Bergamo, Pooh ancora e sempre, domani e sabato alla ChorusLife Arena. «Con noi, mai dire mai»
Un successo che dura da 60 anni: «Con le città come Bergamo c’è un legame particolare. È bello tornare qui e rivedere nel pubblico qualcuno che già c’era 40 anni fa. E magari è lì con i figli»
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Bergamo, Pooh ancora e sempre, domani e sabato alla ChorusLife Arena. «Con noi, mai dire mai»
di Martina TestoniUn successo che dura da 60 anni: «Con le città come Bergamo c’è un legame particolare. È bello tornare qui e rivedere nel pubblico qualcuno che già c’era 40 anni fa. E magari è lì con i figli»
Sessant’anni di musica e nessuna voglia di fermarsi. I Pooh tornano sul palco con il tour con una scaletta fatta di successi. La tappa bergamasca prevede un doppio appuntamento alla ChorusLife Arena (domani e sabato), per portarsi poi in giro per l’Italia in altre 15 date fino a fine ottobre. Il tour «Pooh 60, La nostra storia» celebra la carriera di una band con 100 milioni di dischi venduti.
Dopo sessant’anni di carriera, cosa vi dà ancora l’emozione di salire su un palco? È cambiato ciò che cercate in un concerto rispetto agli inizi?
«L’emozione è rimasta, ed è forse la cosa più sorprendente. Quando si spengono le luci e sentiamo il pubblico, per un momento tornano anche i ragazzi che eravamo all’inizio. All’inizio cercavamo soprattutto di conquistare il pubblico; oggi cerchiamo di condividere con lui una storia che appartiene a tutti. E quando vediamo cantare insieme persone di tre generazioni diverse, capiamo che quelle canzoni hanno continuato a camminare anche quando noi eravamo fuori dal palco».
La reunion del 2016 a San Siro doveva essere l’ultimo show. Invece, eccovi ancora qui. C’è una ricetta, dopo tanti anni?
«La ricetta, se esiste, probabilmente è non prendersi troppo sul serio. Abbiamo litigato, discusso, avuto opinioni diverse, come succede in tutte le famiglie che stanno insieme per tanto tempo. Ma abbiamo sempre avuto una cosa più grande delle nostre differenze: la musica e la voglia di stare insieme sul palco».
C’è qualcosa della musica di oggi che vi incuriosisce? E, al contrario, c’è qualcosa della musica delle vostre origini che oggi vi manca?
«Oggi ci sono possibilità tecniche che noi, da ragazzi, non avremmo nemmeno potuto immaginare. Registrare, produrre, sperimentare suoni è diventato molto più accessibile e questo è sicuramente affascinante. Però c’è anche un aspetto che ci manca: il tempo. Noi potevamo passare mesi a lavorare su un disco, provare, sbagliare, ricominciare. Oggi tutto sembra correre molto più velocemente».
Negli anni Settanta e Ottanta avete suonato in giro per il mondo. Vi siete mai sentiti, anche voi, una rock band in viaggio per il mondo? Ci sono episodi di quegli anni che oggi ricordate con particolare divertimento?
«Assolutamente sì. Anche perché da giovane, salire su un camion, prendere un aereo, arrivare in una città che non conosci e poi salire su un palco davanti a migliaia di persone ti fa sentire una rock band, indipendentemente dal genere che suoni. Di episodi ce ne sarebbero tantissimi, alcuni raccontabili e altri che è meglio lasciare nella memoria dei Pooh».
Che differenza c’è tra suonare all’estero e in Italia, in particolare in città che hanno un legame personale con voi, come Bergamo?
«All’estero c’è sempre una componente particolare: devi conquistare il pubblico anche attraverso la distanza culturale e linguistica. In Italia, invece, c’è una familiarità immediata. Poi ci sono città che hanno un significato speciale perché sono entrate nella nostra storia. Bergamo è una di quelle. E quando dal palco vediamo qualcuno che magari ci seguiva quarant’anni fa e oggi è lì con i figli, capiamo davvero cosa significa attraversare le generazioni».
Il tour ha una scaletta ricca di successi, ma senza nuovi brani. Sarà un addio o un arrivederci, con nuova musica scritta in studio?
«Abbiamo imparato a non fare promesse definitive! Nel 2016 pensavamo davvero che sarebbe stato l’ultimo grande appuntamento, poi la musica ci ha riportati insieme. Per adesso vogliamo goderci questo capitolo e celebrare sessant’anni di storia insieme al nostro pubblico. Quanto alla nuova musica, dopo sessant’anni abbiamo imparato una cosa: con i Pooh, mai dire mai».
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24 settembre 2026
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