I violenti nelle nostre piazze non vanno in alcun modo giustificati
I violenti nelle nostre piazze non vanno in alcun modo giustificati
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(SOLINAS)
Caro direttore,
nei giorni scorsi a Torino diverse migliaia di manifestanti, con alla testa esponenti del mondo politico e sindacale della sinistra radicale, sono scesi in piazza pacificamente per chiedere il ripristino dell’illegale occupazione di un palazzo comunale, che si protraeva dal 1996. Alcune centinaia di questi manifestanti lo hanno chiesto con violenza. Mi chiedo: «Si può manifestare per sostenere un’azione illegale come una occupazione abusiva?». Particolare non marginale, dal palazzo comunale occupato nel passato sono uscite persone violente che sono andate a distruggere cantieri di opere pubbliche, a vandalizzare città per sostenere, di fatto in modo controproducente, cause anche giuste. In sostanza usando il solo linguaggio della violenza. È questo che si voleva ripristinare con il corteo della settimana scorsa?Ugo Papa
Caro Papa,
Forse vale la pena, nel gioco insopportabile delle rispettive propagande, ricordare alcuni punti che non dovrebbero mai essere dimenticati. Il diritto di manifestare, di protestare per una causa o un obiettivo (anche per quelli che qualcuno di noi non condivide) va sempre difeso strenuamente. È un momento fondamentale della vita democratica, è quello che ci distingue dai regimi totalitari e repressivi. Un diritto che deve sempre essere difeso: ne abbiamo avuto esempi concreti con le manifestazioni che sono andate in scena a Torino nei giorni passati e sabato scorso a Milano con i manifestanti anti-Olimpiadi. Non mi sembra, guardando con onestà ai fatti, che nel nostro Paese sia in corso una deriva autoritaria. E in ogni caso abbiamo tutti gli anticorpi, se accadesse, per fermarla. Il secondo punto è però altrettanto decisivo: la protesta non può mai sconfinare nella violenza, negli attacchi alle forze dell’ordine, nelle devastazioni delle città. Abbiamo visto che ci sono gruppi organizzati che partecipano ai cortei con questi obiettivi, con l’intenzione di alimentare tensione e violenza. Chi organizza le manifestazioni, anche le più radicali nelle proprie parole d’ordine, deve rifiutare assolutamente questi metodi e queste presenze. Non li si può in alcun modo giustificare o avere comprensione in nome degli schieramenti politici del momento. Vale per le forze di opposizione e, naturalmente, anche per quelle che sostengono il governo. Il rifiuto della violenza è il modo migliore per difendere i diritti democratici.
9 febbraio 2026
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