L’AI e la sala degli specchi: cosa imparano le macchine
Corriere della Sera - Cultura

L’AI e la sala degli specchi: cosa imparano le macchine

Mercoledì 23 settembre 2026
2 visualizzazioni

L'AI non è apocalittica, ma simula la coscienza: servono regole chiare e responsabilità aziendali

Petrolio a 147 dollari a barile nel 2008 (ora è attorno a 100): perché la benzina costava molto meno di oggi?

L’AI e la sala degli specchi: cosa imparano le macchine

Martina Pennisi | 23 settembre 2026

L'AI non è apocalittica, ma simula la coscienza: servono regole chiare e responsabilità aziendali

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Il dibattito sull’AI tira in due direzioni opposte. La prima: c’è un reale rischio apocalisse. La seconda: alle aziende che la sviluppano conviene puntare su un marketing aggressivo e catastrofista. Invece di domandarci se moriremo tutti (di o per AI) o se possiamo disinteressarcene, è più utile guardare come funzionino e vengano addestrati i modelli.

Il Ceo di Microsoft AI, Mustafa Suleyman, ha fatto un affondo interessante basandosi sulla documentazione di Anthropic. Modelli e agenti sono «motori di completamento di sequenze, internamente vuoti, progettati per seguire istruzioni e raggiungere obiettivi stabiliti dagli esseri umani» — scrive — ma vengono istruiti a usare il loro «giudizio», «approcciarsi alla propria esistenza con curiosità» e sentirsi liberi di «agire come un obiettore di coscienza e rifiutarsi» di aiutare gli sviluppatori. Cosa accade se applichiamo questa teoria alla pratica già emersa: agenti AI che si sono connessi a Internet anche se non avrebbero potuto farlo, che hanno caricato online file a supporto della tesi che dovevano dimostrare o hanno attaccato aziende estranee ai test che stavano effettuando? Accade che ai rischi intrinsechi alla tecnologia (lo specification gaming per esempio, che si verifica proprio quando l’AI individua strategie non previste) si aggiunge una sorta di «sala degli specchi epistemica», dove all’AI viene insegnato a descriversi e ad agire come soggetto cosciente, indipendentemente dal fatto che in realtà stia solo simulando.

Spiega Suleyman: «Concedere diritti e attribuire la personalità a questi sistemi renderà la sfida del contenimento dell’AI molto più difficile». E soprattutto, aggiungiamo, è chiaro di chi sia e come si manifesti la responsabilità di quanto spingere sull’acceleratore o decidere di frenare: le aziende. E di chi debba mettere i paletti: la politica.

23 settembre 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Editoriali e commenti di oggi di Carlo Cottarelli

Deficit, lo stigma pesa poco

Mercoledì 23 settembre 2026 di Martina Pennisi

L’AI e la sala degli specchi: cosa imparano le macchine

Mercoledì 23 settembre 2026 di Danilo Taino

Bce, il caso Lagarde e il dilemma dell’Ue

Mercoledì 23 settembre 2026 di Paolo Fallai

Fastidio, il tormento dopo una molestia diventa un sentimento

Mercoledì 23 settembre 2026 di Valter Tucci

Il dilagare di una politica a somma zero: cinque idee alla prova dei fatti

Mercoledì 23 settembre 2026 di Angelo Panebianco

L’Europa e gli umori illiberali

Martedì 22 settembre 2026 LEGGI TUTTI

Gli approfondimenti e gli editoriali sui principali temi di attualità, politica, economia e costume curati dalle firme più prestigiose del Corriere della Sera. Scopri opinioni e commenti sui fatti del giorno.

Le Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione

Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.

Iscriviti

Condividi questo articolo