Il caos per farci dubitare di noi stessi
Il caos per farci dubitare di noi stessi
di Aldo Grasso | 20 settembre 2026I tuoi preferiti
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Alla guerra piace aggettivarsi: fredda, asimmetrica, psicologica, asettica, persino santa. Per non presentarsi in divisa, ora si fa chiamare «ibrida».
La definizione è ormai familiare: sabotaggi, attacchi informatici, disinformazione, interferenze elettorali, infrastrutture colpite nell’ombra. Non serve dichiarare guerra: basta creare abbastanza caos perché una società cominci a dubitare di sé stessa. Chi ha sabotato? Chi ha hackerato? Chi ha mentito?
È questa la genialità perversa della guerra ibrida: non mira soltanto a colpire, ma a confondere il colpito. Non distrugge necessariamente un ponte; distrugge la fiducia di chi deve attraversarlo. Non deve convincerci di una bugia: le basta farci dubitare della verità.
E qui l’etimologia regala una feroce ironia. «Ibrido» viene ricondotto al greco hybris, la tracotanza, l’eccesso di chi oltrepassa il limite. Solo che oggi il limite non viene oltrepassato: viene divelto.
La Russia porta questa strategia anche nel cuore dell’Europa, Italia compresa, mentre noi continuiamo a cercare il confine rassicurante tra guerra e pace, tra difesa e diserzione, tra propaganda e informazione.
Forse è proprio questo il paradosso: la guerra ibrida è più efficace quando noi continuiamo a chiamarla così perché ci spaventa molto di più dire guerra. Senza aggettivi.
20 settembre 2026
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