«Da Pietro» a Verona, il ristorante amato dai Pooh e Cocciante chiude dopo 40 anni: «Ho portato il mare in città»
Il titolare Pietro Marras che dalla Sardegna ha aperto l'attività in Veneto: «Avrei continuato, ma gli acciacchi...»
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«Da Pietro» a Verona, il ristorante amato dai Pooh e Cocciante chiude dopo 40 anni: «Ho portato il mare in città»
di Marianna PelusoIl titolare Pietro Marras dalla Sardegna ha aperto l'attività in Veneto: «Avrei continuato, ma gli acciacchi...»
Pietro Marras
Se i muri di via Esperanto 2 potessero parlare, racconterebbero delle cene di Pino Daniele, arrivato in compagnia di Fiorella Mannoia, delle visite assidue di Riccardo Cocciante, o dei tavoli imbanditi per i componenti dei Pooh. Racconterebbero anche di campioni dello sport, imprenditori e politici, delle fotografie che negli anni hanno riempito le pareti e di quella Sardegna che Pietro Marras ha portato a Verona attraverso il pesce, la fregola, la bottarga e un modo tutto suo di stare tra i clienti. Oggi, però, «Da Pietro» serve gli ultimi piatti: dopo oltre quarant’anni il ristorante di Borgo Roma chiude e Marras, 78 anni, lascia la cucina che ha condiviso per una vita con la moglie Fiorenza Berzaccola.
La storia del locale
Questa storia comincia a Padria, nel Sassarese, dove Pietro nasce il 24 marzo 1948. Ha appena tredici anni e mezzo quando lascia la Sardegna per Torino: in casa sono tanti, il padre ha bisogno di aiuto e per lui arriva presto il momento di lavorare. «Ho cominciato come lavapiatti e non me ne vergogno» esordisce. È il 1961 e la formazione di un cuoco passa soprattutto dalle cucine: si lavora da mattina a sera, dove sono direttamente i maestri chef a insegnare tecnica, disciplina e mestiere. «Una volta bisognava girare tanto per imparare, carpendo segreti di qua e di là» ricorda Marras, che negli anni accumula esperienze a Peschiera, Padova, sul lago di Como e in Germania, prima di tornare in Sardegna, al Faro di Porto Conte vicino ad Alghero, dove lavora per quattro anni. Mentre è a un passo dal diventarne il capocuoco, arriva la proposta che gli cambia la vita: Ruggero, storico ristoratore accanto alla Fiera di Verona, lo vuole nella sua brigata a ogni costo, tanto da mandare un piper fino in Sardegna per convincerlo a partire. «Mi son detto: ma guarda quanto mi vuole questa persona qui, e ho detto sì» sorride Pietro, ricordando quel gesto che segna il suo arrivo definitivo a Verona.
Il grande salto nel 1984
Da Ruggero rimane per sette anni e proprio lì conosce Fiorenza, giovane veronese di Quinzano e cliente abituale del ristorante, che entra nella sua vita per non uscirne più. È lei, nel 1984, a spingerlo al grande salto: aprire un locale tutto loro. Scelgono un’ex tabaccheria in via Esperanto. I soldi bastano appena per la licenza, Pietro ricorda di aver dormito nel locale, di aver raccolto le siringhe abbandonate nei dintorni e di aver attraversato «due anni terribili» prima che il ristorante cominciasse davvero a ingranare. «A Verona, in quegli anni, molti partivano in pullman verso Venezia per mangiare pesce, così decisi di accorciar loro il viaggio, portando il mare in città» sorride. I sacrifici pagano. Insieme a Fiorenza, e alla fedele Adriana in sala da ormai ventotto anni, Pietro costruisce un impero del gusto, diventato punto di riferimento per l’intera squadra del Chievo, ma anche per leggende del ciclismo come Eddie Merckx, Gianni Bugno e Vittorio Adorni, fino a magistrati e politici. «Anche Silvio Berlusconi aveva scelto di mangiare qui con dirigenti Fininvest, ma la serata saltò perché mancavano le telecamere. Una questione di sicurezza - dice, facendo spallucce –. Invece Ugo Tognazzi avrebbe voluto inserirmi nel circuito del Buon Ricordo, ma pretendeva sconti esagerati». Pietro rifiutò l’offerta senza troppi rimpianti, la stessa inflessibilità mostrata di fronte alle moderne lusinghe della televisione, da MasterChef ai salotti di Antonella Clerici: «Conosco gente che è andata in tv, che non sapeva neanche mettere le mani su una padella».
Il paradosso gastronomico
Diventato per Verona l’ambasciatore indiscusso della cucina di mare, capace di far innamorare i clienti con i suoi spaghetti alle vongole veraci e bottarga, con la cernia alla vernaccia profumata, la rana pescatrice e il cocktail di gamberi, Pietro cela in realtà un clamoroso paradosso gastronomico: «Il mio piatto preferito? L’arrosto di carne. Ne faccio di memorabili». Anche perché, precisa «io non sono un cuoco di pesce – chiosa – sono un cuoco e basta. Cucino tutto». Ora a fermarlo è il fisico. Dopo un delicato intervento alla colonna vertebrale, Marras ha dovuto accettare l’idea di chiudere: «l’ho dovuto fare, altrimenti avrei continuato a stare in cucina». Alla domanda su cosa farà da domani, risponde senza sentimentalismi: «A casa c’è tanto da fare». Ci sono due giardini, gli acquerelli da riprendere e la chitarra da imbracciare, con l’accordatura abbassata di due ottave, per intonare gli antichi canti sardi della sua amata isola.
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21 settembre 2026 ( modifica il 21 settembre 2026 | 16:30)
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