I viaggi di Giovanni Comisso, «l'ultimo ad amare la vita»: dall'Europa all'Africa del Nord fino al Giappone, una rilettura degli articoli del giornalista
Il saggio «L’ultimo ad amare la vita» di Giacomo Carlesso riscopre i reportage dello scrittore trevigiano: dal Giappone all’Eritrea, curiosità e poco esotismo
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I viaggi di Giovanni Comisso, «l'ultimo ad amare la vita»: dall'Europa all'Africa del Nord fino al Giappone, una rilettura degli articoli del giornalista
di Pierluigi PanzaIl saggio «L’ultimo ad amare la vita» di Giacomo Carlesso riscopre i reportage dello scrittore trevigiano: dal Giappone all’Eritrea, curiosità e poco esotismo
Nel 1967, due anni prima di morire, in un articolo intitolato «Vita invidiabile», Giovanni Comisso tracciava l’essenza del suo scrivere: «Nella mia lunga carriera di giornalista pare… che io abbia scritto degli articoli da tutte le parti del mondo per far vedere che potevo in quei tempi godere smisuratamente la vita». La narrazione derivata dai viaggi occupa un posto centrale nella produzione letteraria dello scrittore trevigiano (1895-1969) ed è quella in cui le pagine trasmettono la più spontanea forza della sua scrittura, quella che GiacomoDebenedetti chiamava la «vera invidiabile bellezza della vita». Viaggiare era la sua «forma culturale di essere», come scrisse di lui Guido Piovene e nel libro L’ultimo ad amare la vita. Comisso e il viaggio (Ronzani Editore) lo studioso Giacomo Carlesso ci guida a leggere in questa chiave lo scrittore.
A una prima parte introduttiva, dedicata ai viaggi parigini, segue quella degli itinerari in Europa e Nord Africa con articoli apparsi sulla Gazzetta del Popolo nel 1929, che fanno preludio al tour intrapreso come inviato del Corriere della Sera tra il dicembre 1929 e il luglio 1930, intorno al quale gravitano l’esotismo e l’affermazione dell’identità nel Diverso. Sebbene i racconti di viaggio di Comisso registrino sia l’esperienza diretta sia trasposizioni liriche che diventano qualcosa di Altro, ci piace ricordare l’accadimento che rese possibile lo sviluppo di questa narrativa: l’incontro con il Corriere. Le intese tra Comisso e il Corriere avvengono dopo l’estate del 1929 e prevedono che lo scrittore parta con un piroscafo della Cosulich per un mese di soggiorno in Giappone (Kobe, Yokoama, Tokio, Sakata…), due in Cina (Pechino, Shangai…) e la stesura di venti articoli per mille e cinquecento lire ad articolo.
È un accordo al quale Comisso aggiunge un addendum che rivela il suo carattere: «Si intende che è in nostra facoltà di cambiare l’itinerario del viaggio secondo le esigenze che potranno sopravvenire». Scrive 38 articoli e appena tornato a casa, il 29 ottobre sottopone al direttore del Corriere Aldo Borelli il progetto per un secondo colossale, viaggio: partenza da Brindisi per Singapore con piroscafo del Lloyd toccando le Indie olandesi, Sumatra, Giava, Borneo, Celebes, Bali, Flores, Nuova Guinea, Isole Salomone, Samoa, Tahiti. Da Tahiti partenza per il Pacifico (con le Messaggerie Marittime) per sbarcare a Panama, Cuba, Santo Domingo e da lì il rientro in Europa. Totale sei mesi. Carlesso aiuta a comprendere la distanza tra i reportage giornalistici che nascono da questi viaggi, le lettere e le opere che ne derivano, come Cina-Giappone (1932) e Amori d’Oriente (1949). Mentre il reportage è condizionato dalle regole giornalistiche, e contrassegnato dal ridimensionamento dell’esotismodisatteso alla vista dei paesaggi, «nel romanzo si assiste a un progressivo riconoscimento dell’Oriente, in quanto simbolo del Diverso, che viene a configurarsi per Lorenzo quale spazio ideale dove godere con i suoi sensi illimitatamente».
Sul Corriere viene pubblicato anche un reportage dall’Eritrea nel quale, con vivida freschezza, Comisso racconta la caccia alla gazzella: «I cacciatori avanzano a raggera nascondendosi dietro ai cespugli. Tra uno scenario e l’altro di acacie, passa lontano un gruppo di gazzelle agile e lieve: ci sentono, si fanno curiose, erte le teste sui colli gentili, guardano i cacciatori avanzare, passano dietro le acacie, riappaiono sul terreno verde, sono sette, otto, dieci: i cacciatori sparano, due cadono e si dibattono, le altre fuggono veloci». Negli anni Cinquanta e Sessanta seguiranno altri viaggi per numerose testate – dal viaggio in Austria del 1951, apparso contemporaneamente sulla Gazzetta del Popolo e sulla Nazione, al viaggio in Jugoslavia del 1963, pubblicato inizialmente sul Gazzettino. Per Carlesso nell’ultimo Comisso, il significato esistenziale assunto dal viaggio approda «gradualmente da una dimensione fisica a una più mentale e immaginaria».
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