Il Teatro Regio e la tournée a sorpresa in Oman. Mathieu Jouvin: «In Asia l’opera vince»
Corriere della Sera - Cultura

Il Teatro Regio e la tournée a sorpresa in Oman. Mathieu Jouvin: «In Asia l’opera vince»

Venerdì 25 settembre 2026
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Il sovrintendente del Teatro: «Qui da noi siamo consapevoli del valore dell'opera italiana, ma ogni tanto ci sono problemi di finanziamento e c’è chi mette in discussione l’esistenza stessa della nostra arte»

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Il Teatro Regio e la tournée a sorpresa in Oman. Mathieu Jouvin: «In Asia l’opera vince»

di Luca Castelli

Il sovrintendente del Teatro: «Qui da noi siamo consapevoli del valore dell'opera italiana, ma ogni tanto ci sono problemi di finanziamento e c’è chi mette in discussione l’esistenza stessa della nostra arte»

Mathieu Jouvin (foto di Andrea Macchia)

Un Rigoletto a ciel sereno. Anzi, due. Meno di un mese prima di inaugurare la nuova stagione con l’ambizioso festival Verismo, il Teatro Regio annuncia una tournée a sorpresa in Oman, alla Royal Opera House di Muscat. Protagonista sarà l’orchestra, che già oggi (25 settembre) volerà in Medio Oriente dove sarà impegnata in due recite dell’opera di Verdi nell’ultimo allestimento di Franco Zeffirelli (giovedì 1° e sabato 3 ottobre, diretta dal torinese Evelino Pidò) e in un gala lirico con il mezzosoprano lettone Elīna Garanča (venerdì 4). La tournée coinvolgerà 87 professori d’orchestra e 5 componenti dello staff, accompagnati dal sovrintendente Mathieu Jouvin e dal direttore artistico Cristiano Sandri. «Il progetto nasce dal rapporto che abbiamo con l’Opera di Muscat, dove il Regio si era già esibito nel 2017 con Aida», racconta Jouvin. «Sono venuti a trovarci, hanno scoperto un teatro ben funzionante e visto che per il loro 15° anniversario avevano la possibilità di rifare il Rigoletto di Zeffirelli e stavano cercando l’orchestra e il coro, si sono rivolti a noi. Purtroppo non siamo riusciti a liberare il coro, che è troppo impegnato nelle prove di Verismo».

L’annuncio in tempo reale, quasi sull’aereo, è legato alla particolarità della location? L’Oman si trova in un’area caldissima del pianeta, tra Iran, Arabia Saudita e Yemen.
«Muscat è un po’ più in basso e l’ambasciatore italiano ci ha detto che la situazione è sicura. Personalmente, sono contento di andarvi con questo progetto perché per me l’arte e la cultura sono quanto di meglio abbia mai fatto l’umanità. Inoltre mi fa piacere notare l’importanza che danno in Oman all’opera italiana».

Più che in Italia?
«Qui da noi siamo consapevoli del suo valore, ma ogni tanto ci sono problemi di finanziamento e c’è chi mette in discussione l’esistenza stessa della nostra arte. Laggiù si sente un gran desiderio di ascoltare e valorizzare l’opera ed è bello che il nostro teatro sia ambasciatore non solo di Torino ma anche dell’Italia. Anche se poi dipende sempre dal contesto tecnico: a Bangkok per l’International Festival of Dance and Music del 2027 stiamo ragionando sulla Bohème di Puccini, ma se il nostro allestimento non sarà compatibile con il teatro, in alternativa c’è la Carmen di Bizet».

Dunque si può già dire che dopo Lione nel 2025 e Muscat nel 2026, il prossimo anno sarà la volta di Bangkok?
«Non è ancora ufficiale, siamo in trattativa, ci stiamo provando».

L’Asia ormai è la destinazione privilegiata per le trasferte intercontinentali? L’unica che ne possa sostenere i costi?
«Dopo la crisi degli scorsi anni, è un continente che si sta riprendendo e sta manifestando sia interesse che disponibilità economiche. Lo abbiamo visto anche con la recente Tosca con regia di Stefano Poda, una co-produzione con l’Abay Kazakh National Opera che andrà in scena in Kazakhstan il 30 ottobre».

Intanto a Torino c’è il «Verismo» che bussa alle porte, con la doppietta «Cavalleria Rusticana»/«Pagliacci» che aprirà la stagione del Regio il 15 ottobre.
«Anche nei prossimi giorni si continuerà a lavorare e una parte di me è un po’ frustrata di partire e non poter seguire le prove a teatro. Ma è un altro bel segnale per il Regio: dimostra che siamo capaci di andare in tournée anche nel mezzo di ben quattro nuove produzioni. All’inizio del mio mandato da sovrintendente la situazione era molto diversa ed è un risultato che abbiamo raggiunto grazie al lavoro di tutti i dipendenti».

Il suo mandato scade ad aprile. Lei sarebbe disponibile per un bis?
«Non è nelle mie mani e non ne parlo tanto, anche per scaramanzia. Però sì, naturalmente sarei molto lieto. Mi sono innamorato del teatro, della città, dell’intero Paese. Oggi (ieri 24 settembre, ndr) a teatro ho avuto l’onore di salutare il presidente Mattarella all’evento di Terra Madre ed è stato emozionante. Non mi era mai capitato in Francia, il primo presidente della Repubblica che ho incontrato è italiano».

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