La giustizia fai da te e il grande abbaglio
Il popolo del giudizio etnico-immediato non ha né tempo né voglia di capire, e allora un giovane di origini africane rischia il linciaggio perché alcune decine di ragazzi si presentano sotto casa sua per fargliela pagare a modo loro
La giustizia fai da te e il grande abbaglio
Giusi Fasano | 8 febbraio 2026Il popolo del giudizio etnico-immediato non ha né tempo né voglia di capire, e allora un giovane di origini africane rischia il linciaggio perché alcune decine di ragazzi si presentano sotto casa sua per fargliela pagare a modo loro
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Ogni tanto qualcuno ci prova. Accusare un innocente — meglio se africano, o comunque extracomunitario — di qualcosa che un certo immaginario collettivo è propenso a prendere per buono soltanto per via della provenienza geografica del malcapitato. Non si è mai visto nessuno autore — che so — di una violenza sessuale o di un omicidio, calunniare uno svedese, un cinese, un texano, uno del Liechtenstein... L’africano invece sì. Nelle Olimpiadi dei calunniati è un collezionista di medaglie, solo qualche volta assegnate a extracomunitari di altra origine, com’è successo per tanti anni agli albanesi. Questo perché c’è una quantità crescente di persone convinta che dal continente nero importiamo per lo più gentaccia. E così eccolo, un altro campione di calunnia: certo Alex Manna, italiano che a 19 anni trova abbastanza coraggio (ammesso che si possa usare questa parola) per ammazzare l’amica diciassettenne che aveva osato rifiutare le sue avances, ma poi non scova nemmeno una briciola di coraggio per assumersi le sue responsabilità.
Quindi, come la risolve? Prima di crollare davanti a un racconto che non sta in piedi, accusa un ragazzo di origine africana che, adottato da una famiglia del paese, è noto per i suoi atteggiamenti sopra le righe. Un tentativo quasi puerile, dal punto di vista criminale. Ma vai a sapere... la vita a volte fa giri tortuosi, imbocca strade impensabili. Magari me la cavo, avrà pensato lui. E siccome il popolo del giudizio etnico-immediato non ha né tempo né voglia di capire, finisce che quel poveraccio rischia il linciaggio perché alcune decine di ragazzi si presentano sotto casa sua per fargliela pagare a modo loro. Ma sì... Basta con questo inutile spreco di tempo delle indagini! Che poi. Se anche fosse stato lui: veramente siamo arrivati al punto da organizzare squadre punitive via chat per fare «giustizia» sommaria?
Non è successo nulla perché il ragazzo è riuscito a barricarsi in casa e a chiamare il 112. E se invece la squadraccia lo avesse trovato per strada? Chissà che delusione, per i giustizieri, sapere che l’africano era soltanto il colpevole perfetto, portatore sano della «colpa» che per alcuni lo rende automaticamente credibile come criminale: è un extracomunitario. È tutto grave e preoccupante. Si può solo sperare che almeno questo abbaglio serva da lezione.
8 febbraio 2026
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