Le disavventure di una guida al tempo dell’overtourism
Le disavventure di una guida al tempo dell’overtourism
risponde Aldo CazzulloI tuoi preferiti
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Caro Aldo,
sono una guida turistica originaria di Roma e residente a Firenze: io non ho più parole per descrivere lo scempio che nelle mie due città ha compiuto l’overtourism. I nostri centri storici sono abitati solo da «truppe cammellate» come le definiva il compianto Philippe Daverio che, come cavallette assaltano giorno e notte piazze, strade, luoghi che i residenti non abitano più per evitare la spiacevole sensazione di essere «ospiti in casa propria». Il 99,9% di questi turisti viene per scattare foto e alimentare il proprio narcisismo digitale e pubblicare post per dire «io c’ero, io l’ho visto». Questo spiega l’incomprensibile pratica di fotografare, ad esempio, milioni di volte al giorno la Venere di Botticelli che puoi trovare riprodotta, anche in altissima definizione, sul web. Dunque, vietare gli smartphone nei musei, nelle chiese e nei siti museali vuol dire operare una naturale selezione tra chi realmente vuole godere di queste bellezze, e chi le percepisce vagamente solo attraverso «il terzo occhio» della fotocamera. Nella meravigliosa basilica di Santo Spirito, amministrata dal coraggioso padre Pagano, agostiniano come papa Leone XIV (si è battuto per difendere il complesso di Santo Spirito dall’ennesimo tentativo di trasformarlo in una residenza turistica di lusso), le foto e i video sono vietati. Non posso descrivere il piacere di passeggiare in silenzio in quella armoniosissima architettura del Brunelleschi, prendendo solo qualche appunto carta e penna, nel silenzio e tra pochissime persone che come me erano «realmente» interessate a quel luogo. Restituiamo dignità e decoro al patrimonio artistico più grande al mondo.
Francesca Romana Vagnoni
Cara Francesca Romana,
ho letto la sua lettera mentre visitavo alla Galleria Borghese di Roma — un museo del museo, un luogo meraviglioso — la bellissima mostra dedicata alle metamorfosi. Notavo che il pubblico — composto al novanta per cento da stranieri — era educato, consapevole, attento. Poi d’un tratto mi arriva alle spalle una turista cinese che per fotografare appoggia con decisione il telefonino sul vetro che protegge una stupenda opera del Pollaiolo, raffigurante Dafne nel momento in cui si trasforma in alloro. Mi giro e un altro turista, stavolta europeo, mi tossisce praticamente in faccia. Che dire? Molto dipende dall’educazione dei visitatori. L’Italia purtroppo, anche e soprattutto fuori dai musei, allenta i freni inibitori degli stranieri: vedono che ognuno fa come gli pare e allegramente si adeguano. Un giusto compromesso sarebbe consentire nei musei le foto, che sono pur sempre un omaggio alla curiosità e all’arte, e vietare i selfie, che sono un omaggio al proprio ego, al narcisismo di massa (a proposito, in mostra c’è anche un prezioso arazzo di Narciso che si innamora della propria immagine riflessa nell’acqua ma, non potendo possedere se stesso, muore di inedia).
25 settembre 2026
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