Bong Joon-ho: «I mostri di oggi? Penso ad alcuni politici e immagino che potrebbero far esplodere situazioni terrificanti. Presto il mio primo cartoon»
Il regista coreano, pluripremiato per «Parasite» a Torino: «Sono della classe media e ho potuto conoscere persone più povere e più ricche di me. Questo mi ha regalato uno sguardo completo. Tra 1 anno il mio film di animazione»
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Bong Joon-ho: «I mostri di oggi? Penso ad alcuni politici e immagino che potrebbero far esplodere situazioni terrificanti. Presto il mio primo cartoon»
di Fabrizio DividiIl regista coreano, pluripremiato per «Parasite» a Torino: «Sono della classe media e ho potuto conoscere persone più povere e più ricche di me. Questo mi ha regalato uno sguardo completo. Tra 1 anno il mio film di animazione»
«Ho appena compiuto 57 anni e non so quanti film potrò ancora fare. Di certo, quei pochi saranno più piccoli e più intensi rispetto ad alcuni dei miei precedenti: sarà come la differenza tra un caffè americano e un espresso. Anzi, doppio». È il giorno di Bong Joon-ho, regista coreano pluripremiato per Parasite, a Torino per la masterclass del 23 settembre sera al Cinema Massimo, moderata dal direttore del Museo Nazionale del Cinema Carlo Chatrian, organizzata da Marco Fallanca e illuminata dalla Stella della Mole consegnatagli dal presidente Enzo Ghigo.
Il premio a Bong Joon-ho — recita la motivazione — «riconosce la forza di un cinema che ha saputo fare del genere una forma di pensiero, trasformando thriller, horror, fantascienza e commedia nera in altrettanti dispositivi per interrogare il presente». Parole che spiegano bene l’arte di un regista che il Torino film festival fu tra i primi a riconoscergli nel 2003 e che nell’incontro con la stampa intorno al tavolo appartenuto a Maria Adriana Prolo, esordisce così: «Nel 2003 mi assegnarono il premio del pubblico per Memories of Murder, e fu tra le mie prime e più grandi soddisfazioni».
Cosa le rimane di quell’esperienza?
«Era novembre, faceva freddo, ma ricordo che meravigliose luci d’artista riscaldavano la città e che il mio hotel si trovava al Lingotto, dove prima c’era una ex-fabbrica».
Come la ritrova oggi?
«Per fortuna, il tempo è migliore. Ho portato la famiglia a visitare il Museo del Cinema — impressionante il suo sviluppo verticale —, e il Lungo Po: come mi capita nelle città in cui mi trovo, ho pensato a cosa potrei girare qui».
Per esempio?
«A parte in Mole, ho una visione: in questi lunghi portici che da Palazzo Reale arrivano al fiume, mi immagino un verme enorme che si incastra negli archi, e per fuggire li distrugge».
I mostri sono ricorrenti nel suo cinema, tanto immaginari che metaforici. Perché li ama così tanto?
«Perché il mostro scatena la paura, tramite la quale emerge la natura dell’uomo. Oggi, quando penso a eventi e personaggi della politica, immagino che potrebbero fare esplodere situazioni terrificanti e, forse, questa è la mia più grande paura».
I suoi film sono sempre molto contemporanei: è più interessato alla politica o alla società?
«Mi informo di continuo, ma poi cerco sempre di concentrarmi sul personaggio. Parto dalle persone e dalle loro vite e mi faccio ispirare cercando di bilanciare politica e società senza che una prevalga sull’altra».
Il suo cinema è in divenire, ma fin dalle sue prime opere si occupa di classismo, nevrosi delle classi dominanti, volontà di emancipazione: il tutto con un tocco di grottesca ironia. È d’accordo?
«Spero che non andiate a vedere i miei primi corti (sorride) non erano proprio perfetti. A parte gli scherzi sì, sono cresciuto in una famiglia della classe media e ho potuto conoscere persone molto più povere e molto più ricche di me. Questo mi ha regalato uno sguardo completo della società coreana e credo sia il motivo per cui ripropongo questi temi nel mio cinema. Certi film come Parasite e Snowpiercer, per esempio, parlano di scalata sociale come i miei film giovanili anche se i personaggi sono diversissimi tra loro».
Dagli inizi, è cambiato nel suo modo di «fare cinema»?
«Dalla grandezza del film, dal budget o dal Paese in cui giro, cerco di non farmi mai coinvolgere. Sono interessato solo alla mia storia, ma non posso negare che, pur non avendo mai avuto influenze produttive, sento la pressione e la responsabilità dei progetti più imponenti».
Progetti cinema e Tv?
«Di una serie legata all’universo Parasite farò solo una supervisione. Invece, tra un anno vedrete il mio film di animazione che è un sogno che si avvera».
Di nuovo natura come «The Host» e «Okja»?
«Ci saranno personaggi come calamari e creature immaginarie isolate nella natura ma che, forse, vorrebbero essere riprese dal National Geographic: nel mio film, è come se facessero il provino».
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24 settembre 2026
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