Carlo Calabrò: «Le librerie fisiche sono un luogo di confronto, una chiesa laica di democrazia»
Corriere della Sera - Cultura

Carlo Calabrò: «Le librerie fisiche sono un luogo di confronto, una chiesa laica di democrazia»

Venerdì 25 settembre 2026
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Lo scrittore presenta il suo «Cemento e sangue» sabato (26 settembre), alla libreria Ubik di Borgo Santa Caterina

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Carlo Calabrò: «Le librerie fisiche sono un luogo di confronto, una chiesa laica di democrazia»

di Federico Fumagalli

Lo scrittore presenta il suo «Cemento e sangue» sabato (26 settembre), alla libreria Ubik di Borgo Santa Caterina

Carlo Calabrò

C’è del marcio a San Paolo. «Morti ammazzati, la ricerca del colpevole, un investigatore. Nel mio libro, ambientato in Brasile, affronto vicende tipiche del noir», dice Carlo Calabrò. Eppure, sotto le mentite spoglie della (nobilissima) letteratura di genere, il suo «Cemento e sangue» è anche un «romanzo civile. Racconta come le relazioni fra politica, imprenditoria e criminalità, abbiano preso il controllo di San Paolo». Lo scopo — «vogliono fare un sacco di soldi» — è risaputo. Da questa consapevolezza, le quasi 300 pagine edite da Marsilio aggirano la morale e si immergono in un intelligente disincanto. Sabato (26 settembre), alla libreria Ubik di Borgo Santa Caterina (alle 17.30), Calabrò presenta «Cemento e sangue» in dialogo con Luca Lombardo, professore UniBg.

Calabrò, è reduce dal festival Pordenonelegge. Bergamo è l’ennesima tappa del tour italiano di presentazione di «Cemento e sangue» nelle librerie. Quanto è importante per uno scrittore il contatto diretto con il pubblico?

«Una tournée non è importante, in termini di vendita immediata di copie. Lo è moltissimo invece, come momento di incontro con i librai e i lettori. Lo scrittore scrive nel vuoto, da solo, su un quaderno o su uno schermo. E non ascolta. Le presentazioni rappresentano il momento in cui l’autore impara e capisce di più, grazie al confronto con chi lo legge. Le librerie fisiche sono un luogo di confronto, una chiesa laica di democrazia. Utilizzo questa espressione, senza avere paura delle parole».


«Cemento e sangue» è ambientato in Brasile, un Paese che lei conosce bene.


«Sono stato 11 anni a San Paolo. Molto di quella mia esperienza, si ritrova in ciò che ho scritto. “Cemento e sangue” è la storia di una metropoli, da oltre venti milioni di abitanti. Certo, se sulla copertina di un noir campeggia la parola “sangue”, è inevitabile pensare a gente assassinata. Ma nel termine “sangue” ci sta pure la vita. Come quella di chi abita nei palazzoni di cemento della grande città. Per quale motivo ho scelto un’ambientazione esotica, per il libro? Ovvio, perché in Italia situazioni del genere sarebbero impensabili. Non crede? (ride, ndr)».


Nelle prossime settimane il Brasile voterà per le presidenziali. Lei oggi abita a New York. A novembre gli Usa saranno chiamati alle urne per le Midterm. Che idea si è fatto, di entrambi i fronti elettorali?


«Il presidente brasiliano Lula, con tutti i suoi limiti, riguardo la foresta amazzonica credo sia meno devastante rispetto allo sfidante Flavio Bolsonaro, che in Amazzonia andrebbe con il lanciafiamme. I risultati che Donald Trump otterrà dalle Midterm, probabilmente, non saranno in linea con ciò che lui desidera. A quel punto, se chi sta oggi alla Casa Bianca dovesse sostenere la lesione del tessuto democratico, possibilità non da accantonare, allora le dinamiche di tutto il pianeta potrebbero mutare».


Con due figli piccoli a New York si vive bene?


«Non posso negare sia una città difficile. Ma New York offre talmente tanto, in termini di stimoli e di ambiente, che mi sentirei male a dovere togliere i miei figli da quel contesto. Nelle loro classi, ci saranno una trentina di passaporti diversi. Meloni non me ne voglia».


«Cemento e sangue» prende le mosse dal precedente «Meccanica di un addio» (Marsilio), il suo romanzo d’esordio.


«Vero. Ma nutro una certa antipatia per la serializzazione obbligatoria. Altrimenti, il rischio è la trasformazione in una specie di “Don Matteo”. Sto dalla parte delle narrazioni ambientate in una realtà condivisa, piuttosto che la serie classica di romanzi da riprendere in ordine cronologico. Il bello è che uno possa leggere ciò che vuole, quando gli pare».

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