Memorie di geografie fragili: eventi fino a novembre tra esposizioni, performance e film
Corriere della Sera - Cultura

Memorie di geografie fragili: eventi fino a novembre tra esposizioni, performance e film

Mercoledì 23 settembre 2026
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Il «public program» della mostra «Pietre di pane» organizzata da Mart e Comune di Trento

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Memorie di geografie fragili: eventi fino a novembre tra esposizioni, performance e film

di Sara Santolini

Il «public program» della mostra «Pietre di pane» organizzata da Mart e Comune di Trento

Piazze, montagne e quartieri a torto sembrano immutabili: basta cambiare punto di vista per accorgersi quanto siano invece fulcro di cambiamento. È attorno a questa idea che si sviluppa a Trento il public program di Pietre di pane. Memorie di geografie fragili, la mostra realizzata dal Mart in collaborazione con il Comune di Trento e allestita alla Galleria Civica. La mostra non si limita a raccogliere opere intorno al tema del paesaggio. Piuttosto, prova a interrogare ciò che accade quando un territorio perde la propria apparente stabilità: quando cambia il modo di abitarlo, quando una memoria rischia di scomparire e l’ambiente viene trasformato dall’intervento umano o da eventi traumatici. Geografia fragile diventa così una condizione fisica e sociale: una constatazione che il programma pubblico legato alla mostra e in calendario fino a novembre rende ancora più evidente. Dopo la performance La Spassaora di Alice Visentin in piazza Santa Maria Maggiore, legami umani e tradizioni orali per riflettere su storia, memoria e folklore, Trento diventa superficie espositiva nell’intervento di Giovanna Silva, installazione site-specific diffusa e dedicata alla Val di Stava. 

Il programma

Fino al 2 ottobre, in via Giusti, le fotografie di Silva occupano grandi manifesti pubblicitari, dal 19 ottobre all’uno novembre l’installazione si sposta in via Travai e nel piazzale San Severino. L’obiettivo è utilizzare i supporti della comunicazione commerciale per raccontare una memoria che chiede spazio. Il soggetto è la tragedia di Stava, affrontata con la Fondazione Stava 1985. Le immagini di Silva intervengono su una delle contraddizioni del paesaggio contemporaneo: ciò che vediamo ogni giorno può diventare invisibile. Il 28 ottobre Dialoghi sulle geografie fragili, giornata di studi realizzata con Tsm/Step Scuola per il governo del territorio e del paesaggio. Dalle 14 nella Sala Sosat, la tavola rotonda affronterà il tema delle trasformazioni territoriali, prima di spostarsi alle 17 alla Galleria Civica per Frankenstein, performance di Filippo Andreatta per Oht Office for a Human Theatre. Il titolo rimanda al romanzo di Mary Shelley, ma qui la creatura assemblata dalla scienza diventa anche specchio del paesaggio contemporaneo: un ambiente composto, sfruttato e ricostruito dalle persone. Dopo la performance, una visita guidata per tornare alle opere della mostra e leggerle alla luce della giornata di studio. Il 3 novembre, alle 18.30 ad HarpoLab Never Ground di Natália Trejbalová: un film che mette insieme sottosuolo terrestre e ambienti inesplorati di altri pianeti, ispirato anche alle scoperte scientifiche più recenti e a Viaggio al centro della Terra di Jules Verne.

A completare il programma altri due appuntamenti: a ottobre Matteo Lucca condurrà Gesti che nutrono al Centro Giovani Santa Chiara, mentre Camilla de Maffei realizzerà un workshop fotografico per il Centro Servizi Anziani Contrada Larga. Sono iniziative riservate alle persone iscritte ai centri: l’arte non solo come qualcosa da guardare, ma come occasione per fare, ricordare, raccontare e stare insieme. È qui che Pietre di pane trova il suo significato più ampio. Il titolo della mostra accosta due elementi apparentemente lontani: la pietra, materia del territorio e il pane, materia del nutrimento e della condivisione. Tra i due si apre lo spazio della memoria: le pietre conservano tracce, il pane passa di mano in mano, parlano di ciò che una comunità eredita e trasmette. Le opere diventano il punto di partenza per entrare nelle strade, nelle piazze, nei quartieri e nelle storie di Trento. E le «geografie fragili» sono anche quelle, più intime, delle relazioni e delle memorie. Quelle che possono scomparire senza fare rumore, ma che continuano a dare forma ai luoghi in cui viviamo.

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23 settembre 2026 ( modifica il 23 settembre 2026 | 18:03)

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