Ambra riporta Stefano Benni al Duse: «Mi diceva "mi sembra di non averlo scritto io per quanto fa ridere"»
Corriere della Sera - Cultura

Ambra riporta Stefano Benni al Duse: «Mi diceva "mi sembra di non averlo scritto io per quanto fa ridere"»

Martedì 22 settembre 2026
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L'attrice romana torna sul palco bolognese con «La misteriosa scomparsa di W», questa volta nel doppio ruolo di attrice e regista. «Stefano è stato una delle prime scelte autonome in materia di libri, gli devo tanto perché mi ha resa tra le persone che più chiamava per andare a leggere i suoi testi freschi ancora di stampa»

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Ambra riporta Stefano Benni al Duse: «Mi diceva "mi sembra di non averlo scritto io per quanto fa ridere"»

di Paola Gabrielli

L'attrice romana torna sul palco bolognese con «La misteriosa scomparsa di W», questa volta nel doppio ruolo di attrice e regista. «Stefano è stato una delle prime scelte autonome in materia di libri, gli devo tanto perché mi ha resa tra le persone che più chiamava per andare a leggere i suoi testi freschi ancora di stampa»

Ambra Angiolini a teatro con il monologo «La misteriosa scomparsa di W» (Serrani)

Pezzi di plastica, macerie, scarti. E lei, fuori dal coniglio esploso, non si sente a posto. La misteriosa scomparsa di W, monologo di Stefano Benni strettamente legato ad Ambra Angiolini, è tornato. Dopo averlo rappresentato dal 2009 con la regia di Giorgio Gallione, ora lo riprende curandone anche la regia. Dopo il debutto estivo a Ravenna Festival, è atteso al Teatro Duse il 25 e 26 settembre (ore 21. Info 051-231836). «Un soliloquio di gruppo» con le composizioni di Dardust, le creazioni di Cracking Art, le scene di Chiara Modolo e Marco Filibek light designer.

Come si sente a portare un testo di Benni nella città di Benni?
«Pronta, prontissima».

È stato uno dei suoi primi spettacoli a teatro.
«Sì, anche se molto prima, con Menecmi, il regista Nicasio Anzelmo mi ha tenuta a battesimo».

Giusto, ricordiamolo.
«Si sa, il teatro non fa copertina. Se hai la cellulite invece, allora sì! In questo Benni aveva già capito tanto, anche di quello che fa ridere me e questo mondo di contraddizioni».

Perché riprenderlo?
«Essendo un testo che conosco tanto bene, ho pensato che potesse essere giusto poter dire la mia in quanto donna 49enne, in grado di intendere e di volere e con una certa autonomia economica. La regia nel mio caso è una possibilità, ed è bello dire la propria avendo già fatto questo spettacolo con un signor regista, Giorgio Gallione, che ha diretto Oliva Denaro, altro monologo stupendo che il Duse ha abbracciato con forza». 

Oliva Denaro, Duse, Bologna: come si dice, tanta roba.
«Si torna a casa al cubo. Bello e terrificante com’è giusto che sia. Le due cose devono andare sempre insieme. Se fosse solo bello o solo terrificante mancherebbe la scossa».

La grandezza del testo?
«Stefano è stato meraviglioso perché quando lo ha scritto, meglio di maghi e sedicenti tali, aveva previsto il futuro. Il testo parla della perdita di sé e della ricerca disperata di ritrovarsi e di affermare la propria unicità. È come certi profumi: le prime fragranze le senti dolci, quelle di mezzo sono strutturate, l’ultima è terra. Mai fermarsi alla prima spruzzata».

Si parla anche di corpo non conforme…
«Ho capito che le persone che autorizzano il conforme hanno smesso di volersi fare domande. Io invece me ne faccio tante, continuerò a farmene e morirò in un punto interrogativo. Non ho l’ambizione del punto esclamativo. Non voglio stare dentro contenitori che non mi contengono».

In fatto di contenitori, quel coniglio è protezione o gabbia?
«Nella versione di Gallione era più inquietudine. Con Cracking Art abbiamo azzardato il subconscio. Come ne La storia infinita, può essere cavallo alato, terrore del ricordo, protezione, ricerca. Un posto dove andare a cercare dove ci si perde».

La scena è affollatissima.
«Volevo un patchwork di tante esperienze. Un collettivo in cui ognuno dice la sua».

Domanda obbligata: Stefano Benni per lei?
«È stato una delle prime scelte autonome in materia di libri e letteratura. Gli devo tanto per aver indirizzato lo sguardo sul suo libro senza imposizioni. Mi ha resa tra le persone che più chiamava per andare a leggere i suoi libri freschi ancora di stampa. Quando leggevo mi diceva: mi sembra di non averlo scritto io per quanto mi fa ridere. Questo mi riempiva il cuore».

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