Herdonia, in Capitanata rinasce la «Pompei di Puglia»: il grande museo a cielo aperto riapre dopo un incendio
Corriere della Sera - Cultura

Herdonia, in Capitanata rinasce la «Pompei di Puglia»: il grande museo a cielo aperto riapre dopo un incendio

Martedì 22 settembre 2026
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Il parallelismo con la città campana deriva dal fatto che Herdonia restituisce l'immagine della vita in un centro urbano antico, dove in epoca repubblicana e imperiale vivevano circa 10mila abitanti. Il sito archeologico riapre dopo un incendio scoppiato il 10 settembre

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Herdonia, in Capitanata rinasce la «Pompei di Puglia»: il grande museo a cielo aperto riapre dopo un incendio

di Luca Pernice

Il parallelismo con la città campana deriva dal fatto che Herdonia restituisce l'immagine della vita in un centro urbano antico, dove in epoca repubblicana e imperiale vivevano circa 10mila abitanti. Il sito archeologico riapre dopo un incendio scoppiato il 10 settembre

Il primo colpo d’occhio è quello di una città che sembra riaffiorare dalla terra. Muri, basamenti, strade, pietre consumate dal tempo si distendono sulla collina alle porte di Ordona, in mezzo alla campagna del Tavoliere. Herdonia, la “Pompei di Puglia”, è di nuovo accessibile ai visitatori dopo l’incendio del 10 settembre che aveva costretto alla chiusura del sito archeologico.

Entrare oggi ad Herdonia significa attraversare quasi duemila anni di storia, ma anche fare i conti con la fragilità di uno dei patrimoni archeologici più importanti e meno conosciuti della Puglia. Il fuoco è passato a poca distanza dalle testimonianze dell’antica città, ricordando ancora una volta quanto questo luogo abbia bisogno di tutela continua.

Si cammina sull’altura e, poco alla volta, la città prende forma. Una città che in epoca repubblicana e imperiale contava circa 10mila abitanti. Al centro appare quello che un tempo era il cuore della vita pubblica: il Foro, attorno al quale sorgevano la basilica, i templi, gli edifici amministrativi e le botteghe. Qui si discutevano affari, si amministrava la giustizia, si incontravano mercanti e cittadini. Poco più avanti emergono i resti delle terme e del mercato circolare. Guardando quelle pietre non è difficile immaginare il rumore della città romana, le voci degli artigiani, il passaggio degli animali e delle merci.

È proprio questa capacità di restituire l’immagine quasi completa di un centro urbano antico ad avere consegnato a Herdonia il soprannome di “Pompei di Puglia”. Non per le modalità con cui la città scomparve, molto diverse da quelle della città campana travolta dal Vesuvio, ma per la straordinaria concentrazione di testimonianze archeologiche ancora leggibili sul terreno.

Spostandosi verso nord-est si incontrano i resti dell’anfiteatro. Qui, in epoca romana, la popolazione assisteva agli spettacoli pubblici. Fuori dal perimetro urbano, invece, si estendeva la grande necropoli, dalla quale sono emersi negli anni preziosi esempi di ceramica dauna, oggi conservati anche nei musei di Foggia, Bari e Taranto.

Ma Herdonia racconta una storia ancora più antica di Roma. L’area era frequentata già nell’età del Bronzo e successivamente divenne uno dei centri della civiltà daunia. Poi arrivarono i Romani e la città crebbe grazie alla sua posizione strategica, lungo importanti direttrici commerciali e, in età imperiale, in prossimità della Via Traiana.

Queste terre furono anche teatro della seconda guerra punica. Nei pressi di Herdonia si combatterono due battaglie tra Romani e Cartaginesi. Annibale passò da qui e la città entrò nelle grandi vicende della storia del Mediterraneo.

Herdonia continuò a vivere anche dopo la fine dell’Impero romano. Sopravvisse alle trasformazioni dell’alto Medioevo e conobbe anche la presenza sveva. Poi iniziò un progressivo declino, favorito da terremoti, instabilità politica e mutamenti economici, fino all’abbandono definitivo tra il XIV e il XV secolo.

Per secoli la città rimase nascosta. La svolta arrivò nel Novecento. Nel 1962 l’archeologo belga Joseph Mertens avviò una lunga stagione di ricerche, che avrebbe restituito alla luce una parte consistente dell’antica Herdonia. Gli scavi portarono alla scoperta del foro, delle terme, delle abitazioni, delle botteghe, delle mura e di numerosi edifici pubblici. Dagli anni 90 a scavare è stata l’Università con il professore Giuliano Volpe che ha riportato alla luce altri importanti rinvenimenti.

Oggi, passeggiando tra quelle strutture, Herdonia appare davvero come un grande museo senza soffitto. Il cielo del Tavoliere sostituisce le volte degli edifici scomparsi e l’erba cresce tra le antiche murature. È proprio questo, però, uno dei problemi con cui il sito continua a confrontarsi. Dopo l’interruzione degli scavi avvenuta ormai molti anni fa, la vegetazione e gli agenti atmosferici hanno lentamente ripreso spazio. Alcuni ambienti richiedono interventi di conservazione e manutenzione costante.
Eppure il fascino del luogo rimane intatto.

Dall’altura lo sguardo corre sulla pianura. È facile capire perché proprio qui sia nata una città così importante. Herdonia era un punto di passaggio, un crocevia tra territori, uomini e merci. La sua ricchezza nasceva dalle strade e dagli scambi. Duemila anni dopo, paradossalmente, proprio la sua collocazione lontana dai grandi itinerari turistici continua, invece, a renderla una meta ancora poco conosciuta. Negli anni associazioni e realtà locali hanno cercato di mantenere viva l’attenzione sul sito attraverso visite, rievocazioni storiche e spettacoli. Anche personalità del mondo dello spettacolo hanno contribuito a riportare i riflettori sull’antica città.

La riapertura dopo l’incendio del 10 settembre assume per questo un significato, che va oltre il semplice ritorno dei visitatori. Herdonia continua a esistere perché qualcuno continua a percorrerla, raccontarla e difenderla.
Tra il foro e le terme, passando accanto alle pietre delle antiche botteghe, resta la sensazione di trovarsi davanti a una città sospesa. Non completamente riportata alla luce, non completamente dimenticata.
La “Pompei di Puglia” è ancora lì, sotto pochi centimetri di terra e sotto l’erba del Tavoliere. E probabilmente conserva ancora molte storie che nessuno ha raccontato.

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22 settembre 2026 ( modifica il 22 settembre 2026 | 16:24)

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