CortoLovere, Paolo Virzì presidente di giuria: «Non trovo sia logico alzare recinzioni che separano il cinema comico dal drammatico. Quando il mio "Ovosodo" a Venezia suscitò scandalo»
Il festival diretto da Gianni Canova chiude questa sera, 26 settembre. Il regista: «Il lago? Nelle acque calme di Martignano, ho insegnato ai miei figli a nuotare»
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CortoLovere, Paolo Virzì presidente di giuria: «Non trovo sia logico alzare recinzioni che separano il cinema comico dal drammatico. Quando il mio "Ovosodo" a Venezia suscitò scandalo»
di Federico FumagalliIl festival diretto da Gianni Canova chiude questa sera, 26 settembre. Il regista: «Il lago? Nelle acque calme di Martignano, ho insegnato ai miei figli a nuotare»
Paolo Virzì, regista
Dalle ferie d’agosto al napoleonico esilio all’isola d’Elba, il cinema di Paolo Virzì trascorre lunghi periodi al mare. Al grande autore toscano sono bastati invece cinque secondi di lago per raggiungere l’apice emozionale del suo ultimo film, fra i più intensi e toccanti dello scorso anno. «Abbiamo girato la scena cruciale di “Cinque secondi” al lago di Martignano, vicino Roma, un posto che adoro. In quelle acque, sempre calme, ho insegnato ai miei figli a nuotare — spiega il regista —. Il lago d’Iseo invece, non lo conosco». Ha modo di recuperare. Presidente di giuria di CortoLovere, Virzì stasera 26 settembre (Teatro Crystal, alle 21) è chiamato a premiare il miglior cortometraggio in concorso, nell’atto finale del festival diretto da Gianni Canova e giunto alla 28esima edizione.
Virzì, qual è il suo rapporto con il formato breve?
«Da spettatore, i cortometraggi non sono stati così frequenti nella mia formazione giovanile. Capitava di vedere film brevi, ma più spesso erano quelli raccolti nei lungometraggi a episodi. A volte erano firmati da grandissimi, penso a Federico Fellini o a Mario Monicelli. Ricordo però, anni dopo, di avere visto un corto intitolato “Silhouette”. Era firmato da un ragazzo promettente. Si chiamava Matteo Garrone».
Promessa mantenuta. Anche lei ha diretto cortometraggi, all’inizio della sua carriera?
«Ne ricordo uno, dilettantesco, che ho girato da ragazzo a Livorno. Con i miei studenti del Centro sperimentale di Cinematografia, come esercitazione ne abbiamo fatti parecchi. I cortometraggi finalisti al festival CortoLovere, che mi appresto a giudicare, mi sono sembrati davvero interessanti».
A proposito di festival. Pur avendoli tanto frequentati (da Venezia a Cannes, dal newyorkese Tribeca a Toronto), difficilmente le viene attribuito lo status di autore festivaliero. Ne è dispiaciuto?
«Capita da sempre a chi, come me, viene definito un autore di commedia. Non trovo sia logico alzare recinzioni, che separano il cinema comico dal drammatico. Ci siamo nutriti con il cinema di Charlie Chaplin che ci fa ridere e, allo stesso tempo, conserva un’anima tragica. Vale anche per certi maestri del neorealismo. Certo, mica mi voglio paragonare a loro. I miei film sono quello che sono e lo stesso vale per i festival».
Troppo ingeneroso con se stesso. Alla Mostra del Cinema di Venezia, quasi trent’anni fa vinse il Leone d’argento. Il film era «Ovosodo», una commedia, diventato un cult generazionale.
«La selezione di “Ovosodo” per il concorso, nell’ambiente suscitò scandalo. Fra i più accaniti detrattori c’era proprio Gianni Canova. Negli anni, credo ci abbia riflettuto (ride, ndr)».
Nessun dubbio, visto il ruolo prestigioso che Canova l’ha chiamata a ricoprire a CortoLovere.
«Gianni è un vecchio genio. Lo ringrazio per l’invito al festival e per avere dedicato un capitolo del suo nuovo libro, “Un popolo di ombre” (sarà presentato dall’autore oggi, alle 16.30, alla libreria Mondadori di Lovere, ndr), a un personaggio del mio “Il capitale umano” (Dino Ossola, l’immobiliarista brianzolo interpretato da Fabrizio Bentivoglio, ndr). Gli ho detto: “Gianni, l’hai raccontato talmente bene che sembra l’abbia scritto io” (ride, ndr)».
Il premio Signora del Lago viene assegnato all’attrice Paola Pitagora (sempre stasera, al Crystal). Lei ricorda Pitagora, più nel ruolo di Lucia nello sceneggiato Rai «I promessi sposi» o più come protagonista dei «Pugni in tasca» di Marco Bellocchio?
«Non ho dubbi. “I pugni in tasca” è un film del cuore. Non ho mai incontrato Paola Pitagora. Sono felicissimo di conoscerla a Corto Lovere».
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26 settembre 2026
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