Intelligenza artificiale, l'imprenditore Stefano Quintarelli: «L'AI non dà risposte giuste ma plausibili. C'è già chi punta a un modello per prevenire gli omicidi»
Corriere della Sera - Cultura

Intelligenza artificiale, l'imprenditore Stefano Quintarelli: «L'AI non dà risposte giuste ma plausibili. C'è già chi punta a un modello per prevenire gli omicidi»

Domenica 20 settembre 2026
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L'informatico veronese ospite a Pordenonelegge: «Perderemo posti di lavoro? Un minimo, ma se ne creeranno altri»

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Intelligenza artificiale, l'imprenditore Stefano Quintarelli: «L'AI non dà risposte giuste ma plausibili. C'è già chi punta a un modello per prevenire gli omicidi»

di Michela Nicolussi Moro

L'informatico veronese ospite a Pordenonelegge: «Perderemo posti di lavoro? Un minimo, ma se ne creeranno altri»

Stefano quintarelli ha presentato il suo libro «La bolla dell'intelligenza artificiale.Tecnologia, euforia e realtà»

«L’intelligenza artificiale? Non dà una risposta giusta, ma plausibile». Parola di Stefano Quintarelli, imprenditore e informatico veronese in questi giorni a «Pordenonelegge, la Festa del libro e della libertà» in programma fino al 20 settembre, per presentare il suo libro «La bolla dell’intelligenza artificiale. Tecnologia, euforia e realtà» (Bollati Boringhieri). L’autore, che al «World AI Cannes Festival», il più importante salone europeo dedicato all’intelligenza artificiale, ha firmato la «Dichiarazione di Cannes sulla sovranità della mente», esplora anche le ricadute sociali e sul mondo del lavoro dell’AI. «Agisce a livello precognitivo e non ce ne accorgiamo — spiega —. Per esempio i Social possono rappresentare per tutti libertà di espressione e scambio di informazioni, in realtà sono strumento di manipolazione della mente e politica, attraverso algoritmi basati sull’intelligenza artificiale che decidono quanto dobbiamo vedere e leggere. Prima uno sceglieva il tipo di Social e i contenuti a seguire, poi sono arrivati gli algoritmi programmati per scatenare emozioni finalizzate a tenere la gente attaccata allo schermo. L’obiettivo è uno solo per le aziende che ci stanno dietro — avverte Quintarelli — fare soldi. Ciò che hanno fatto finora non è nulla rispetto a quello che accadrà: per esempio il governo inglese ha finanziato un modello per prevenire gli omicidi».

Il lavoro

L’altra grande paura è che l’AI possa far saltare molti posti di lavoro. «Una delle narrazioni sbagliate è: saremo tutti disoccupati e l’altra si basa sul pensiero che l’intelligenza artificiale risolverà tutti i problemi — conferma l’imprenditore —. Ora invece ci si sta accorgendo che non c’è distruzione del lavoro, un minimo effetto sì, ma dovrà essere mitigato. Ogni transizione tecnologica comporta una perdita di posti di lavoro, ma ne crea altri e in questo momento l’occupazione non è diminuita». L’informatico ha illustrato l’esempio della Radiologia: un settore stravolto dall’AI, che si pensava avrebbe portato disoccupazione e che invece ha semplificato i processi e aumentato le richieste, portando a una crescita dell’impiego.«Il nodo è il tipo di scolarizzazione diverso — sottolinea Quintarelli — e in questo senso le fasce medie sono le più colpite. Va fatto un lavoro di aggiornamento dei programmi scolastici».

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