Tutti divisi verso le urne gli italiani su cosa voteranno?
Tutti divisi verso le urne gli italiani su cosa voteranno?
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(SOLINAS)
Caro direttore,
i partiti in Italia non stanno messi tanto bene e l’anno prossimo si vota. Il Pd è diviso al proprio interno, c’è chi sostiene la segretaria Schlein e chi più o meno sotterraneamente la contesta. Grillo è tornato a parlare contro i Cinque Stelle, la «sua» creatura che gli ha voltato le spalle. La Lega è spaccata, tra i governatori del Nord e il leader Salvini c’è un solco che si allarga di giorno in giorno nonostante si cerchi di mettere il silenziatore alle polemiche interne. Forza Italia ha correnti e interessi che faticano a stare insieme. Fratelli d’Italia sembra immune da tutto questo, anche se mai fidarsi di cosa cova sotto la cenere. Insomma, ogni coalizione ha qualche grattacapo, chi più chi meno. E, litigando litigando, si va verso le elezioni. E di programmi? Nessuno parla, il rischio è quello di far venire a galla ancora più divisioni.Luisa Colombi
Cara Colombi,
In pochissimi giorni tutte le divisioni e le contraddizioni che lei elenca sono diventate sempre più visibili e deflagranti. Da Pontida, con i salviniani e i nordisti sempre più distanti, alla kermesse dei Cinque Stelle di Conte, con una sfilata di protagonisti che hanno contestato le posizioni della maggioranza del Pd in politica estera. Siamo in attesa, sempre per il M5S, delle parole di Beppe Grillo, il padre ripudiato del Movimento, che probabilmente «bombarderà» i suoi eredi accusandoli di tradimento. Nel Pd il dissenso è più sotterraneo: è evidente però che c’è un pezzo del partito alla ricerca di nuovi equilibri e di un «salvatore» che non li esponga al rischio delle primarie. Non parliamo poi di alcune scelte che non si riesce a definire per le candidature in metropoli decisive come Milano: ognuna delle due coalizioni è lacerata al suo interno e il nome del candidato sindaco, sempre dato per imminente, non arriva sia a destra che a sinistra. È come se improvvisamente stiano venendo al pettine tutti i nodi che non sono stati sciolti: nel centrodestra quello della convivenza tra un’anima moderata e, con tutte le riserve, europeista dello schieramento; nel centrosinistra la costruzione di un’alleanza che abbia un minimo di credibilità programmatica e che non viva solo dello slogan «mandiamo a casa Giorgia Meloni». È difficile che tutto ciò possa portare a qualcosa di buono nella sfida, sempre più vicina, per la prossima legislatura e per il governo del Paese. Coalizioni divise al loro interno, partiti in cui è in atto uno scontro acceso su leadership e programmi non alimentano tante speranze. Naturalmente le formazioni politiche non sono caserme, il confronto anche aspro è un elemento fondante delle democrazie. Ma alla fine agli elettori qualcosa di chiaro in termini di programmi e leader è obbligatorio dirlo. Altrimenti su cosa andremo a votare?
21 settembre 2026
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