La guerra ibrida di Putin. L’Italia è pronta?
Corriere della Sera - Cultura

La guerra ibrida di Putin. L’Italia è pronta?

Giovedì 24 settembre 2026
3 visualizzazioni

La crescente pressione di Mosca sull’Europa, gli allarmi dei governi e le sfide già in atto nelle zone grigie.

Chi guadagna di più e chi non paga le tasse in Italia: il confronto tra lavoratori dipendenti, professionisti e partite Iva

La guerra ibrida di Putin. L’Italia è pronta?

Paolo Valentino | 24 settembre 2026

La crescente pressione di Mosca sull’Europa, gli allarmi dei governi e le sfide già in atto nelle zone grigie.

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Ieri il ministro della Difesa Guido Crosetto ha tenuto a smentire il quotidiano spagnolo El Mundo, che citando fonti vicine al governo della Lituania, ipotizzava possibili attacchi di navi e droni russi a Italia, Spagna e Francia: «Un allarme che non serve a nessuno e non trova conferma», ha scritto Crosetto in un post su X. Eppure, gli allerta che vengono da Vilnius non sono voci nel deserto. Proprio ieri, in quello che è forse l’avvertimento più esplicito lanciato da una capitale europea, i servizi della Danimarca hanno messo in guardia dal «rischio crescente» che Mosca lanci un attacco limitato, possibilmente senza bandiera cioè usando «omini verdi» come in Crimea, contro uno dei Paesi europei confinanti e allo stesso tempo intensifichi azioni ibride sul territorio dell’Ue, «inclusi attacchi cibernetici mirati a distruggere funzioni vitali e sabotaggi con alto numero di vittime».
«La Russia — ha spiegato il ministro della Difesa danese Jeppe Bruus — è sotto pressione, sta fallendo i suoi obiettivi e quindi cerca di mettere nel mirino chi sostiene l’Ucraina».

Il ministro Crosetto è persona onorevole e dice anche «che non bisogna gettare benzina sul fuoco». Eppure, appena una settimana fa, due leader europei hanno allertato le rispettive popolazioni sullo stato di una minaccia russa che si fa ogni giorno più concreta. Il primo è stato il premier polacco Donald Tusk, che rivolgendosi alla Dieta nella data simbolica del 17 settembre, anniversario dell’invasione sovietica della Polonia, ha invitato i deputati a prepararsi a «prove difficili».
Non si tratta tanto di «un’invasione», secondo Tusk, quanto di una «minaccia che annuncia qualcosa di grave» e di fronte alla quale «dobbiamo farci trovare pronti»: essenzialmente, attacchi «accidentali di droni» che sarebbe difficile attribuire a Mosca, come quelli già prodottisi in Moldavia, Romania e nella stessa Polonia. «L’obiettivo della Russia — così il premier — è indebolire la volontà dei Paesi Nato e provare l’inutilità dell’articolo 5 del Patto atlantico», quello che prevede la difesa collettiva in caso di attacco a uno dei membri.

Certo, qualche sospetto di eccessivo allarmismo può essere comprensibile, quando a dire queste cose è il primo ministro di un Paese vicino alla Russia (da cui è stato invaso e cancellato più volte) e in prima linea nella guerra in Ucraina. Ma se l’allarme viene da Parigi, è un’altra storia.
«La natura della minaccia russa cambia», ha detto Emmanuel Macron il 18 settembre ai capi di tutti i partiti politici, convocati d’urgenza all’Eliseo per informarli in modo approfondito sullo stato della sicurezza in Francia. I sabotaggi, che prima prendevano di mira piuttosto target pubblici o militari, sembrano ora puntare obiettivi civili causando vittime: «Nessuno è al sicuro», ha detto il presidente francese. Due giorni prima, Macron aveva presieduto una riunione del Consiglio per la Difesa, dedicata alla guerra ibrida, all’indomani della manomissione coordinata di diverse linee ferroviarie nei Paesi Bassi e cinque giorni dopo lo strano deragliamento di un treno regionale sulla linea Caen-Rouen, in Normandia, provocato da una barra di ferro da 300 chili messa di traverso sui binari, dove sono rimaste ferite 44 persone. Macron non ha esplicitamente attribuito alla Russia questi atti, ma la sua analisi concorda con quella di polacchi, danesi e lituani: «Dietro c’è la volontà di intimidirci e di spezzare lo sforzo a favore dell’Ucraina. Le conseguenze saranno opposte».

Cosa ci dicono queste due prese di posizione? Sono la constatazione di fatto che, fallita la conquista di Kiev (e perfino del Donbass) dopo quattro anni di guerra mortifera e costosa, Vladimir Putin ha messo il piede sull’acceleratore. Da un lato, intensificando la tattica dell’annientamento distruttivo per rendere l’Ucraina invivibile e terrorizzarne la popolazione. Dall’altro, cercando di coinvolgere l’Europa, per destabilizzarla e dissuaderla dal continuare il suo sostegno politico, economico e militare alla causa ucraina, con un massiccio ricorso alla cosiddetta «guerra ibrida». La scoperta questa estate di un drone carico di esplosivo all’aeroporto di Lipsia è stato il segnale di una vera e propria svolta nella qualità della minaccia russa, al punto che anche il governo tedesco, sia pure con quattro settimane di ritardo, è uscito allo scoperto accusando direttamente il Cremlino.

Più in generale, è un fatto che nell’ultimo anno si siano moltiplicate campagne di disinformazione, attacchi di hacker per mettere fuori uso computer di aziende private e agenzie pubbliche, incendi in depositi, bombe contro auto e case di politici, atti di vandalismo. Tutte cose in cui Mosca può sempre disinvoltamente dire di non entrarci nulla, più spesso portate a segno non da spie (che sono sempre meno, dopo le ondate di espulsioni dai Paesi Ue) ma da agenti esterni, spostati, lupi solitari, bassa manovalanza facile da gestire e magari pagata in criptovalute.

Ma gli allarmi di Tusk, Macron, lituani e danesi segnalano anche la disparità nella percezione della minaccia russa e nello stato di preparazione degli europei per contrastarla. Perfino la terminologia «guerra ibrida» consente l’ambiguità dell’interpretazione, che ogni tanto si spinge fino a negare l’evidenza. L’Italia è stata ed è leale nel sostenere Kiev, al netto dei vari Vannacci, Salvini e Conte. Ma siamo così sicuri che la Russia non abbia nulla in serbo per noi? In estate a Colleferro c’è stata un’esplosione in una fabbrica di munizioni, episodio a tutt’oggi misterioso. Di più, secondo diverse intelligence europee citate dal Financial Times, la strategia del caos del Cremlino prevede una nuova fase di attacchi per il 2027, «in coincidenza con le elezioni in Francia, Polonia e Italia». Parigi e Varsavia sembrano aver ricevuto il messaggio. E noi?

24 settembre 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Editoriali e commenti di oggi di Paolo Valentino

La guerra ibrida di Putin. L’Italia è pronta?

Giovedì 24 settembre 2026 di Paolo Di Stefano

Università, è possibile studiare bene senza libri?

Giovedì 24 settembre 2026 di Massimiliano Tarantino

Più libertà, no a un futuro già scritto

Giovedì 24 settembre 2026 di Massimo Gaggi

I «no data center» come cospiratori

Giovedì 24 settembre 2026 di Martina Pennisi

L’AI e la sala degli specchi: cosa imparano le macchine

Giovedì 24 settembre 2026 di Carlo Cottarelli

Deficit, facciamo chiarezza

Giovedì 24 settembre 2026 LEGGI TUTTI

Le Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione

Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.

Iscriviti

Condividi questo articolo