«Malinconico blues», torna l'avvocato di De Silva in un romanzo tutto da ridere
All'antieroe salernitano capita questa volta un colpo di fortuna, ma naturalmente lo schiva. E io tento di intervistarlo
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«Malinconico blues», torna l'avvocato di De Silva in un romanzo tutto da ridere
di Mirella ArmieroAll'antieroe salernitano capita questa volta un colpo di fortuna, ma naturalmente lo schiva. E io tento di intervistarlo
Massimiliano Gallo nei panni dell'avvocato Malinconico
Per essereMalinconico, l’avvocato inventato dalla penna di Diego De Silva riesce ampiamente a dimostrare che non sempre nomen est omen. Mai come questa volta, nel nuovo romanzo intitolato «Malinconico blues» (Einaudi, da oggi in libreria), l’antieroe del foro salernitano si produce in calembour, giochi di parole, battute, scambi e dialoghi dal ritmo frenetico.
Un notevole contrasto con la sua tendenza all’inazione e all’indolenza. Tendenza che peraltro avrà modo di mostrare anche nel nuovo episodio di una serie ormai consolidata, premiata dai lettori e dagli spettatori che ne seguono la trasposizione televisiva con Massimiliano Gallo nei panni del protagonista.
Per questa sua natura incline a tergiversare, a non prendere decisioni, stavolta Malinconico fa imbestialire perfino il suo spelacchiato angelo custode, singolare creatura che si materializza nei momenti topici della storia lasciando qua e là una scia di afrore non proprio piacevole.
È il mondo di De Silva, dove vincono il paradosso e l’ironia, gli angeli non sono per nulla celestiali e capita invece che le donne bellissime si innamorino (o prendano in simpatia) lo scalcagnato avvocato.
L’intreccio che De Silva ha costruito nel nuovo romanzo è poco poliziesco, non ci sono assassini o crimini efferati, c’è però un caso che arriva in tribunale dopo essere passato per la gogna social: si tratta di un certo attore Bellissimo (in questo caso, di nome e di fatto) e di una violenza vera o presunta. A partire da questo episodio, l’autore mette in campo tutta la sua competenza di attento analista della società contemporanea.
Ci sono infatti molti dei temi dei quali De Silva spesso scrive anche sui giornali: l’uso inadeguato dei social media, certe derive legislative, la diffusione di una mentalità sempre più retrograda, che va spesso a colpire le donne e perfino la crudeltà verso gli animali. È quindi il fustigatore dei costumi che prevale sul giallista, ma il tutto condito con grande humour. E con uno sguardo acuto e sentimentale insieme sul nostro mondo che cambia: «Non mi piace che chiudano le pasticcerie o i ristoranti, o peggio che cambino gestione, che le edicole scompaiano o si convertano in rivendite di giocattoli, gratta e vinci e ricariche telefoniche, che i sensi unici vengano invertiti (ma perché lo fanno?); non sopporto che un cinema diventi un deposito di casalinghi a marca ignota, che la serrando di un calzolaio si abbassi per sempre, che ai tavolini del bar all’aperto dove passavo ogni giorno non ci sia più una sola faccia che conosco. Capito? Il cambiamento dei luoghi non solo mi addolora, mi offende. Per questo parlo di nostalgia cretina».
In questo «blues» che risuona tra aule di giustizia e schermi televisivi avviene poi un evento quasi mai accaduto prima a Malinconico: un colpo di fortuna. O meglio, quello che per molti sarebbe considerato tale. Non per il nostro avvocato, però, che come si sa è piuttosto anticonformista. E si ritrova dunque di fronte a scelte difficili, che rischiano di cambiargli la vita e i connotati. E per fortuna Malinconico prova a resistere, perché a noi piace così com’è, tanto più che in questo romanzo ho avuto la sorte di fargli una telefonata.
De Silva lo riporta fedelmente: ovviamente l’avvocato non azzeccava mai il mio nome, ma sappiamo che è una sua peculiare caratteristica. Malinconico però non ha voluto rispondere alle mie domande, come suo solito si è sottratto ed è scivolato via con la sua aria stralunata. Ma vi assicuro che ci riproverò e porterò a casa l’intervista, la prossima volta.
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