Giuseppe Moscati, nell'ex Ospedale della Pace di Napoli ricostruito il laboratorio del medico-santo
Corriere della Sera - Cultura

Giuseppe Moscati, nell'ex Ospedale della Pace di Napoli ricostruito il laboratorio del medico-santo

Martedì 22 settembre 2026
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Nel 2027 ricorre il centenario della nascita del fisiologo beneventano canonizzato santo da papa Giovanni Paolo II nel 1987. In via dei Tribunali l'omaggio voluto da Gennaro Rispoli

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Giuseppe Moscati, nell'ex Ospedale della Pace di Napoli ricostruito il laboratorio del medico-santo

di Marco Molino

Nel 2027 ricorre il centenario della nascita del fisiologo beneventano canonizzato santo da papa Giovanni Paolo II nel 1987. In via dei Tribunali l'omaggio voluto da Gennaro Rispoli

Il laboratorio di Giuseppe Moscati nell'ex Ospedale della Pace (Ph Molino)

Gli antichi ospedali di Napoli sono custodi di arte e cultura, ma conservano anche la memoria degli eccelsi studiosi e umanisti che vi hanno lavorato, del loro impegno scientifico e civile. 
Da anni il chirurgo Gennaro Rispoli, fondatore del Museo delle Arti Sanitarie, si batte per preservare l’eredità storica del positivismo medico partenopeo, a cominciare dalla figura di Giuseppe Moscati, protagonista della nuova sezione espositiva appena aperta al pubblico nell’ex Ospedale della Pace in via Tribunali.

Colui che fu canonizzato santo da papa Giovanni Paolo II nel 1987, e per il quale sarà celebrato nel 2027 il centenario della morte, si distinse anche nel mondo della ricerca, avendo sperimentato nuove tecniche e farmaci, come l’insulina. 
Il team di appassionati guidati da Rispoli sta allestendo un’ampia sala del museo dedicata proprio al grande fisiologo nato a Benevento nel 1880. La ricostruzione del suo studio comprende scrivanie e mobili originali, scaffali e ripiani ingombri di strumenti da laboratorio, documenti e testi di approfondimento. 

«Moscati dedicò la sua vita ai bisognosi, visitando fino a 150 o 200 pazienti al giorno, ma era anche uno scienziato molto stimato in ambito accademico e un apprezzato insegnante», spiega il chirurgo, che ricorda inoltre le tante le figure da annoverare nel pantheon della medicina partenopea: da Domenico Cirillo (medico, botanico e martire della rivoluzione napoletana del 1799) all’anatomista Domenico Cotugno, specializzato in malattie infettive e tra i primi a comprendere l’importanza delle vaccinazioni. Senza dimenticare il grande patologo Antonio Cardarelli, che fu primario degli Incurabili e medico di fiducia di Garibaldi, Giuseppe Verdi e Benedetto Croce. 
Tra questi luminari, va citato l’ufficiale medico della Marina Vincenzo Tiberio, che studiando le muffe in un pozzo della sua Arzano ne intuì gli effetti terapeutici, fornendo le basi teoriche della penicillina trent’anni prima di Fleming.

Due suoi diari sono conservati nel Museo nato sedici anni fa nel complesso cinquecentesco degli Incurabili (in fase di restauro) e oggi ospitato nel Lazzaretto dell’ex Ospedale della Pace, proprio lì dove in passato venivano accolti i pazienti contagiati dai morbi che imperversavano periodicamente a Napoli: lebbra, vaiolo, sifilide, peste, malaria e colera. 
L’evoluzione e la storia delle malattie epidemiche in città è il filo conduttore lungo il quale il Museo dipana la sua funzione divulgatrice, a cominciare dal lavoro dei medici dell’epoca, che si adoperavano avvicinando i sofferenti con le inquietanti maschere da pestifero dotate di lunghi becchi in cui si inserivano garze imbevute di aceto e canfora. 
Nel Lazzaretto affrescato – e riqualificato dopo decenni di abbandono – sono conservate le cassette con i ferri chirurgici d’epoca, vecchie ampolle e microscopi, farmaci e strumenti di cura che ci appaiono arcaici, ma che un tempo salvavano vite. Documenti scientifici, ricostruzioni d’ambiente e pannelli didascalici completano un percorso storico che giunge fino alla pandemia Covid. Che è già storia.

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