Andrea Bianco, l'artista si racconta: «Scolpisco ascoltando il rumore dello scalpello»
Espone a Trento e alla Biennale di Venezia: «L’indole artistica ce l’hai o non ce l’hai»
L'annuncio di Meloni: «Norme per un tetto agli studenti stranieri e divieto di burqa a scuola»
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Andrea Bianco, l'artista si racconta: «Scolpisco ascoltando il rumore dello scalpello»
di Francesco BarbaroEspone a Trento e alla Biennale di Venezia: «L’indole artistica ce l’hai o non ce l’hai»
«Avevo fatto una mostra intitolata “Nonostante”, ossia nonostante sono non vedente, sono arrivato fin qui. Una persona mi ha detto: “Belle le opere, ma ti voglio contestare il titolo: al posto di Nonostante, dovevi chiamarla Grazie”». Andrea Bianco, oggi, commenta così quel consiglio: «Mi ha fatto riflettere, spesso guardiamo solo il lato negativo delle cose, invece, grazie all’incidente, grazie a quello che ho vissuto, sono arrivato all’arte». Bolzanino, 56 anni, Andrea è uno scultore affermato, che esporrà a Trento, al palazzo della Regione, dal 19 settembre all’8 ottobre e dal 2 al 4 ottobre alla Biennale di Venezia al padiglione Granada.
Modellare il legno
«L’indole artistica ce l’hai o non ce l’hai. Ho cominciato a Bolzano con dei corsi e ho proseguito a Pietrasanta, in Toscana». Dopodiché succede una cosa simile al film La maschera di Zorro: Anthony Hopkins seduce Antonio Banderas riportandogli un proverbio: «Quando l’allievo è pronto, il maestro arriverà». Sul cammino di Andrea arriva Nicola Hornaecker: «La prima cosa che mi ha insegnato è stata lavorare in sicurezza, usare lo scalpello senza farsi sempre male». Nicola, il suo maestro, aggiunge: «Ho cercato di guidarlo con la voce. Abbiamo sviluppato un linguaggio personale e unico, anche inventandoci termini per dare ordini su come usare lo scalpello. Con il tempo questo linguaggio è sempre migliorato». L’udito serve ad Andrea anche per modellare il legno: «Molti colpi hanno un rumore diverso; con il suono capisci se stai colpendo il nodo, se c’è una crepa o se sei vicino al bordo».
Le difficoltà concrete
L’attenzione per l’arte, secondo Andrea, «è diminuita perché non è un bene essenziale. Le persone hanno difficoltà concrete, come l’aumento dei prezzi. Cercano di tagliare sulle cose superflue. Ma l’arte è fondamentale. Per natura, tutti saremmo portati a cercare il bello e non è vero che il bello è relativo: si può preferire la carbonara all’amatriciana, ma quello che è buono è buono». Andrea ha anche contattato gli assessori alla disabilità e alla cultura proponendo di avviare dei corsi d’arte a costo zero, ma nessuno gli ha risposto. Secondo lui, le persone disabili hanno bisogno di meno slogan: «A volte c’è ipocrisia da parte della politica. Vengono organizzate delle giornate della disabilità, ma sono parole vuote. Vorremmo risposte concrete».
LEGGI ANCHEBolzano Art Weeks, l’arte diffusa in tutta la città: «Ritrovare un terreno comune tra ecologia e partecipazione sociale»di Lucia Munaro
Il legno che racconta la memoria della foresta: a Bressanone la mostra di Hermann Josef Runggaldierdi Silvia M. C. Senette
20 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA