Quote e bambini, parole incompatibili
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Quote e bambini, parole incompatibili
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Caro Aldo,
un tetto del 30% di alunni stranieri per classe per «tutelare la qualità». Ma perché non estendere allora la misura al mercato del lavoro anche nei settori dove gli stranieri sono la stragrande maggioranza? Il Paese si scoprirebbe finalmente più identitario o, più semplicemente, bloccato?
Dino Poggi
Sono un prof e rilancio: perché non rimettere mano alla proposta di dare la cittadinanza ai figli di immigrati, nati in Italia e che hanno completato un ciclo di studi? Così gli stranieri sarebbero meno e si cancellerebbe questa legge ingiusta che dà loro la cittadinanza solo a 18 anni.
Andrea Zanello
Cari lettori,
quando sento associare i bambini a quote mi preoccupo. I bambini sono tutti uguali. Poi ci saranno i più intelligenti, i più volenterosi, i più belli, i più svegli, i più bravi in matematica e i più bravi in storia; ma hanno tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri. Non solo. Gli europei per legge vanno considerati come gli italiani. Ma credo che in base all’articolo 3 della Costituzione debbano essere considerati come gli italiani anche gli extracomunitari. È vero che un tetto del 30% di alunni stranieri era già stato introdotto dalla ministra Gelmini, ma di fatto non è mai stato applicato. Anche perché le classi con oltre il 20% di stranieri sono mille su trecentomila.
Negare la cittadinanza fino a diciott’anni e oltre a chi è nato qui ed è di madrelingua italiana, additarlo come uno straniero e poi trasferirlo in un’altra classe perché non rientra nelle quote previste mi pare un’ingiustizia. Non possiamo adottare lo ius soli, perché l’Italia è terra di transito; ma possiamo riconoscere la cittadinanza a chi completa un ciclo di studi.
Poi certo la questione esiste. L’integrazione si fa anche e soprattutto a scuola. E mi chiedo che cosa interessi ai figli degli immigrati della storia, della letteratura, della cultura italiane. Eppure dobbiamo fare di tutto per trasmetterli, quei saperi e quei valori, ai figli degli immigrati come ai nostri figli. In fondo Virgilio e Michelangelo, Dante e Galileo, Ariosto e Verdi, la Roma antica, il Rinascimento, il romanticismo hanno parlato agli uomini di ogni luogo e di ogni epoca.
21 settembre 2026 ( modifica il 21 settembre 2026 | 19:16)
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