Antonia Arslan e il film sulla sua vita: la scrittrice tra storia e privato, una narrazione inedita che parla ai giovani
Voce del «Paese perduto» e autrice best-seller si racconta per la prima volta:
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Antonia Arslan e il film sulla sua vita: la scrittrice tra storia e privato, una narrazione inedita che parla ai giovani
di Matteo StrukulVoce del «Paese perduto» e autrice best-seller si racconta per la prima volta:
Perché un film su Antonia Arslan? Perché era necessario. Perché andava restituito al grande pubblico il ritratto di una delle autrici più importanti di questo secolo. Perché Antonia Arslan è la voce del Paese Perduto, l’Armenia, e di un popolo sterminato attraverso un genocidio, sempre negato dai responsabili, e di cui si sapeva poco o nulla. Antonia Arslan è un’incantatrice. L’ho incontrata due anni orsono, in occasione di Chronicae il Festival Internazionale del Romanzo Storico di Piove di Sacco e da allora mi ha stregato: la sua voce profonda e magnetica, i modi squisiti, l’eleganza della sua persona. Da molto prima, però, era per me riferimento letterario.
Amore della verità
Il suo stile è colto, affascinante, colmo di malia, capace di evocare il fatto reale, ammantandolo però dei tratti fantasticanti del «c’era e non c’era» delle fiabe armene, pronto a indagare le pieghe della Storia senza mai rinunciare all’epica tragica e al lirismo commovente dei rapsodi. Antonia Arslan ha firmato uno straordinario complesso d’opere, ridisegnando le coordinate letterarie del romanzesco, senza mai rinunciare all’amore di verità, al profondo valore sociale ed umano, al racconto emozionante della sua adorata Armenia.
La sua produzione ha al centro il romanzo La Masseria delle Allodole, divenuto film per la regia dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani, opera cardinale del grande racconto del genocidio armeno, poi proseguito con La Strada di Smirne e Il Rumore delle Perle di Legno, ideale trittico che, a mio modo di vedere, sta alla pari con saghe come La Chimera di Sebastiano Vassalli e La lunga vita di Marianna Ucrìa di Dacia Maraini.
Come in alcuni grandi romanzi di Émile Zola, Antonia Arslan ha tracciato con pagine sublimi l’affresco di un lutto collettivo, ma anche la straordinaria eredità culturale e umana di un popolo intero. Un tale impegno letterario e accademico in qualità di professoressa ordinaria di letteratura italiana all’Università di Padova, ha restituito alla luce una galleria straordinaria di personaggi e vicende, tragiche e avventurose insieme, oltre all’appassionato temperamento narrativo in grado di evocare le inquietudini, le fragilità, gli orrori e le passioni sottese ai corsi e ricorsi della Storia. La memoria romanzata si è fatta, in lei, strumento di resistenza, quasi a ricordarci quanto la letteratura sia portento nelle mani di lettrici e lettori, prodigio di conoscenza ed emozione, rivendicando nelle proprie pagine, la lezione di Victor Hugo e Alexander Pushkin.
Le riflessioni
Mai le sue storie sono state dedicate ai pochi, in una versione esclusivista della cultura, si sono invece aperte al pubblico che tanto le ha restituito in termini di affetto e gratitudine. Questo perché, in ciò che Antonia scrive e dice, vibrano l’integrità e la purezza dei grandi autori, quelli che invece di preoccuparsi di autobiografismo e piccole vicende quotidiane, puntano a plasmare cicli letterari capaci di divenire storie universali, in grado di scavalcare i confini nazionali e diventare momento di riflessione per lettrici e lettori dei tanti Paesi che compongono questo mondo.
Pensieri a gratitudini
Ascoltare Antonia, che ha consacrato la propria vita alla lettura e alla letteratura, è per me motivo di gioia, stimolo continuo per la mia professione di romanziere anche perché in lei non v’è mai l’atteggiamento di chi impartisce lezioni, ma sempre quel piacere nel condividere il segreto della felicità con quanti siano disposti a divenire suoi alleati. Ecco perché, oggi, il mio pensiero e la mia gratitudine vanno alle donne che con coraggiosa determinazione hanno realizzato questo docufilm: Francesca Visentin, che ne è l’anima, lo ha voluto, ideato e scritto insieme a Silvia Gorgi, Giulia Belluco che lo ha girato e prodotto. Infine grazie, soprattutto, ad Antonia Arslan che ci ha accolto nella sua casa, nel suo mondo, nel suo altrove letterario.
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