Quando la politica ha paura
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Quando la politica ha paura

Sabato 19 settembre 2026
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Essere all’altezza delle sfide. I leader nazionali ed europei dovrebbero avere più coraggio

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Quando la politica ha paura

Mario Monti | 19 settembre 2026

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Nel timore di indisporre il presidente degli Stati Uniti, la Commissione europea ha aspettato più di un anno prima di proporre al Canada un’alleanza che (senza lo status di Paese associato, peraltro di dubbia fattibilità) avrebbe potuto promuovere non solo con il Canada ma con tutti quei Paesi che, pur senza manifestare ostilità a Trump, non intendono seguirne l’esempio nell’attaccare lo stato di diritto, il multilateralismo, la lotta contro il cambiamento climatico.
Il primo ministro canadese Carney, ben più esposto dell’Europa alle ritorsioni di Washington, ha avuto più dignità e coraggio di noi.
In quei Paesi europei che più di tutti — dato il loro passato non lontano — si dovrebbe temere un ritorno, magari in forme nuove, al nazismo o al fascismo, la Germania e l’Italia, si ha l’impressione che la resistenza contro quei possibili ritorni sia forte in termini di sdegno, di allarme, di critica aspra verso i movimenti nazionalisti estremi (oggi soprattutto di destra, a volte però con incarnazioni anche a sinistra). Ma che la resistenza non sia sempre coerente per quanto riguarda l’azione politica.

In Germania, le forze diverse da AfD l’hanno sì contrastata con un compatto «cordone sanitario». Ma la principale di esse, la Cdu/Csu, che ha avuto grandi meriti nella costruzione dell’Europa (basta pensare ad Adenauer e a Kohl), da parecchi anni ha praticato una politica ambigua. Per evitare che il Ppe, la sua proiezione europea, perdesse peso nel Parlamento europeo, ha tenuto a lungo il partito di Orbán dentro il Ppe. Negli ultimi anni, poi, il Ppe ha in qualche modo «inseguito» l’AfD, spostando l’asse delle politiche europee in una direzione simile a quella dei partiti sovranisti.

Se la Ue non ha saputo mettere in opera politiche capaci di dare più crescita e sollievo economico-sociale a quelle fasce di popolazione che ora, disperate, guardano ai nazionalisti capaci se non altro di illuderle, è anche perché i governi di Germania e Italia, pur professandosi favorevoli all’integrazione europea, hanno spesso preferito accontentare i loro sostenitori nazionali, di solito attraverso cinquanta sfumature di protezionismo. Salvo lamentarsi poi, quei governi e con essi le organizzazioni degli industriali, perché i rapporti Draghi e Letta restano per anni sulla carta.
In Italia, poi, si assiste oggi a un fenomeno unico. Un nuovo partito, Futuro Nazionale, fondato da un ex generale, ha di fatto preso il potere. Con un golpe? Con un reggimento d’assalto paracadutisti? No, semplicemente per il timore, misto a terrore, che l’ex generale suscita nel mondo politico.
Il timore, penso giustificato e condiviso da molti cittadini, è che un’ampia affermazione di quel partito metterebbe in realtà l’Italia sulla strada del suo «passato nazionale», e non della stagione più gloriosa e costruttiva di quel passato. Il terrore, nei partiti della maggioranza ma non solo, è che quella nuova forza politica sottragga moltissimi voti.

La reazione della politica è quella di un formicaio aggredito. Ma senza l’ordine con il quale le formiche reagiscono agli imprevisti, bensì con una serie di reazioni confuse: demonizzazione, inseguimento, deposizione delle armi.
Si cerca soprattutto di demonizzare il nuovo partito e il suo fondatore parlandone di continuo, erigendolo così a protagonista assoluto della scena nazionale e facendolo salire nei sondaggi. Lo si insegue: si cerca di contenere il suo appeal sugli elettori cercando di anticipare oggi quel che egli promette per domani. In questo senso, è già al potere. Si pensa che, se arrivasse al potere, largheggerebbe nel dare denaro ai cittadini (che se poi si ritrovasse al governo in Germania i colleghi di AfD, altro che largheggiare...)? Allora viene l’idea, in quattro e quattr’otto, di abolire il bollo auto: geniale.

E si depongono le armi. Chi è convinto, come lo sono io, che il futuro dell’Italia sarebbe infausto se prevalessero le posizioni di Futuro Nazionale dovrebbe cercare di spiegare ai cittadini, soprattutto ai suoi potenziali elettori, quali sarebbero le conseguenze concrete, per loro, di politiche di quel tipo. Invece, la pura demonizzazione o, peggio, la demonizzazione con inseguimento, equivale a un disarmo. Ma un disarmo di se stessi, delle idee che si vorrebbero difendere, non un disarmo dell’avversario.

A me è capitato di incontrare Roberto Vannacci e di avere con lui un dibattito, al quale non mi sono sottratto. È stata un’occasione utile. Anzitutto perché ho letto il programma di Futuro Nazionale. Non ho l’impressione che chi demonizza Vannacci l’abbia letto. È una lettura che raccomando a chi voglia combattere a ragion veduta le posizioni dell’ex generale. Offre una base molto solida per dimostrare che molte sue proposte non potranno essere attuate. Di quelle che potrebbero esserlo, la gran parte avrebbe effetti pesantemente nocivi, a cominciare da quelle fasce di popolazione che oggi sono comprensibilmente inferocite e che potrebbero essere attratte dalle soluzioni illusorie del generale.
È possibile sperare che la politica, nella maggioranza e nelle opposizioni, si mostri all’altezza della sfida?

19 settembre 2026

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