La lezione dello Zio Sam e gli scolari «stranieri»
Le scelte americane all'inizio del secolo scorso per «integrare». Problemi? Certo. Ma l'idea di fondo era chiara: l’immigrazione doveva essere regolata, ma non chiusa
La lezione dello Zio Sam e gli scolari «stranieri»
Gian Antonio Stella | 22 settembre 2026Le scelte americane all'inizio del secolo scorso per «integrare». Problemi? Certo. Ma l'idea di fondo era chiara: l’immigrazione doveva essere regolata, ma non chiusa
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«Quanti sono da voi gli immigrati d’origine italiana?». «Spiacenti. Noi siamo del parere che in questo paese tutti sono Americani, e non desideriamo incoraggiare alcuna ricerca tendente a differenziare gli Americani di una discendenza dagli Americani di discendenza diversa», rispose secco il soprintendente scolastico di Boston a Amy Bernardy. Non bastasse, ricorda Maddalena Tirabassi che dedicò il libro Ripensare la patria grande alla straordinaria giornalista italo-americana che lasciò pagine bellissime sui nostri immigrati negli Usa, l’autorità scolastica aggiunse: «Conseguentemente, la School Committee non possiede le informazioni che formano oggetto della vostra ricerca. Né desideriamo che i soprintendenti delle scuole raccolgano statistiche o forniscano informazioni sul tema». Ovvio: l’obiettivo dello zio Sam era usare la scuola per integrare gli immigrati. Punto. Era il 1909.
Dalla fine della Guerra civile (1866) gli Usa che avevano allora 35 milioni di abitanti, accolsero fino all’inizio della I Guerra Mondiale, 26,2 milioni di immigrati che parlavano una infinità di lingue diverse. Non avevano paura dei nuovi arrivati? Certo. E non mancarono ostilità, argini legislativi, odii xenofobi, linciaggi. Di base, però, lo zio Sam, quale che fosse il presidente, aveva una idea fissa: l’immigrazione doveva essere regolata, ma non chiusa. E i bimbi nati negli States (dunque americani alla nascita) diventavano in automatico americani, senza manco fare la domanda, con la naturalizzazione dei genitori, in genere dopo 5 anni.
Fa effetto, oggi, leggere l’insistenza con cui tanti parlano di alunni «stranieri» nelle nostre scuole a fronte di numeri ufficiali secondo cui il 65,4%, cioè due su tre, è nato in Italia. Quanto allo slogan anti-vannacciano «non più del 30% per classe», citiamo Tuttoscuola: «Sono 1.523 le scuole che ospitano le classi oltre lo standard fissato nel 2010 da una Circolare del ministro Gelmini, che il Governo Meloni intende ora far valere per legge. 7 su 10 sono al nord, 363 si trovano in Lombardia. E, tra queste, sono ben 420 le scuole dell’infanzia dove si va ben oltre il tetto del 30%, e nelle quali i bambini italiani sono in minoranza». Auguri. Speriamo che l’equilibrio sia trovato. La lezione americana però è un’altra: per integrare e crescere dei buoni cittadini occorre considerarli, davvero, dei con-cittadini. Così che possano sentirsi tali.
22 settembre 2026
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