«Gina, mia figlia», storia del ritratto capolavoro della primogenita di Gino Severini. L'arte come stile di vita della famiglia del grande futurista
Corriere della Sera - Cultura

«Gina, mia figlia», storia del ritratto capolavoro della primogenita di Gino Severini. L'arte come stile di vita della famiglia del grande futurista

Giovedì 24 settembre 2026
2 visualizzazioni

Parla la nipote di lei, Alessandra Franchina: «Ho trovato negli archivi di famiglia la sua foto in posa per il quadro, oggi alla Gam di Torino. Era una donna decisa e indipendente, fece della rilegatura un'arte»

Chi guadagna di più e chi non paga le tasse in Italia: il confronto tra lavoratori dipendenti, professionisti e partite Iva

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

«Gina, mia figlia», storia del ritratto capolavoro della primogenita di Gino Severini. L'arte come stile di vita della famiglia del grande futurista

di Paola Stroppiana

Parla la nipote di lei, Alessandra Franchina: «Ho trovato negli archivi di famiglia la sua foto in posa per il quadro, oggi alla Gam di Torino. Era una donna decisa e indipendente, fece della rilegatura un'arte»

Una giovane donna, seduta, fissa direttamente lo spettatore. Pochi, formidabili dettagli: la raffinata acconciatura a treccia raccolta, i gioielli sceltissimi (si noti il bracciale in argento “a grata”, tipico degli anni Quaranta); con entrambe le mani sostiene un libro chiuso, in armonioso contrasto cromatico con il vestito a scollo quadrato a righe bianche e nere. Il dipinto, olio su tela, ha qualcosa della ieratica astrazione di Piero della Francesca e, insieme, echi dei ritratti Fayum e dei mosaici ravennati. È Gina Severini, la primogenita di Gino Severini e Jeanne Fort, che il padre, il celebre pittore cortonese, ritrae nel 1934, quando la figlia non ha ancora vent’anni. Il dipinto appartiene oggi alle collezioni della Gam – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, dove entrò nel 1935 in seguito all’acquisto effettuato alla II Quadriennale di Roma.

Siamo lontani dal Severini futurista delle velocità, dei boulevard parigini e della scomposizione simultanea delle forme. Negli anni Trenta la sua pittura ha raggiunto una diversa misura, un lessico nuovo: la forma si fa salda, la materia densa e controllata, la figura acquista una presenza monumentale. È il Severini del ritorno all’ordine, vicino agli italiani di Parigi e sempre più interessato al dialogo con la grande tradizione figurativa. Nato a Cortona nel 1883, l’artista aveva fatto di Parigi la propria città d’elezione. Vi era arrivato nel 1906 e lì aveva incontrato la modernità internazionale e le avanguardie. Nel 1913 aveva sposato Jeanne Fort, figlia del poeta Paul Fort, figura di primo piano della cultura simbolista francese, fondatore del Théâtre d’Art. Da quel matrimonio nascono Gina nel 1915, tre figli maschi morti prematuramente, e infine Romana, nata nel 1937. Il Ritratto di Gina (Mia figlia) appartiene al capitolo della pittura familiare del pittore, a cui, in questi giorni, il Maec di Cortona dedica la mostra Gino Severini. Modernità come dialogo, curata da Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva, in corso fino al 1° novembre 2026.
Abbiamo chiesto ad Alessandra Franchina, nipote, per via paterna, di Gina e dello scultore Nino Franchina, di parlarci della sua famiglia proprio a partire dal ritratto della nonna. Alessandra, storica dell’arte, è responsabile insieme alla zia Romana dell’Archivio Severini Franchina, con sedi a Roma e Cortona.

Chi era sua nonna, Gina Severini, qui ritratta dal padre?
«Gina era la primogenita di Gino Severini e Jeanne Fort. Aveva una personalità molto decisa, con una sensibilità e un senso di indipendenza fuori dal comune. Non è casuale che suo padre la rappresenti con un libro, e posto bene in evidenza: aveva scelto di fare della rilegatura una vera forma d’arte. Di recente ho ritrovato negli archivi privati della famiglia la fotografia scattata proprio quando venne realizzato questo ritratto: Gina diciannovenne davanti al padre, nel momento della posa, con indosso lo stesso vestito e la stessa collana».

Che studi fece?
«Seguì una formazione professionale a Parigi, anche presso l’École des Arts Appliqués; nel 1936 alcune sue rilegature furono presentate alla Mostra internazionale del Libro d’Arte della Biennale di Venezia. Nel ’37 ottenne un premio speciale all’Exposition Internationale d’Art Décoratif di Parigi per una rilegatura del libro di suo nonno Paul Fort, L’Amour est enfant de Bohème. Le sue creazioni furono molto apprezzate; anche Luchino Visconti, ad esempio, le collezionava».

È in questi anni parigini che Gina incontra Nino Franchina?
«In realtà qualche anno dopo. Nel 1939 Gina torna in Italia e a Roma conosce lo scultore Nino Franchina, che sposa pochi mesi dopo: nonno Gino li ritrae nel dipinto Gli Sposi. Nino appartiene a una generazione importante della scultura italiana del Novecento e il loro matrimonio inserisce Gina in un nuovo ambiente artistico, nel quale continuerà a svolgere un ruolo di primo piano. Lo affianca infatti nell’organizzazione delle mostre e nella preparazione dei cataloghi».

Sempre nel 1939 nasce il loro unico figlio Sandro, suo padre.
«Sì, Sandro diventerà regista e documentarista, proseguendo, attraverso il cinema, questa familiarità con le immagini e con il racconto dell’arte e della cultura. Un’attitudine che prosegue anche oggi con mio fratello Daniel, sceneggiatore, filmaker e documentarista».

Gina continua a coltivare anche una propria attività culturale.
«Nel 1957 apre con Agnese Di Donato, in via Ripetta a Roma, la libreria specializzata in editoria d’arte Il Ferro di Cavallo: qui venivano organizzate mostre di giovani artisti e fotografi. All’inizio degli anni Sessanta collaborò inoltre con Anna Guerrieri al Teatro Club di Roma».

Il ritratto della Gam non è un episodio isolato. Severini torna più volte sui volti della propria famiglia.
«Realizza molti dipinti i cui soggetti sono i familiari; dello stesso periodo citerei anche La famiglia del pittore, del 1936, conservato al Musée des Beaux-Arts di Lione, in cui compare anche nonno Gino in autoritratto. Come ricordato, zia Romana, l’ultimogenita della coppia, nascerà solo nel 1937. Nel frattempo erano nati tre figli maschi, tutti prematuramente scomparsi».

Jeanne Fort è stata una figura decisiva nella vita di Severini, lui la sposa giovanissima.
«Jeanne era figlia del celebre poeta francese Paul Fort e di Marie Theibert. Era cresciuta nel cuore della vita culturale parigina, in un ambiente nel quale poesia, teatro e arti figurative erano strettamente intrecciati. Conobbe nonno Gino alla Closerie des Lilas nel dicembre del 1911. Lei aveva appena 14 anni, lui era il giovane artista italiano arrivato a Parigi. Si sposarono nel 1913 a Parigi, testimoni per lo sposo Marinetti e Apollinaire. Fu un matrimonio lungo e felice. Dopo la morte di Gino, nel 1966, Jeanne e Gina, scomparsa a Roma nel 2004, si sono dedicate attivamente alla conservazione e alla promozione dell’opera del marito e padre».

Oggi lei e sua zia Romana avete il compito di custodire questa memoria. Che cosa significa curare l’archivio, nel concreto?
«Significa preservare un patrimonio che non è fatto soltanto di opere, ma anche di fotografie, lettere, documenti, oggetti e testimonianze, tutto ciò che permette di ricostruire la vicenda artistica e umana di Severini. È una responsabilità che sentiamo soprattutto nei confronti della storia della famiglia: rendere possibile alle generazioni future una lettura sempre più completa dell’artista e del mondo nel quale è vissuto».

LEGGI ANCHE

Vai a tutte le notizie di Torino

24 settembre 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torino, una «ciclabile umana» per Nicolò: «Basta morire in strada»

La manifestazione in ricordo del bambino di 7 anni morto dopo essere stato investito in corso Regina Margherita: cittadini, ciclisti e pedoni chiedono più sicurezza

LA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo