In una coppia è lecito chiedere se c’è sempre un posto per noi
Corriere della Sera - Cultura

In una coppia è lecito chiedere se c’è sempre un posto per noi

Domenica 20 settembre 2026
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La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Seconda'80 e Prompt29

Rosolino: «Nuotavo con le gambe bloccate e un secchio bucato legato in vita. Per merenda a scuola? Mela e carote»

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In una coppia è lecito chiedere se c’è sempre un posto per noi

di Candida Morvillo

La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Seconda'80 e Prompt29

Cara Candida, ho 46 anni e da sei sto con un uomo che ne ha 52. Quando ci siamo conosciuti, lui era divorziato da tempo. Dal matrimonio precedente ha due figli, ormai grandi, e con la ex moglie aveva mantenuto un rapporto civile, soprattutto per loro. Non li ho mai percepiti come una coppia ancora legata sentimentalmente. Poi, la sua ex moglie è morta. Da allora, lui è un’altra persona. Piange spesso, passa moltissimo tempo con i figli, ha ricominciato a guardare vecchie fotografie, racconta episodi del loro matrimonio che non avevo mai sentito. Una sera mi ha detto: «Era l’unica persona che conosceva quello che ero a vent’anni». Ho capito quello che intendeva, ma mi ha fatto male. Al funerale, sono rimasta un po’ indietro. Mi sembrava giusto che davanti ci fossero lui e i ragazzi. Da allora, però, mi sembra di essere rimasta lì: un passo indietro. Mi vergogno persino a scriverlo, perché questa donna è morta e io sono gelosa. Non del tempo che lui dedica ai figli, naturalmente. Sono gelosa del dolore che prova per lei. Mi domando se si possa soffrire così tanto per qualcuno che non si ama più. E, qualche volta, mi viene un pensiero ancora peggiore: se lei fosse rimasta viva, sarei stata davvero io la donna della sua vita? Non gli ho detto nulla perché non voglio essere meschina proprio adesso. Ma quanto tempo devo aspettare prima di chiedergli dove sono io, dentro tutto questo ?
Seconda’80
 
Cara Seconda’80, il dolore non è una classifica degli amori. Il tuo compagno può avere smesso da molti anni di desiderare quella donna come moglie e soffrire profondamente perché è morta. Con lei non perde soltanto un’ex: perde la madre dei suoi figli, la testimone della sua giovinezza, una persona che custodiva trent’anni di memoria della sua vita. Quando siamo stati tanto legati a qualcuno, continuiamo a leggere in quella persona qualcosa di noi, di quello che siamo stati e di quello che siamo diventati. La morte di una persona cara ci ricorda che nulla è permanente, nemmeno noi, e non tutti sono pronti ad accettarlo. Da qui il dolore, per l’altro e per sé. La morte di una persona cara ci ricorda che non abbiamo un tempo infinito per perdonarci gli errori che crediamo di aver fatto o i torti che riteniamo di aver subito, e per molti può essere doloroso riconoscerlo e trarne un insegnamento per il futuro. Perciò non leggere ogni lacrima come una dichiarazione d’amore retroattiva. Ma non condannare nemmeno la tua gelosia: tu non vuoi impedirgli di soffrire, hai paura di essere improvvisamente diventata marginale. Io credo che sarebbe meglio che non arrivasse mai il momento in cui devi chiedergli «la amavi ancora?». È una domanda alla quale, almeno adesso, probabilmente neppure lui saprebbe rispondere e che non aiuterebbe nessuno. Può invece arrivare il momento in cui gli dici che non vuoi togliergli niente di questo dolore, ma che hai bisogno di sentire che c’è ancora un posto per te. Sono due cose diverse. Non devi competere con una morta. E lui, per attraversare il lutto, non ha bisogno di perdere anche la donna che gli è accanto.

Meglio messaggi sbagliati ma veri quelli scritti con l’AI

Cara Candida, ho 29 anni e frequento da quattro mesi un ragazzo che mi piace moltissimo. Una delle cose che mi avevano conquistata erano i suoi messaggi. Non i soliti «che fai?» o faccine: scriveva cose spiritose, tenere, a volte persino bellissime. Ho pensato: finalmente un uomo che sa usare le parole. La settimana scorsa, dopo una piccola discussione, mi è arrivato questo messaggio: «Certo! Ecco una versione più affettuosa, spontanea e non troppo sdolcinata:». Sotto, seguiva una meravigliosa dichiarazione sulla nostra relazione. Gli ho telefonato pensando che fosse uno scherzo. Non lo era. Ha ammesso che da quando ci conosciamo usa l’intelligenza artificiale per «sistemare» qualche messaggio che mi manda. Dice che i pensieri sono suoi, ma che lui scrive male e l’AI lo aiuta a esprimerli. Gli ho chiesto quanti. Ha risposto: «Quelli importanti». Ora, ogni volta che ricevo qualcosa di romantico, invece di emozionarmi mi domando quale fosse il prompt. L’altra sera mi ha scritto: «Mi manchi». Due parole, senza virgole né metafore. È stato il messaggio che mi è piaciuto di più da quando lo conosco. Sono antiquata se pretendo che il mio fidanzato sbagli almeno da solo le dichiarazioni d’amore ?
Prompt29
 
Cara Prompt29, assolutamente no. In amore, qualche errore di sintassi è una garanzia di autenticità. Non processerei però il ragazzo per frode sentimentale. Se pensa «mi manchi da morire» e chiede all’intelligenza artificiale di aiutarlo a non scrivere «mi manki tvb», il sentimento resta suo. È diverso se delega anche quello: «Inventami qualcosa di romantico perché stasera non provo niente». Il guaio è che, perfezionando le parole, ha tolto proprio ciò che in amore le rende preziose: l’impronta di chi le scrive. Una frase goffa scelta da lui racconta più di una dichiarazione impeccabile prodotta su richiesta. Certo, se lui ti avesse scritto solo frasi goffe, ti piacerebbe di meno. Le parole sono importanti perché esprimono ciò che pensiamo, e il modo in cui le scegliamo racconta anche come organizziamo quello che abbiamo dentro. Puoi provare a imporgli di usare l’AI solo per le mail al condominio. Puoi dirgli che ti va bene un messaggio brutto, e se contiene un refuso, ancora meglio. Però, a questo punto, potrai capire se ti piace ancora solo alla prova del vis-à-vis.

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20 settembre 2026 ( modifica il 20 settembre 2026 | 08:17)

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