Paolo Strippoli e il sogno degli Oscar, il racconto del padre: «A tre anni folgorato dalla strega cattiva di Biancaneve. Così si è appassionato agli horror»
Il padre PIno, imprenditore del settore pubblicitario, racconta delle prime pellicole viste dal figlio del 33enne regista di Corato, che con "L'Estranea" corre per entrare nella rosa dei candidati per il miglior film internazionale
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Paolo Strippoli e il sogno degli Oscar, il racconto del padre: «A tre anni folgorato dalla strega cattiva di Biancaneve. Così si è appassionato agli horror»
di Giuseppe Di BisceglieIl padre PIno, imprenditore del settore pubblicitario, racconta delle prime pellicole viste dal figlio del 33enne regista di Corato, che con "L'Estranea" corre per entrare nella rosa dei candidati per il miglior film internazionale
Prima ancora dell’horror, c’è stata una strega. Quella di Biancaneve. Paolo Strippoli aveva tre anni e ne era terrorizzato, ma continuava a chiedere di rivederla. «Quella scena lo spaventava e allo stesso tempo lo attirava», racconta il padre Pino. «Capitava di guardarla due o tre volte nella stessa sera».
A ripensarci oggi, con "L’Estranea" scelto per rappresentare l’Italia nella corsa all’Oscar per il miglior film internazionale, sembra quasi una di quelle origini che funzionano troppo bene per essere vere. E invece a casa Strippoli l’attrazione di Paolo per tutto ciò che inquietava o semplicemente usciva dall’ordinario si era manifestata molto presto.
A sette anni riuscì a convincere suo padre a portarlo al cinema a vedere Scary Movie. «Quando lo raccontavo agli altri genitori mi guardavano come se fossi matto», ricorda Pino. Ma non si trattava soltanto di vedere film. Paolo le storie cominciava anche a inventarle. «Erano quasi sempre abbastanza aspre. Mia madre, sua nonna, ogni tanto gli chiedeva: Paolo, ma qualche film meno forte no?».
È uno dei fili che legano il bambino cresciuto a Corato al regista che oggi, a 33 anni, porta un film ambientato in Puglia sulla strada che conduce agli Academy Awards. In mezzo c’è parecchio cinema. I primi cortometraggi realizzati da ragazzo, uno dei quali ottenne anche un riconoscimento per la fotografia a Giffoni. Poi un lavoro sul bullismo girato durante gli anni della scuola, con mezzi ancora rudimentali ma già con l’ambizione di affrontare un tema e prendere posizione. E ancora Roma, l’università, il Centro Sperimentale di Cinematografia, il passaggio dai corti ai lungometraggi.
La famiglia, racconta Pino, non ha dovuto indicare una strada. «Quando abbiamo capito che quella era davvero la sua attitudine, abbiamo soltanto cercato di aiutarlo a esprimersi e di accompagnarlo nel suo percorso».
Il resto è arrivato con A Classic Horror Story, Piove, La valle dei sorrisi e ora L’Estranea. Una filmografia costruita dentro un genere che Strippoli utilizza però soprattutto per parlare d’altro: famiglie, relazioni, paure, tensioni sociali. E dentro quelle storie, anche quando non viene nominata, la provincia continua a riaffiorare. Perché Corato e la Puglia sono rimaste una parte del suo sguardo.
"L’Estranea", ambientato a Bari, lo rende evidente: dentro il film entra un mondo che il regista conosce, quello della borghesia e della piccola imprenditoria pugliese, delle famiglie cresciute tra ambizione, benessere e bisogno di conservare ciò che hanno costruito. Pino, imprenditore nel settore pubblicitario, conosce bene anche l’altro Paolo: quello fuori dai set. «Quando lavora mette tutto sé stesso. Però se gli chiedi di ricordarsi qualcosa che non riguarda il cinema, può tranquillamente dimenticarsela».
Non è distrazione. È il segno di una passione che negli anni ha occupato progressivamente tutto lo spazio. La stessa che, più di trent’anni fa, faceva chiedere a un bambino di Corato di rivedere ancora una volta quella strega con la mela.
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24 settembre 2026
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