Stellantis tra coraggio e scelte sbagliate
Il gruppo tenta il recupero in Borsa dopo aver perso un quarto del suo valore. Ma serve un'operazione verità sulla responsabilità delle scelte che hanno causato il terremoto finanziario
Stellantis tra coraggio e scelte sbagliate
di Ferruccio de Bortoli | 9 febbraio 2026Il gruppo tenta il recupero in Borsa dopo aver perso un quarto del suo valore. Ma serve un'operazione verità sulla responsabilità delle scelte che hanno causato il terremoto finanziario
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Dopo aver perso un quarto del suo valore, il titolo Stellantis tenta questa mattina il recupero in Borsa. Non si può non apprezzare il coraggio dell’amministratore delegato, Antonio Filosa, che ha deciso di scaricare sul bilancio dello scorso anno oneri per 22,2 miliardi conseguenza delle scelte errate nella transizione al motore elettrico.
La sensazione degli analisti è però che vi sia stata un po’ di esagerazione. O quantomeno un eccesso di prudenza contabile nell’attribuire a monte una mole così consistente di costi. Ma questa è la tendenza consolidata in ogni cambio radicale e non in continuità del timone aziendale.
Ora il cammino del gruppo, alleggerito di molti pesi finanziari, sembra meno impervio, pur nella tormentata congiuntura dell’industria europea, in forte difficoltà di fronte alla concorrenza cinese.
La pulizia del bilancio, inevitabile, forse andrebbe accompagnata da un’operazione verità sulla responsabilità delle scelte che hanno causato il terremoto borsistico e allarmato gli investitori. Tutta colpa dell’ex amministratore delegatoCarlos Tavares che pure lasciò il gruppo gratificato da un assegno di 35 milioni? Non è facile crederlo.
Anche lo stesso Filosa era in una posizione manageriale di tutto riguardo. E la presidenza, ovvero John Elkann e i consigli di amministrazione?
Con le sue norme sul green deal e sulla scadenza, poi rivista, al 2030, per la fine del motore endotermico l’Unione europea ha compiuto una scelta unica al mondo e probabilmente incauta. Ma la tesi che la colpa sia oggi tutta dei “burocrati di Bruxelles” e che le case automobilistiche con i loro governi abbiano subito, impotenti, le decisioni della politica è poco credibile.
Una maggiore sincerità sarà sicuramente apprezzata da investitori e clienti che per fortuna non mancano e attendono nuovi modelli più che nuove soluzioni finanziarie. Intanto continua l’immeritata agonia dell’industria automobilistica italiana.
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9 febbraio 2026, 11:53 - modifica il 9 febbraio 2026 | 11:54
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