Tetto per gli stranieri in classe. Quanti sono e cosa dicono le nuove proposte. Il nodo degli studenti europei (che sono la metà) e dei bambini nati qui
Corriere della Sera - Cultura

Tetto per gli stranieri in classe. Quanti sono e cosa dicono le nuove proposte. Il nodo degli studenti europei (che sono la metà) e dei bambini nati qui

Domenica 20 settembre 2026
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In arrivo in consiglio dei ministri dopo l'annuncio di Meloni. Obbligo di imparare l'italiano anche per i genitori. Gli stranieri sono circa 950 mila, l'11 per cento. Due terzi sono nati qui

L'annuncio di Meloni: «Norme per un tetto agli studenti stranieri e divieto di burqa a scuola»

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Tetto per gli stranieri in classe. Quanti sono e cosa dicono le nuove proposte. Il nodo degli studenti europei (che sono la metà) e dei bambini nati qui

di Gianna Fregonara

In arrivo in consiglio dei ministri dopo l'annuncio di Meloni. Obbligo di imparare l'italiano anche per i genitori. Gli stranieri sono circa 950 mila, l'11 per cento. Due terzi sono nati qui

Le nuove regole sulla distribuzione degli alunni stranieri e il tetto del 30 per cento per classe potrebbero arrivare in Consiglio dei ministri già venerdì, al più tardi tra una settimana. Del resto il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ci sta lavorando da più di un mese e incassa ora la «benedizione» sulla sua linea di politica scolastica. La misura non riguarderà tutti gli alunni classificati come studenti con «background migratorio», che oggi sono circa 950 mila su una popolazione scolastica di 8 milioni: non quelli che hanno il passaporto dell'Unione europea (il 44,4 per cento), non tutti quelli di seconda generazione che spesso già parlano la nostra lingua. 

Gli ultimi dati disponibili sono quelli pubblicati dalla Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla mobilità umana),  all'inizio di settembre e riguardano l'anno scolastico 2024/2025. Allora gli studenti con background straniero erano 931.323, l'11,6 per cento del totale: il 13,7 per cento degli alunni della primaria. il 12,7 della scuola dell'infanzia, il 12,6 per cento delle medie e il 9 alle superiori. 

Di questi i due terzi sono bambini di seconda generazione, cioè vuol dire che sono nati in Italia e frequentano per la stragrande maggioranza già la scuola dell'infanzia: dieci anni fa gli alunni di famiglia straniera nati in Italia erano soltanto il 51,7 per cento della popolazione immigrata. Poco meno della metà degli stranieri (44,4 per cento) nelle nostre classi arriva da altri Paesi dell'Unione europea: la Romania è il Paese dal quale arriva il maggior numero di stranieri. Rumeni, insieme ad albanesi, marocchini ed egiziani sono oltre il 40 per cento della popolazione scolastica non italiana. 

I numeri degli studenti non italiani non sono dunque così alti da rappresentare un'emergenza per il sistema scolastico: sono in crescita costante ma sono state nel tempo attivate politiche di accoglienza nelle scuole e di rafforzamento dell'insegnamento dell'italiano. Sono state finora individuate circa mille classi con una concentrazione sopra il 20 per cento di studenti di prima generazione, 750 circa alle elementari e il resto nelle medie e superiori. Si tratta di un dato che dà la misura del fenomeno: le classi in totale sono più di 300 mila. 

A rendere complessa la gestione del fenomeno può essere in alcune zone del Paese la concentrazione disomogenea dei nuclei familiari stranieri. Il 65 per cento degli studenti non italiani si trova nelle regioni del Nord, in primis in Lombardia dove risiede un quarto degli oltre 900 mila bambini e ragazzi, seguita dall'Emilia Romagna (12,2 per cento) e dal Veneto (10,8). Niente a che vedere con la presenza nelle regioni del Sud che in alcune regioni non sfiora neppure il 5 per cento. La maggior parte degli stranieri sono concentrati nelle periferie delle grandi città e, quando si parla di scuole superiori, negli istituti tecnici e professionali. 

Che cosa prevede dunque la nuova legge che sta per essere varata dal governo? Un tetto del 30 per cento di stranieri per classe era stato già introdotto dalla circolare 2 dell'8 gennaio del 2010, ministro Mariastella Gelmini. Ma le deroghe e la mancanza di coordinamento tra i presidi hanno lasciato il provvedimento inapplicato. Ora sarà una legge a prevedere che gli studenti vanno in prima istanza divisi in tutte le classi di una stessa scuola. Se la scuola non ha un numero sufficiente di classi - un quarto delle elementari in Italia fatica ad avere più di una sezione - la questione passa all'Ufficio scolastico regionale che si occuperà di «smistare gli studenti» nelle altre scuole. Il ministro Valditara ha spiegato che si deve trattare di istituti vicini «non manderò certo uno studente a venti chilometri di distanza», anche perché in questo caso il diritto all'istruzione previsto nella Costituzione potrebbe venire leso. Le nuove disposizioni non si possono applicare a quella metà di studenti che sono di origine europea, perché le norme dell'Unione prevedono l'equiparazione tra studenti europei e dunque è come se fossero italiani. Per quanto riguarda gli studenti con background non europeo, resta la questione di coloro che sono nati e cresciuti in Italia. Per loro il tetto potrebbe non valere se si accerta che sanno l'italiano in maniera sufficiente per averlo appreso alla scuola dell'infanzia o comunque prima di entrare a scuola. L'idea di fondo del provvedimento è infatti quella di intervenire nei casi dove l'ostacolo, più che il passaporto, è la scarsa conoscenza della lingua italiana. Per questo verranno investiti ulteriori fondi sull'apprendimento e verrà introdotta anche la norma che prevede che i genitori devono studiare l'italiano anche loro, una norma che viene mutuata dalla Germania che l'ha già introdotta. 

20 settembre 2026 ( modifica il 20 settembre 2026 | 14:58)

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