Tetto agli stranieri in classe, il sociologo: «L'idea buonista della sinistra secondo cui i bambini imparano tutti e spontaneamente la lingua è sbagliata»
Corriere della Sera - Cultura

Tetto agli stranieri in classe, il sociologo: «L'idea buonista della sinistra secondo cui i bambini imparano tutti e spontaneamente la lingua è sbagliata»

Lunedì 21 settembre 2026
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Scuola, il dibattito sulla proposta del Governo sul tetto massimo del 30% degli studenti in classe. Dalla Zuanna: «Vanno potenziate le sezioni con programmi dedicati e risorse specifiche, fino alla padronanza linguistica»

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Tetto agli stranieri in classe, il sociologo: «L'idea buonista della sinistra secondo cui i bambini imparano tutti e spontaneamente la lingua è sbagliata»

di Francesco Chiamulera

Scuola, il dibattito sulla proposta del Governo sul tetto massimo del 30% degli studenti in classe. Dalla Zuanna: «Vanno potenziate le sezioni con programmi dedicati e risorse specifiche, fino alla padronanza linguistica»

Il problema è lì. Basta farsi un giro alla media Zanella, Padova, Arcella, dove a settembre 2025 le nuove prime classi avevano più figli di immigrati che italiani. O in certe scuole del veronese o di Marghera. O nell’arcinoto Istituto Giulio Cesare di Mestre, dove alla scuola dell'infanzia, tra i 250 iscritti, la maggioranza è di origine bengalese. Insomma, quando chi non capisce l'italiano è numeroso l'integrazione rischia di diventare emarginazione. 

«Si imparano le basi per sopravvivere»

Ma si fa presto a dire «tetto del 30%», come annuncia il Governo. «A che cosa?», si chiede il sociologo Gianpiero Dalla Zuanna. «Più che di ‘stranieri’ parlerei semmai di bambini e ragazzi che l’italiano non lo parlano, o lo parlano malissimo, magari perché sono appena arrivati. E allora: nelle nostre scuole i corsi di alfabetizzazione esistono già, ma in modo molto discontinuo. Cioè secondo la capacità dei singoli istituti di raccogliere fondi. Manca una strategia nazionale, a differenza di quanto avviene per gli studenti con disabilità. Sarebbe bello se dai proclami si decidesse di prendere sul serio la questione. È evidente che l'idea buonista della ‘sinistra delle meraviglie’, secondo cui i bambini imparano tutti e spontaneamente la lingua, è sbagliata: si imparano le basi per sopravvivere, ma ci si ferma lì. Oltre alle cinquecento parole di uso quotidiano servono le altre diecimila del vocabolario, necessarie per fare discorsi specifici. È lo stesso problema che avevano i nostri emigrati negli Stati Uniti o in Australia». 

L'ipotesi classi separate

Ma è anche evidente che non puoi portare in giro in bus studenti di estrazioni diverse per mescolarli. E allora come fai? «Nelle scuole con un'alta concentrazione di alunni stranieri vanno potenziate le sezioni con programmi dedicati e risorse specifiche, fino alla padronanza linguistica». Non le si chiami «classi separate», ok. Ma un percorso temporaneamente differenziato, per colmare le lacune. Giorgia Meloni parla dell'obbligo di imparare l'italiano per i genitori. «Anche qui il problema è reale, ma non vendiamo soluzioni semplici. In Italia l'attività di insegnamento per adulti è imponente», ricorda Dalla Zuanna, «coinvolge centinaia di migliaia di persone. Il punto è che queste iniziative funzionano non tanto con gli obblighi, ma se a una persona che finisce di lavorare alle sette di sera dai un incentivo, ad esempio accelerando il rilascio del permesso di soggiorno. E poi è fondamentale organizzare corsi al mattino per le casalinghe straniere, per venire incontro ai loro orari e per ragioni culturali: è improbabile che donne sottoposte a un patriarcato feroce escano alla sera con la libertà che vorremmo». Insomma: agire, ma secondo la realtà. Vasto programma.

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21 settembre 2026 ( modifica il 21 settembre 2026 | 21:07)

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