Dylan Dog compie 40 anni: «Il segreto? Si tratta di un personaggio senza pace»
Il bellunese Piero Dall’Agnol è uno dei disegnatori : «Le sue avventure non hanno mai un finale»
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Dylan Dog compie 40 anni: «Il segreto? Si tratta di un personaggio senza pace»
di Francesco VerniIl bellunese Piero Dall’Agnol è uno dei disegnatori : «Le sue avventure non hanno mai un finale»
Giacca nera, camicia rossa e jeans; ombroso e magnetico, Dylan Dog compie 40 anni. Era il 26 settembre del 1986 quando il personaggio Bonelli creato da Tiziano Sclavi debuttava in edicola con L’alba dei morti viventi, destinato a diventare un fenomeno di costume. Uno dei disegnatori storici è il bellunese Piero Dall’Agnol, 63 anni appena compiuti, che ha debuttato sulla testata con il numero 34, Il buio, nel 1989, e da allora ha disegnato 32 storie dell’«Indagatore dell’incubo» per Bonelli.
Che cosa rappresentò, quarant’anni fa, l’arrivo di Dylan Dog nel fumetto italiano?
«All’epoca è stato rivoluzionario. Un caso editoriale davvero incredibile. La sua fortuna è stata anche il tempismo. Il primo numero è uscito proprio durante il boom del cinema horror, una vera e propria moda negli anni Ottanta. Altro motivo: la scrittura di Tiziano Sclavi, una ventata di innovazione. Comunque ricordo che nessuno si aspettava un successo simile, neppure in Bonelli: ha sorpreso davvero tutti. Forse il suo segreto era ed è che non ha mai una fine, il caso si chiude ma non c’è una vera e propria chiusura. Ogni finale non è un vero finale, rimane in sospeso».
Dopo 37 anni, che cosa ama ancora di Dylan Dog?
«Lo amo perché mi ha dato la prova che potevo vivere della mia passione. Uso la parola amore perché disegnare l’”Indagatore dell’incubo” non è una cosa per niente facile. Certo, all’inizio porta un po’ di fama e un po’ di soldi, ma a lungo andare tutte quelle storie così nere incidono, non solo sul lavoro, e scavano dentro».
È per questo che tra il 2008 e il 2012 sulla serie regolare ha disegnato un solo albo, «Programma di rieducazione»?
«Tra i motivi della pausa dalla testata c’è anche la depressione di cui ho sofferto per anni».
Perché, dopo 40 anni, Dylan Dog è ancora tra i fumetti italiani più venduti?
«Perché ancora tantissimi lo amano. Questo è incredibile se si pensa che chi ha preso in edicola il primo numero ormai ha superato i cinquant’anni. Quello è lo zoccolo duro dei lettori ma, per fortuna, molti che l’hanno amato sono riusciti a passare la propria passione ai figli. Oggi comunque è molto difficile intercettare i ragazzi: sono più portati per il computer e i social, non amano leggere e vedere film. Temo che saremo l’ultima generazione che comprerà i fumetti».
Dylan è sempre lo stesso personaggio, ma ogni disegnatore finisce per costruirne uno proprio. Qual è il «suo» Dylan Dog?
«Il mio Dylan Dog ha un fascino quasi magnetico, ma è uno che non ha mai pace. Graficamente, in questi decenni, il mio Dylan è cambiato tantissimo; non ho mai smesso di lavorare su di lui e credo che traspaia molto il mio amore per la Secessione viennese. Credo di non aver mai disegnato un numero uguale all’altro. Anzi, proprio perché sono in continua evoluzione anche all’interno dello stesso numero c’è un’evoluzione del personaggio».
Che futuro si augura per Dylan Dog?
«Personalmente spero che le future storie non continuino a utilizzare gli stessi schemi: oggi serve che Dylan si evolva, che ci sia più indagine psicologica sul personaggio e che si approfondiscano personaggi come Groucho. Dylan Dog oggi dovrebbe essere una specie di tramite tra la fantasia, l’orrore e la realtà».
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21 settembre 2026 ( modifica il 21 settembre 2026 | 17:15)
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