Scienza, etica e diritto: perché la ricerca deve avere limiti
il compito del diritto è proprio quello di porre dei limiti non oltrepassabili. Non si tratta di negare il progresso, qualunque cosa vogliamo intendere per tale, né di immaginare che la ricerca scientifica debba arrestarsi, ma di conservare dei valori e degli scopi
Pensioni di reversibilità, dal 2027 salgono gli importi: ecco come cambierà l’assegno
Scienza, etica e diritto: perché la ricerca deve avere limiti
Niccolo Nisivoccia | 21 settembre 2026il compito del diritto è proprio quello di porre dei limiti non oltrepassabili. Non si tratta di negare il progresso, qualunque cosa vogliamo intendere per tale, né di immaginare che la ricerca scientifica debba arrestarsi, ma di conservare dei valori e degli scopi
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
È di questi giorni la notizia del ricercatore che si è dimesso da Anthropic per motivi etici: l’intelligenza artificiale, ha detto, mette a rischio l’umanità. È un gesto che rievoca la scomparsa, nel 1938, di Ettore Majorana, se è vero quello che della scomparsa di Majorana aveva teorizzato Sciascia: e cioè che Majorana avesse deciso di sparire come forma di rifiuto contro le possibili derive delle ricerche sulla fisica nucleare che da anni svolgeva a Roma insieme agli altri cosiddetti «ragazzi di via Panisperna», guidati da Enrico Fermi. Da lì a poco Hiroshima e Nagasaki sarebbero state distrutte dalla bomba atomica.
La questione in gioco è la medesima: il fondamento etico della scienza. La ricerca può ritenersi svincolata dalla morale? Vale tutto, nella ricerca, quali che siano gli usi ai quali poi saranno destinati i suoi risultati? La ricerca trova solo in sé stessa il proprio senso? Gesti come quelli del ricercatore di Anthropic o di Majorana, nell’interpretazione di Sciascia, oppongono un no a queste domande: la scienza non può ritenersi neutrale.
Quel che è certo, in ogni caso, è che a non poter ritenersi neutrale è il diritto. Se da sole, senza controllo, la scienza e la tecnica rischiano di sovrastarci, di divorarci (di depredare il mondo, per citare Gandhi), il compito del diritto è proprio quello di porre dei limiti non oltrepassabili. Non si tratta di negare il progresso, qualunque cosa vogliamo intendere per tale, né di immaginare che la ricerca scientifica debba arrestarsi, ma di conservare dei valori e degli scopi.
Un diritto che accettasse l’espulsione da sé di valori e scopi, scriveva Stefano Rodotà in La vita e le regole, nei primi anni Duemila, sarebbe un diritto mutilato. Erano gli anni della pecora Dolly, nata per clonazione nel 1997. All’indomani di quell’annuncio molti Paesi europei avviarono un lavoro che sarebbe scaturito in un protocollo aggiuntivo alla Convenzione del Consiglio d’Europa sui diritti dell’uomo, il cui articolo 1 vieta qualunque genere di intervento finalizzato a creare esseri umani geneticamente identici ad altri esseri umani vivi o morti. In questo dovrebbe consistere l’equilibrio: nella libertà della ricerca, ma in una direzione che comunque preservi la nostra umanità, la nostra unicità.
21 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Christoph Heusgen E Mariangela Zappia *