Mazzola, il rispetto che merita anche dagli avversari
Corriere della Sera - Cultura

Mazzola, il rispetto che merita anche dagli avversari

Martedì 22 settembre 2026
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Mazzola, il rispetto che merita anche dagli avversari

risponde  Aldo Cazzullo

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Caro Aldo,
come tifosa juventina sono molto amareggiata per quanto accaduto in curva Sud all’Allianz Stadium, durante il minuto di silenzio in onore di Sandro Mazzola: è stato un episodio vergognoso e deprecabile. Però stiamo parlando di un’esigua minoranza, o meglio della feccia dello stadio, di quelli che vanno alla partita per accendere risse, che picchiano, che spesso e volentieri si beccano un Daspo per le loro azioni violente.
Antonella Emiliani

Gli ultrà girati di spalle al «silenzio» per Mazzola hanno scritto una pagina che offende il campione nerazzurro, il senso vero dello sport, la cultura della memoria. La morte, anche dell’avversario, da sempre, non merita simili offese. Tutti i tifosi delle curve, quando arrivano a tali aberranti comportamenti, andrebbero puniti, rieducati al rispetto delle regole sportive e della convivenza civile.
Domenico Mattia Testa

Cari lettori,
«Si va sempre al funerale del nemico», diceva Indro Montanelli. Nello sport, poi, non ci dovrebbero essere nemici, ma soltanto avversari. Da juventino, non riconosco lo spirito della mia squadra in quel gesto. Non solo. Non riconosco neanche l’umanità. Il rispetto dei morti è la soglia che ci distingue dalla ferinità, che ci fa diventare uomini. Nell’Iliade Achille spesso è accostato a una fiera; ma persino lui restituisce a Priamo il corpo straziato del figlio Ettore. Voltare le spalle di fronte alla morte di Sandro Mazzola è un gesto di una gravità assoluta, di cui ovviamente non sono responsabili tutti gli juventini e tanto meno la società, ma che dà la misura del momento complicato che la Juventus sta vivendo. Il tifo calcistico da sempre risente della logica di clan. Però era anche attraversato da una solidarietà di fondo, che ad esempio indusse tutti al rispetto quando fu ucciso in un autogrill Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio. Ma forse era soltanto un gesto di ribellione comune contro le forze dell’ordine.
Torino è una città dall’identità talmente incerta da non ricordare che Sandro Mazzola è nato a Torino, era figlio della bandiera del Grande Torino; e un vero juventino non odia il Toro, mio padre juventino quando cadde l’aereo a Superga pianse, e come lui tantissimi bambini e ragazzi juventini dell’epoca. Personalmente mi porterò dentro di Sandro Mazzola il ricordo di una persona buona, ironica, sincera, capace di raccontarmi liberamente il doping di Herrera, la combine ai Mondiali del 1970, il tentativo di combine ai Mondiali del 1974, non come cose commendevoli ovviamente, ma come cose che fanno parte amaramente della vita, dello sport, di quello che abbiamo attraversato. Non è detto che dei morti si debba parlare necessariamente bene, anche se Mazzola lo meritava. Ma il rispetto non dovrebbe mancare mai. Anche perché alla fine tutti lì dovremo finire.

22 settembre 2026

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