Il direttore artistico del Locomotiv Gandolfi: «I grandi eventi sono l'opposto di quello che facciamo noi. Bologna è ancora una città musicale»
Corriere della Sera - Cultura

Il direttore artistico del Locomotiv Gandolfi: «I grandi eventi sono l'opposto di quello che facciamo noi. Bologna è ancora una città musicale»

Lunedì 21 settembre 2026
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Al via la nuova stagione del locale di via Serlio: «Stiamo vedendo dei prezzi veramente folli, che vanno ad influenzare anche luoghi come il nostro dove i biglietti sono accessibili»

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Il direttore artistico del Locomotiv Gandolfi: «I grandi eventi sono l'opposto di quello che facciamo noi. Bologna è ancora una città musicale»

di Andrea Tinti

Al via la nuova stagione del locale di via Serlio: «Stiamo vedendo dei prezzi veramente folli, che vanno ad influenzare anche luoghi come il nostro dove i biglietti sono accessibili»

La nuova stagione dei concerti è alle porte. I club cittadini sono pronti per l’ennesima avventura. Tra questi il Locomotiv Club che gode di una direzione artistica collegiale, con a capo Giovanni Gandolfi.

Che stagione sarà quella che aspetta il Locomotiv Club?
«Molto fitta come sempre visto che siamo aperti praticamente tutti i giorni».

Negli anni di apertura è cambiata l’anima del club o è rimasta sempre la stessa?
«Direi che è rimasta la stessa, chiaramente all’inizio avevamo una età per cui la crescita del locale era molto legata alle nostre relazioni, poi col tempo abbiamo acquisito un certo status arrivando ad essere una sorta di “istituzione” tra i club».

Invece, come è cambiato il mondo del live?
«C’è sicuramente una maggiore professionalità a tutti i livelli, mentre per quanto riguarda il pubblico ci sono stati sicuramente dei cambiamenti paralleli al modo in cui si ascolta la musica oggi e al modo in cui avviene la promozione».

Quali ripercussioni ha avuto la stagione del Covid sul locale?
«Ovviamente ripercussioni negative ma abbiamo avuto il coraggio di ripartire non appena le regole l’hanno consentito e in questo senso siamo stati un caso abbastanza unico in Italia, anche grazie alla vicinanza diretta che abbiamo con molti artisti».

Nel panorama bolognese dove si colloca il Locomotiv?
«In Bolognina. Scherzi a parte, direi che abbiamo una dimensione ideale e abbastanza unica in città, le altre realtà sono più piccole oppure più grandi. Inoltre ci capita spesso di organizzare concerti anche al di fuori delle nostre mura».

Il pubblico del Locomotiv è un monolite compatto?
«No, è estremamente variegato. A livello anagrafico parliamo di una fascia molto ampia che va dai 18 ai 70 anni e proviene da tutta Italia, perché spesso organizziamo uniche date nazionali, ma abbiamo anche una buona fetta di pubblico internazionale».

Bologna è veramente una città musicale?
«Lo è ancora. Confrontandosi con le realtà di altre città lo si capisce, anche se non è paragonabile alla situazione che avevamo vent’anni fa».

Cosa necessita al Locomotiv per continuare la sua vita?
«Ci sono iniziative legate ai live club che speriamo portino linfa al settore, chiaramente — specie se si vogliono fare proposte che abbiano valore culturale non necessariamente incatenati ai numeri — è fondamentale un sostegno istituzionale».

Qual era l’obiettivo quando è nato il Locomotiv Club?
«La longevità è sicuramente un indicatore importante rispetto al raggiungimento dell’obiettivo principale che è la sopravvivenza. Ma anche quello di essere un club riconosciuto in Italia e all’estero è un risultato che possiamo affermare di aver raggiunto».

Cosa ne pensa dei grandi eventi?
«Che sono l’opposto di quello che facciamo noi».

E della escalation del prezzo dei biglietti?
«C’è un fattore legato all’aumento dei costi che è sicuramente una delle cause principali, in certi casi, però, stiamo vedendo dei prezzi veramente folli, che vanno ad influenzare inevitabilmente anche luoghi come il nostro dove i biglietti sono accessibili».

Una parola per descrivere il club.
«Essendo un live club diciamo che la parola “live” la utilizziamo abbastanza spesso in vari contesti».

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