Ritorno a Buenos Aires» di Marco Bechis, con uno straordinario Adriano Giannini; prima hanno dato i trailers di altri quattro o cinque film italiani in uscita, erano tutti uguali, tutte commedie tra amici girate in romanesco.
Lo schema élite contro popolo non funziona più. Anche perché le élites italiane non esistono, in Italia anche i ricchi pensano, parlano, sentono come i poveri, la forbice tra ricchezza e cultura è enorme, abbiamo consumi culturali da Terzo Mondo, anche perché molte persone colte o almeno curiose — ad esempio studenti e insegnanti — non hanno un euro.
Oggi la vera alternativa è tra popolare e plebeista (termine che ho sentito da Vincenzo De Luca, uno che il popolo lo conosce e infatti vince tutte le elezioni, cosa che a sinistra è considerata un peccato mortale). Il popolare è meraviglioso; il plebeismo meno. Il plebeismo è la caricatura del popolare. Il popolare ama il popolo; il plebeismo lo usa e quindi lo disprezza. «Popolare» sono Modugno, i cantautori, e molti artisti, cantanti, attori di oggi, del Nord e del Sud, ad esempio Checco Zalone. L’augurio è che resti popolare e non diventi plebeista.
26 settembre 2026
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