Indagine sulla materia a Bressanone, in mostra l’arte di Sassolino tra scultura, gravità, equilibrio
Nato a Vicenza, Arcangelo Sassolino ha costruito in oltre 35 anni di carriera una ricerca che ha fatto tappa, tra le altre, in istituzioni come il Palais de Tokyo di Parigi, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia e il Mart di Rovereto
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Indagine sulla materia a Bressanone, in mostra l’arte di Sassolino tra scultura, gravità, equilibrio
di Silvia M.C. SenetteNato a Vicenza, Arcangelo Sassolino ha costruito in oltre 35 anni di carriera una ricerca che ha fatto tappa, tra le altre, in istituzioni come il Palais de Tokyo di Parigi, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia e il Mart di Rovereto
C’è una tensione sorda, una sottile minaccia e una certa precarietà nello spazio espositivo Barth di Bressanone, dove fino al 23 dicembre la mostra di Arcangelo Sassolino La gravità del presente propone un’ «indagine sulle forze invisibili che governano la materia». La scultura come un evento fisico in tempo reale e la materia non rappresenta il mondo, ma lo subisce. Curata per gli spazi aziendali della ditta Barth, la mostra personale riunisce un nucleo di opere site-specific pensate per condurre materiali industriali come vetro, cemento, acciaio e olio al limite estremo della propria resistenza. L’artista provoca un confronto diretto tra pesi, pressioni, movimenti e attriti in opere in cui l’equilibrio visibile non sembra mai una conquista definitiva, ma una condizione provvisoria. La gravità del titolo agisce da presenza invisibile, rivelandosi vero motore strutturale dell’esposizione.
La scultura
Nato a Vicenza nel 1967, Arcangelo Sassolino ha costruito in oltre 35 anni di carriera una ricerca internazionale che ha fatto tappa in istituzioni come il Palais de Tokyo di Parigi, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, il Mart di Rovereto e il Padiglione di Malta alla Biennale di Venezia del 2022. La sua cifra stilistica è nell’intersezione tra arte e fisica. L’opera nasce dal conflitto, dalla sollecitazione meccanica, dalla tentata liberazione della sostanza verso uno stato d’instabilità perenne. «Penso alla scultura non come a un presente statico, ma piuttosto come a un flusso del tempo, del suo essere incessante, ineluttabile e imprevedibile mutamento, proprio come la vita stessa», spiega Sassolino. Attraverso questo approccio, la scultura diventa un’azione autonoma, affrancata dall’arbitrio dell’artista e focalizzata sul processo in cui la fisica si fa metafora esistenziale. Che si tratti di un braccio meccanico in perenne oscillazione, di un’incudine sospesa su una lastra di vetro o del fluido scorrere di oli sintetici derivati dal petrolio, l’attenzione resta concentrata sull’istante del cedimento o della trasformazione. «Mi interessa come il concetto di tempo possa essere inglobato direttamente nella materia - rivela Sassolino -. Voglio che l’opera diventi altro di fronte a chi guarda e il fluido è il materiale che più di qualsiasi altro si trasforma. Un liquido non è solo sostanza ma anche tempo: non ha fissità, scandisce il tempo».
La poetica della vulnerabilità
A Bressanone questa poetica della vulnerabilità in un percorso espositivo in cui emerge lo scontro tra la solidità rigida delle strutture e l’azione della gravità. Chi osserva deve confrontarsi con una dimensione di imminenza: il punto in cui la materia rischia di spezzarsi, crollare o fluire via per sempre. C’è una componente fortemente spirituale in questo metodo meccanico e rigoroso. «La scultura, in aderenza con il reale, diventa fluida - fa notare Sassolino - . Ciò che faccio è un continuo cercare di capire chi sono come individuo nel mondo e cercare di coniugare questa coscienza di esistere con la realtà. È una sintesi dell’incertezza di questo momento storico, ma è anche una riflessione sulla vita, sul fatto che tutto è destinato a finire, a diventare altro».
Sassolino rifiuta la tentazione dell’oggetto statico da contemplare o da conservare intatto. «Per me l’arte è il futuro da compiere e ogni artista dovrebbe essere il traditore seriale di se stesso, bravo a lasciare andare ciò che ha appena fatto per coltivare il nuovo». Un invito a cogliere il valore dell’impermanenza, trasformando la visita alla mostra in una meditazione sulla fragilità del nostro tempo. L’esposizione La gravità del presente, allestita nella sede di via Durst a Bressanone, è visitabile esclusivamente su prenotazione inviando una mail all’indirizzo art@barth.it. Per approfondire l’allestimento insieme all’artista e ai curatori sono previste cinque serate speciali di visita guidata, tutte con inizio alle 18: giovedì 1 ottobre, 22 ottobre, 12 novembre, 3 dicembre e 17 dicembre.
23 settembre 2026
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