Madeline Cash: «La mia America di pecorelle smarrite. Dai ricchi che vogliono fermare la morte alle famiglie disfunzionali»
Corriere della Sera - Cultura

Madeline Cash: «La mia America di pecorelle smarrite. Dai ricchi che vogliono fermare la morte alle famiglie disfunzionali»

Domenica 20 settembre 2026
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La giovane autrice presenta il primo romanzo (in Italia uscito per Feltrinelli): «La paranoia assume forme diverse nei vari personaggi. È anche una critica al capitalismo e all'idea che anche il materiale biologico abbia un prezzo»

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Madeline Cash: «La mia America di pecorelle smarrite. Dai ricchi che vogliono fermare la morte alle famiglie disfunzionali»

di Paolo Morelli

La giovane autrice presenta il primo romanzo (in Italia uscito per Feltrinelli): «La paranoia assume forme diverse nei vari personaggi. È anche una critica al capitalismo e all'idea che anche il materiale biologico abbia un prezzo»

Non credo esista una famiglia perfetta e bisogna mettere in discussione questa idea: non importa quanto una famiglia possa “sembrare” buona o normale». Il punto è chiaro e lo inquadra, con queste parole, Madeline Cash. Statunitense, classe 1996, lavora come editor a «Forever Magazine» ed è autrice della raccolta Earth Angel. 
Ora esordisce con il suo primo romanzo Pecorelle smarrite (Gramma Feltrinelli), che presenterà lunedì nelle due sedi del Circolo dei lettori, prima a Novara (ore 18), con Rosario Pellecchia, e subito dopo a Torino (ore 21), dove dialogherà con Teresa Ciabatti e Martino Gozzi. 

Al centro c’è la famiglia Flynn, che vive in una città affacciata sull’Alabaster Harbor, con il padre, Bud, che lavora al porto mentre la moglie e le tre figlie, a modo proprio, si confrontano con le loro questioni personali legate all’identità sociale. La figlia più piccola, Harper, per caso scopre delle attività illecite condotte da Paul Alabaster, ma si rifiuta di accettare «le cose così come sono».

Madeline Cash, come nasce l’idea?
«Da una certa versione del sogno americano. Ho pensato al matrimonio, alla coppia, cercando di andare più in profondità».

La famiglia Flynn appare disfunzionale ma forse è la più sana. Mette in discussione l’idea di “famiglia normale”?

«Certo. Sono cresciuta in una situazione famigliare piuttosto tipica. Nel libro volevo affrontare una nuova idea di famiglia, che avesse a che fare più con quel detto che “per crescere un bambino serve un villaggio”. L’immagine perfetta dei genitori e dei figli ideali è davvero necessaria per essere felici?».

Harper è considerata paranoica ma poi ha ragione quasi su tutto. Pensando all’America di oggi e all’Europa, qual è il limite fra complottismo e intuizione?
«La paranoia assume forme diverse nei vari personaggi. Quando qualcosa sembra funzionare tendiamo a non metterlo in discussione. Questi personaggi vedono qualcosa di strano e seguono delle tracce, ma il confine tra assurdità, realtà e complotto è sottile. Le connessioni più strane nascono dal nostro bisogno di credere in qualcosa di apparentemente incredibile».

Sentiamo di persone ricchissime che spendono molti soldi per restare giovani. Anche il “cattivo” Alabaster?

«Quando hai tanti soldi pensi di poter comprare tutto, ma la morte non si può controllare. Volevo prendere in giro l’idea folle di questo miliardario che cerca di vivere per sempre (con rituali assurdi e pericolosi, ndr). C’è anche una forte critica al capitalismo e all’idea che tutto, anche il materiale biologico, possa avere un prezzo. In America ci sono molti uomini come lui, è questo che rende il libro assurdo ma non troppo distante dalla realtà».

Catherine Flynn pensa che la maternità le abbia impedito di diventare un’artista, Bud sembra cattivo ma non lo è. Perché questo dualismo?

«I figli possono diventare il più grande progetto artistico, ma la questione è legata alla sua identità: essere madre non la completa. Bud vuole vivere la sua vita, vuole proteggere la sua famiglia (sceglie di tacere di fronte a un fatto grave di cui è testimone, ndr) e la “banalità del male”, anche se non pensavo ad Hannah Arendt, riguarda il modo in cui qualcosa di sbagliato può diventare ordinario. L’idea è che non si funzioni davvero come una comunità globale, ma si finisca spesso per essere egoisti».

Chi sono le “pecorelle smarrite”?
«Tutti. Gli agnelli si muovono in gregge, seguono gli altri e non sempre sanno perché. Vale anche per Alabaster. Hanno bisogno di regole e mi interessa metterle in discussione: interrogo le nostre percezioni e il modo in cui funzionano le cose».

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