Il ricambio
Il ricambio
di Massimo Gramellini | 19 settembre 2026I tuoi preferiti
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Giunto alla tenerissima età di 96 anni, il leggendario finanziere Warren Buffett ha ritenuto fosse giunto il momento di lasciare spazio alle nuove generazioni. In un mondo volatile come quello dei soldi, servono prontezza di riflessi e sguardi freschi, a costo di pagare un tributo iniziale all’inesperienza. Perciò Buffett non ha voluto sentire ragioni. Per lui era arrivato il momento di cambiare, e ha lasciato la presidenza del suo colosso da un trilione di dollari al figlio Howard: settantuno anni (e dieci mesi).
Howard fu designato nel 2011, ma all’epoca era ancora un imberbe cinquantaseienne, così papà Warren si è preso un altro po’ di tempo — 15 anni — per preparare gli scatoloni. Intanto il ragazzo si scaldava negli spogliatoi facendo il fotografo, il filantropo e persino lo sceriffo. La sua storia ricorda quella di Carlo d’Inghilterra, ma soprattutto quella di molti altri che non hanno neanche la consolazione di ingannare l’attesa con la ricchezza. Tra le tante rivoluzioni in corso, lo spostamento in avanti degli orologi esistenziali è una delle meno dibattute. Eppure, se siamo un tram su cui nessuno riesce più a salire, è anche perché nessuno vuole più scendere. Una notizia splendida — l’aumento del numero di anziani attivi e in salute — ha prodotto un effetto collaterale perverso. Il neopresidente Howard Buffett ha un figlio, Howard W. Buffett, che va per i 43 anni. Non sappiamo se scalpiti per la successione ma, considerato il precedente, ci verrebbe da dirgli, alla romana: «Howard W., magna tranquillo».
19 settembre 2026
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