Vasco Rossi e la depressione: «Sto spesso da solo, non posso evadere da me e resto un po' inchiodato. È necessario passarci»
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Vasco Rossi e la depressione: «Sto spesso da solo, non posso evadere da me e resto un po' inchiodato. È necessario passarci»

Giovedì 24 settembre 2026
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La riflessione del rocker in un post sui social: «Per vivere fino in fondo la vita bisogna morire da vivi»

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Vasco Rossi e la depressione: «Sto spesso da solo, non posso evadere da me e resto un po' inchiodato. È necessario passarci»

di Vittoria Melchioni

La riflessione del rocker in un post sui social: «Per vivere fino in fondo la vita bisogna morire da vivi»

Sul palco è il “Kom”, capace di incantare folle immense. Fuori, è Vasco e racconta una dimensione molto diversa: la solitudine, i pensieri dai quali non si riesce a prendere distanza, le crisi che cambiano il modo di guardare la vita. Rossi lo fa in un post su Instagram, accompagnato da due fotografie scattate durante un concerto. «Per vivere fino in fondo la vita bisogna morire da vivi», scrive il rocker di Zocca. E aggiunge: «Io, per esempio, sono morto non so quante volte». Non parla di una morte fisica ovviamente, ma della fine di convinzioni e idee che a un certo punto non reggono più. «Si muore e se ti va bene muoiono anche certe convinzioni, le brutte idee, qualche modo di vedere sbagliato, o di pensare», prosegue nella didascalia. Ci sono momenti in cui sembra che «ti sta crollando tutto intorno». Per lui sono passaggi necessari, per quanto difficili da attraversare. Poi il discorso diventa ancora più personale. 

L'artista «inchiodato» ai suoi pensieri

«Anche quando ero giovane avevo questo aspetto psicologico un po’ ballerino», confida Vasco. Oggi, dice, trascorre spesso del tempo da solo: uscire e distrarsi per lui non è semplice («Non è che proprio posso evadere da me stesso...») e così resta «un po’ inchiodato» ai propri pensieri. La distanza tra l’immagine pubblica del cantante e questa confessione privata rende il messaggio particolarmente diretto. Non offre soluzioni né descrive il proprio stato di salute attuale: racconta come vive certi momenti. Il tema della depressione, del resto, accompagna da molto tempo le parole e le canzoni di Vasco. Nel 1977, nel suo primo 45 giri, compariva «Jenny è pazza». Anni dopo ha spiegato che Jenny non era una ragazza conosciuta nella realtà, ma la rappresentazione delle sue paure e di quelli che allora si chiamavano «esaurimenti nervosi». «Oggi si chiama depressione», ha scritto nel 2020, tornando sulla nascita del brano. Già all’inizio della carriera, dunque, quella sofferenza aveva trovato una voce nella musica.

Una riflessione sulla fragilità

Nel 2011 il cantante ne parlò apertamente anche fuori dalle canzoni. In un’intervista spiegò che la sua depressione era esplosa nel 2001, dopo la morte improvvisa del musicista e amico Massimo Riva e quella dell’amico d’infanzia Mario Giusti. Raccontò di essersi affidato ai medici e alle cure. Oggi il nuovo post non porta automaticamente a trarre conclusioni cliniche sul suo presente: è una riflessione in prima persona sulla fragilità e sulla difficoltà, a volte, di restare soli con sé stessi. C’è un’immagine che unisce i due Vasco, quello delle fotografie sul palco e quello che scrive nella didascalia. Il pubblico vede l’energia di un concerto; lui sceglie di parlare dei momenti in cui tutto sembra crollare. «Sono momenti necessari anche questi»,  dice. Una frase che non nega la fatica, ma lascia spazio alla possibilità di cambiare anche nella difficoltà.

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