Diversità in Vacca
Diversità in Vacca
di Massimo Gramellini | 22 settembre 2026I tuoi preferiti
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Dovendo scegliersi un consulente per il cinema, il ministro Giuli si è guardato allo specchio. E, accanto a un bellissimo uomo con la barba che gli piace da impazzire, ne ha visto un altro con un metro intorno al collo e gli spilli in mano: il suo sarto. Quando si dice «una nomina cucita su misura». Intendiamoci, qualunque cosa pensiate del look del ministro, Domenico Vacca è uno stilista che bazzica il mondo del cinema e ha dunque l’autorevolezza per suggerire a Giuli quale serie guardare la sera su Netflix. E poi la sua consulenza è gratuita, per quanto la nuova veste ministeriale gli consegni un potere che non potrà non influire sulla sua carriera.
Qualcuno ha gridato allo scandalo, ma nessuno può affermare in buona fede che si tratti di uno scandalo nuovo. Giuli non si è inventato nulla. L’amichettismo è praticato da sempre in modo sistematico a sinistra, e senza troppe distinzioni tra incarichi pubblici e privati, perché da noi lo Stato non è di tutti, ma solo di chi lo occupa in quel momento. Però magari si pensava che la destra sociale non si sarebbe comportata proprio come l’esecrato «sinistrume» dei salotti. Nei settant’anni in cui è rimasta in anticamera, si è vantata della sua diversità, l’ha proclamata, addirittura teorizzata. Lo stesso Giuli, nel suo unico discorso tradotto in italiano, esortava i giovani all’anticonformismo, a non fare quello che fanno tutti. Evidentemente si è dimenticato di dirlo a sé stesso, o forse quando parla non si capisce neanche lui.
22 settembre 2026
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