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Giovedì 24 settembre 2026
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Filologia amorosa digitale

di Maria Angela Robustelli

Quando lessi L’epoca delle passioni tristi - un saggio degli psicoanalisti francesi Miguel Benasayag e Gérard Schmit, distribuito in Italia da Feltrinelli nel 2004, sul progressivo ridimensionamento delle relazioni umane e della complessità dei sentimenti ad una logica utilitaristica e di consumo nella società contemporanea - non avrei mai immaginato che quel senso di incertezza e rassegnazione che si prospettava nel libro per noi giovani dell’epoca, si sarebbe tradotta, da adulti, nel tentativo sgomento di trovare un senso compiuto a disastrosi messaggi WhatsApp, come a enigmi da decifrare, fatti di spunte incolore, mancanza totale di punteggiatura ed emoji demenziali.
In sostanza, una sintassi del primissimo corteggiamento per lo più maschile, grondante di terrore per un coinvolgimento reale, misto a una buona dose di paralisi emotiva.
Nel lungo monologo ad occhi sgranati sul come interpretarne uno di un certo Aurelio, sviscerato davanti al primo gin tonic dalla mia amica Eva - educatrice cinofila, trentasette anni, single dopo aver schivato il matrimonio con un fanatico del wellness, con la perversione di comprare le paste la domenica, compiacendosi che solo gli altri commensali ne ingurgitassero le calorie - c’era tutto, con dovizia di particolari. Inclusa la paranoia, prerogativa per lo più femminile che, nel suo caso, era intrisa di un nostalgico retaggio filosofico e una rara forma di empatia al limite con l’autosvalutazione.
Era stato lui, coetaneo celibe dalla professione artistica - con i capelli, a quanto emergeva dalle foto, come secondo cervello enterico, suo personale organo bersaglio per le emozioni - a chiederle il numero, dopo un incendiario incrocio di sguardi in un bar. Lui le aveva mandato il primo messaggio, manifestandole la voglia impellente di rivederla, e sempre lui si era preso la briga di azzardare, in barba ad ogni pronostico, una data.
Era tutto pronto, montato a dovere, per un date da sogno, preannunciato da un Ti sfiorerei le labbra solo con un dito oppure Lascerei che il vento ti spettinasse i capelli per sentire meglio il tuo profumo o addirittura, la vittoria sociologica del Mi piaci .
Così, due giorni prima del fatidico appuntamento, Eva, che come tutte le donne che ne hanno viste di ogni senza perdere lo smalto e la fiducia nel futuro, prende in mano la situazione e decide di seguire la retta via - quella del prevenire è meglio che curare - e gli manda il video romantico di un mare al tramonto, accompagnato da un messaggio invitante, al quale lui, dopo diciotto ore, risponde un laconico Eh sì .., per poi sparire nel nulla.
A quel punto parte l’esegesi freelance , coadiuvata dal tasso alcolico crescente, un disco di Riky Martin del ‘97 e il jolly della risposta da casa sotto forma di quesito solidale sottoposto al resto del parterre femminile presente nel cocktail bar, col risultato di un’ampia rosa di possibilità semiotiche trasversali in termini di età e punti di vista.
Si è commosso per la profondità del mare e non riusciva più neanche a pensare per i singhiozzi , Anna sessantanove anni, Rosica perché lui era a lavoro e tu al mare, sentenzia la giovane cameriera con la bandiera cubana tatuata sul braccio, I puntini sospensivi sono una garanzia erotica, ancora più forti se solo due , incompleti, per il massimo dell’eccitazione , ci dice con charme una ragazza bionda molto intelligente con la minigonna e la borsa Hermes, Quando hai optato per l’emoji della faccina che ride invece di scrivere ahahah!, ha pensato volessi sposarlo , credo di aver decifrato tra le risate di Cristiana, avvocato di cinquantatré anni, Invece ti ha nascosto di essere sposato con prole e doveva sbrigarsi a risponderti per non essere beccato dalla moglie , prosegue la fidanzata di Cristiana, insegnante di pilates sui quaranta, Non gli piaccio abbastanza , dice Eva, irritante, In realtà è gay , risolve il barman con la laminazione alle ciglia, Si sta curando seriamente la schizofrenia , che mi sembrava l’ipotesi più plausibile. E così via.
Finché poi non è toccato a me, che come i pionieri che picchettarono le rosse terre vergini d’America, risposi in nome dell’autodeterminazione e dell’emancipazione femminile, Scrivigli semplicemente, Ho voglia di vederti e tu ?
Fu in quella precisa pausa di sospensione, mentre avevo puntati addosso una dozzina di occhi increduli, che alle 23:52 di una giornata qualunque, mi arriva una notifica insolita nei messaggi.
Elio, il mio vecchio amico ciclista che aveva in riparazione la mia bici, mi scrive, La bici è pronta. Dimmi che domani sera finalmente dormi con me tesoro , e come se non bastasse, un cuore.
A quel punto, senza far trapelare la deriva del mio disorientamento, dall’alto della posizione di pseudo insubordinazione, che avevo orgogliosamente espresso poco prima, rispondo.
Certo che no , con un ahahaha ! previdente, tutto maiuscolo.
Non ero certo un tesoro.

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24 settembre 2026 ( modifica il 24 settembre 2026 | 08:09)

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