Sagre di fine settembre: dai ciccioli alle crescentine, fino al tartufo, così in Emilia-Romagna si abbraccia l'autunno
Dal 19 al 27 settembre la regione sembra apparecchiare una lunghissima tavola che dalla pianura sale sull’Appennino e arriva fino alle Valli di Comacchio
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Sagre di fine settembre: dai ciccioli alle crescentine, fino al tartufo, così in Emilia-Romagna si abbraccia l'autunno
di Maria Vittoria MelchioniDal 19 al 27 settembre la regione sembra apparecchiare una lunghissima tavola che dalla pianura sale sull’Appennino e arriva fino alle Valli di Comacchio
L’estate finisce, almeno sul calendario. A tavola, in Emilia-Romagna, il cambio di stagione dura invece due fine settimana. Comincia con il Lambrusco e le pere, passa per rane, ciccioli, anolini e salamina e finisce tra vendemmia, porcini, tartufi e anguille. Dal 19 al 27 settembre la regione sembra apparecchiare una lunghissima tavola che dalla pianura sale sull’Appennino e arriva fino alle Valli di Comacchio. E racconta anche quanto bastino pochi chilometri per cambiare lingua oltre che ricetta: quella pasta fritta che a Piacenza diventa torta fritta, a Modena gnocco fritto e a Bologna crescentina, sull’Appennino modenese si trasforma persino nella chersenta. Sono gli ultimi tavoli all’aperto dell’estate e i primi profumi dell’autunno, con feste che in alcuni casi hanno più di mezzo secolo di storia, ricette nate nelle cucine contadine e prodotti poveri diventati specialità. E con qualche incursione insospettabile nella storia: perché tra un ranocchio fritto e un piatto di anguilla può saltar fuori perfino Sigmund Freud.
A Montiano, nel Cesenate, fino a domenica 20 settembre si celebra la trentesima Sagra del Cicciolo, insieme alla 34esima edizione di Montiano in Vita. Qui la curiosità è il cappelletto al cicciolo, ricetta che racconta perfettamente la cucina di recupero romagnola: quando la carne fresca era un lusso, nel ripieno entravano i ciccioli del maiale insieme a ricotta, Parmigiano Reggiano e noce moscata. Oggi vengono serviti con burro, salvia e scorza di limone. Dal 2024 la manifestazione ha ottenuto dall’Unpli il riconoscimento di “Sagra di Qualità”; domenica, accanto agli assaggi, sono previste anche la pigiatura dell’uva e una dimostrazione di preparazione dei cappelletti.
Di tutt’altro genere il Food Trucks Festival di Crevalcore, nel Bolognese, fino a domenica: la sagra si mette le ruote e alla cucina delle rezdore sostituisce quella dei camioncini, con street food, musica e specialità preparate nelle cucine itineranti. È la versione contemporanea di un rito che, in fondo, resta lo stesso: ritrovarsi in piazza per mangiare. In Romagna c’è invece un paese che ha fatto del ranocchio quasi una dichiarazione d’identità.
Conselice, nel Ravennate, è “e paes di ranòcc”, il paese dei ranocchi, ai quali è stato dedicato persino un monumento. Dal 17 al 21 settembre torna la Sagra del Ranocchio, arrivata alla 53esima edizione. Nata nel 1973, affonda le proprie radici nella storia di un territorio di risaie, canali e zone umide dove le rane erano abbondanti e costituivano anche una risorsa alimentare per le famiglie meno agiate. Oggi oltre cento volontari le trasformano nei piatti della festa: risotto alle rane, rane fritte e al sugo, accanto ai classici della cucina romagnola.
A Cortemaggiore, nel Piacentino, dal 18 al 20 settembre protagonista è invece l’anolino magiostrino, variante locale di uno dei grandi primi piatti emiliani. Il Festival dell’Anolino anima Piazza Patrioti tra tavolate, musica e pasta ripiena e domenica mette alla prova anche l’abilità dei cuochi casalinghi con una gara di preparazione condotta dallo chef Daniele Persegani.
Nel Modenese il bicchiere, naturalmente, è di rosso frizzante. A Sorbara di Bomporto fino a domenica c’è la Festa del Lambrusco di Sorbara, dedicata al vino che porta il nome della frazione e che è diventato uno dei simboli enologici della pianura modenese. Un modo per salutare l’estate proprio mentre nei vigneti entra nel vivo il tempo della vendemmia. Bologna, invece, per tre giorni si inventa persino il mare.
Dal 18 al 20 settembre sotto la Tettoia Nervi di Piazza Lucio Dalla torna Lungomare Bologna, con cucina marinara, street food, mercatini, concerti e iniziative per le famiglie. Il lungomare, naturalmente, non c’è: l’idea è proprio quella di portarne atmosfera e sapori nel cuore della città, all’interno della programmazione DiMondi.
A San Venanzio di Galliera, sempre nel Bolognese, il simbolo della pianura è un frutto che negli ultimi anni ha attraversato stagioni difficili. Dal 18 al 20 settembre la settima edizione di La Pera a Galliera celebra la pericoltura locale e il mondo agricolo, con produttori, mezzi agricoli, auto e moto d’epoca e un gioco di parole praticamente inevitabile: gli “a-PERI-tivi”.
Scendendo verso Ferrara le porzioni si fanno più robuste. A Mirabello di Terre del Reno prosegue la Sagra della Cotoletta Mirabellese, mentre a Madonna Boschi di Poggio Renatico comincia la Sagra della Salamina da Sugo al Cucchiaio, destinata a proseguire anche nei fine settimana successivi. Il paese conta poche centinaia di abitanti ma alla sua specialità ha dedicato addirittura un monumento. La salamina richiede una lunga stagionatura, almeno nove mesi, prima di finire nel piatto con quella consistenza morbida che spiega il “al cucchiaio” del nome.
A Mezzolara di Budrio la Fiera della Cipolla ha invece l’età delle manifestazioni storiche: è arrivata alla 66esima edizione ed è legata alle celebrazioni di San Michele Arcangelo. Si svolge nei fine settimana del 18-20 e del 25-28 settembre, con lo stand gastronomico a Villa Rusconi. Poi c’è l’eterno atlante linguistico della pasta fritta.
A Villanova sull’Arda, nel Piacentino, nei weekend del 18-20 e 26-27 settembre è torta fritta. Basta però spostarsi verso Modena perché diventi gnocco fritto e arrivare nel Bolognese per sentirla chiamare crescentina. Cambiano nome, qualche dettaglio della preparazione e soprattutto le rivendicazioni campanilistiche; resta la sua destinazione naturale, un vassoio di salumi. Intanto sull’Appennino l’autunno è già arrivato.
A Querciola di Lizzano in Belvedere, sabato e domenica, torna Tutti pazzi per la Patata, con il tubero utilizzato dall’antipasto fino al dolce. A Castel del Rio il protagonista diventa invece il tartufo, mentre a Sant’Annapelago di Pievepelago, nel Modenese, il 19 e 20 settembre si tiene la sedicesima Festa del Fungo Porcino e dei prodotti tipici dell’Appennino Tosco-Emiliano. Qui non ci si limita a mangiare: ci sono mostra micologica, escursioni, mercatini e perfino la gara per eleggere il porcino più pesante.
Passato il primo weekend, il calendario non si svuota. Anzi, dal 25 settembre i sapori diventano ancora più autunnali. A Novafeltria, nel Riminese, la Festa della Vendemmia e dei Frutti d’Autunno recupera una vecchia tradizione contadina: l’uva arrivava in paese sui carri addobbati, trainati da buoi e muli, e veniva pigiata nei tini. Oggi quel rito viene ricostruito con il corteo in abiti contadini, la pigiatura a piedi nudi e l’apertura delle antiche cantine.
A Fabbrica di Imola, dal 25 al 27 settembre, la tredicesima Sagra della Lasagna e del Sangiovese mette insieme due istituzioni regionali che non hanno bisogno di molte presentazioni. Lasagne, tagliatelle al ragù e altri piatti della tradizione vengono accompagnati dal vino romagnolo per eccellenza.
Salendo di nuovo verso l’Appennino modenese, il 26 settembre Pievepelago ospita la Sagra delle Tre Farine, mentre a Sestola, il 26 e 27, torna La Fola dla Chersenta. Ed ecco che la nostra pasta fritta cambia ancora nome: chersenta nella parlata della montagna modenese. A Tolè di Vergato, domenica 27, tocca invece alla Sagra della Patata, altro prodotto semplice della cucina montanara trasformato in protagonista di una giornata di festa. Ma il gran finale porta fino all’acqua.
A Comacchio il 26 settembre comincia la Sagra dell’Anguilla, arrivata alla 28esima edizione e in programma per tre fine settimana fino all’11 ottobre. Qui l’anguilla non è soltanto una specialità gastronomica: è parte della storia delle Valli e della città. Il percorso della festa attraversa il centro storico e arriva alla Manifattura dei Marinati, dove nella grande Sala Fuochi sopravvive la lavorazione tradizionale, con le anguille infilate negli spiedi e arrostite davanti ai grandi camini. E quest’anno tra le anguille compare un personaggio piuttosto inatteso: Sigmund Freud. Da giovanissimo, nel 1876, il futuro padre della psicoanalisi trascorse un periodo alla stazione zoologica di Trieste studiando proprio questi animali e cercando, senza successo, di risolvere uno dei grandi enigmi scientifici dell’epoca legati alla loro riproduzione. La sagra gli dedica un percorso, mentre l’apertura gastronomica è affidata allo chef Igles Corelli con una cena alla Manifattura dei Marinati.
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19 settembre 2026 ( modifica il 19 settembre 2026 | 12:25)
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