Autostrade e futuro: una mostra alla Triennale di Milano
Plastici, disegni, progetti, fotografie rileggono il percorso di Autostrade per l’Italia: l’esposizione sulle infrastrutture che hanno unito il Paese. Un viaggio che guarda in avanti
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Autostrade e futuro: una mostra alla Triennale di Milano
di SIMONA BUSCAGLIAPlastici, disegni, progetti, fotografie rileggono il percorso di Autostrade per l’Italia: l’esposizione sulle infrastrutture che hanno unito il Paese. Un viaggio che guarda in avanti
Parte dell’allestimento della mostra «Italia in Movimento. Autostrade e futuro» alla Triennale di Milano dal 22 febbraio
Arrivando alla Triennale di Milano, entrando negli spazi della mostra Italia in Movimento. Autostrade e futuro, i visitatori vedranno sulla destra una foto del 1964 che ritrae l’allora presidente del Consiglio Aldo Moro insieme all’ingegnere Fedele Cova, il «padre» della cosiddetta Autosole. Entrambi sono immortalati davanti al plastico dell’imponente infrastruttura che avrebbe collegato il Nord e il Sud della Penisola. Quello stesso modello, conservato fino a pochi anni fa negli archivi di Autostrade per l’Italia, è stato restaurato, e accoglie il pubblico dell’esposizione, visitabile fino al 22 febbraio, promossa da Aspi, realizzata con il Maxxi - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, e curata da Pippo Ciorra con Angela Parente.
Pier Luigi Nervi con Melchiorre Bega, «Autogrill Motta, autostrada Limena-Padova», 1961-1964
Il plastico, lungo circa 13 metri, rende in parte l’idea di quella che fu una vera impresa simbolo del boom economico italiano: in soli otto anni portò alla costruzione di quasi 800 chilometri di strada a scorrimento veloce. Da qui parte il viaggio storico e culturale lungo i diversi territori regionali connessi dalle autostrade. Sul plastico aleggiano sospesi gli scatti realizzati dal fotografo o-landese Iwan Baan, che ha sorvolato le principali infrastrutture autostradali sul territorio nazionale, restituendone un quadro composito, a colori e in bianco e nero. Nell’allestimento le immagini seguono l’orientamento del modello in legno e gesso: disposte su due lati, le foto di Baan, artista celebre per la sua capacità di far dialogare le architetture con il contesto, ripercorrono il versante tirrenico e quello adriatico, mostrando i diversissimi paesaggi che caratterizzano l’Italia: dal viadotto Omero Fabriani, sull’A16 Napoli-Canosa, al viadotto Aglio sulla A1 Milano-Napoli (del quale è presente in mostra un modello in legno, prestato dal Politecnico di Torino). Si va dalla zona vicino ai laghi, sulla A9 Lainate-Como-Chiasso, a quella sul mare, come il nodo di San Benigno a Genova, fino alle viste pianeggianti dello svincolo Ponzano Romano, passando per quelle più montuose del viadotto Poggettone, entrambe sulla A1 Milano-Napoli.
Studio BBPR, «Studi per autostrade», 1971-1988 (Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti, Alberico B. di Belgiojoso)
L’esposizione che approda alla Triennale è la terza tappa di un itinerario partito dal Maxxi, a Roma, nel 2024, in occasione del centenario dell’apertura del primo tratto autostradale in Italia, passando poi per uno spazio all’interno del 46° Meeting di Rimini e arrivando infine a Milano nei giorni in cui si svolge l’Olimpiade invernale: «La mostra riunisce i lavori di grandi progettisti che hanno operato — e continuano a operare — intorno all’autostrada, le opere di importanti fotografi contemporanei e le visioni di chi immagina il futuro delle infrastrutture» spiega Ciorra. Alle fotografie di Baan si affiancano infatti illustri progetti di importanti architetti. Tra questi, ad esempio, il Motel Agip, mai realizzato, che sarebbe dovuto sorgere in un’area di sosta a Settebagni, pensato da Mario Ridolfi nel 1968. Una torre di dieci piani dalla forma a stella a dieci punte, simbolo di una sperimentazione che «si fa metafora della città stessa, instaurando un dialogo con l’idea di movimento: da un lato, la corsa incessante delle automobili lungo l’autostrada, dall’altro il movimento di torsione verticale della torre», come si legge in mostra. Alla Triennale è esposto anche il progetto del 1970 per una stazione di servizio Esso, firmata da Vittorio De Feo con Fabrizio Aggarbati, Carla Saggioro e Andrea Vigni, oltre a disegni dal 1971 al 1988 dello studio Bbpr. E ancora: idee e progetti di Melchiorre Bega, Pier Luigi Nervi, Costantino Dardi, Angelo Bianchetti e Gianugo Polesello.
Iwan Baan, «A4 Torino-Trieste, ponte sul Fiume Adda, 2024, courtesy di Autostrade per l’Italia
Il viaggio in auto non è costellato solo dalle stazioni di servizio ma anche dagli edifici delle industrie che a poco a poco sorgevano lungo le arterie stradali. «Nel percorso espositivo si può apprezzare l’evoluzione del paesaggio e delle sue architetture, in stretta relazione alla presenza dell’infrastruttura e collegata ai suoi servizi — spiega la curatrice Parente —. In mostra anche tanti disegni di progetto, foto e modelli, dall’archivio storico di Autostrade e dalle Collezioni del Maxxi Architettura, oltre che da studi di architettura e archivi, come ad esempio l’archivio storico del Touring Club, ente in cui, in quegli stessi anni, nascevano le carte automobilistiche. Siamo di fronte a un contesto in continuo mutamento, che si evolve. Le sue architetture vengono demolite e modificate, cambiano con l’evoluzione dell’infrastruttura stessa e degli usi e costumi di chi la vive e la attraversa». Nella sezione dedicata alle architetture lungo l’autostrada, anche i dettagli della chiesa di San Giovanni Battista, firmata da Giovanni Michelucci, a lui commissionata per commemorare i numerosi lavoratori che persero la vita durante la costruzione dell’A1. Infine, le tavole dell’illustratore e artista visivo Emiliano Ponzi, raccontano, tramite atmosfere sognanti e un’unica lunga strada, una possibile mobilità del futuro. La chiusura del cerchio tra quello che è stato e quello che sarà.
8 febbraio 2026 (modifica il 8 febbraio 2026 | 15:17)
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